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Mariella Rossi
Leggi i suoi articoliPalazzo Frisacco a Tolmezzo rende omaggio fino al primo novembre a Loreto Bertoli (Tolmezzo, 1933-2009), artista profondamente legato al territorio carnico. Intitolata «La poesia dello sguardo. Loreto Bertoli pittore di Illegio e dell’anima» e curata da don Alessio Geretti e Lucrezia Rossi, la mostra nasce dal percorso avviato lo scorso anno dal Comitato di San Floriano, che aveva anticipato la riscoperta dell’opera dell’artista invitando il pubblico a visitare la Chiesa della Conversione di San Paolo a Illegio, dove la pala centrale dell’altare porta la sua firma. Il percorso espositivo di Palazzo Frisacco accompagna ora i visitatori dentro l’universo di Illegio, frazione di Tolmezzo nel cuore della Carnia, il luogo in cui Bertoli ha vissuto e che ha alimentato l’intera sua ricerca pittorica. Nelle sue opere Bertoli ha raccontato Illegio, custode di una cultura nata dal rapporto stretto tra uomo, natura e montagna.
Nei suoi dipinti ha fissato l’identità della Carnia attraverso le case in pietra, i paesaggi, il lavoro nei campi, i mestieri artigiani e i gesti quotidiani di una comunità che per secoli ha conservato tradizioni e forme di vita proprie. Ma il suo sguardo si è rivolto soprattutto agli abitanti di questo borgo di poco più di trecento anime: volti e figure attraverso cui ha restituito la memoria umana di un territorio appartato, lontano dalle grandi trasformazioni urbane ma profondamente radicato nella propria storia. Il percorso espositivo, composto da oltre sessanta opere, si sviluppa attraverso otto sale tematiche che ripercorrono gran parte della produzione di Bertoli, mettendone in luce temi, influenze e linguaggio. Ogni sala affianca al suo lavoro un’opera di un protagonista dell’arte internazionale, creando un dialogo tra la ricerca dell’artista carnico e alcuni grandi interpreti del Novecento e della modernità, da Paul Gauguin a Carlo Carrà, da Giorgio Morandi a Jean-François Millet, da Oskar Kokoschka a Giacomo Balla, Pablo Picasso e Giorgio de Chirico. Le opere, provenienti da collezioni private, vengono presentate al pubblico per la prima volta. Questi accostamenti permettono allo spettatore di contestualizzare la produzione del pittore di Illegio e di coglierne le connessioni e le influenze che hanno accompagnato la sua formazione artistica. Bertoli arriva infatti alla pittura da autodidatta e vi si dedica completamente dopo gli studi all’istituto tecnico e l’esperienza professionale come designer. In mostra il suo universo prende forma attraverso paesaggi, ritratti, nature morte e scene di vita paesana. Le figure al lavoro nei campi o nelle stalle raccontano la quotidianità che ha segnato per generazioni la vita della Carnia. I ritratti diventano occasioni di indagine introspettiva sui sentimenti umani e, allo stesso tempo, uno studio sulla luce e sul colore. Le robuste note cromatiche, i tratti decisi e insieme delicati non si limitano a documentare una realtà locale in trasformazione, ma cercano l’anima e la poesia delle cose, dei luoghi e delle persone, rivelando in un piccolo lembo di mondo tutta la complessità e il mistero della vita.