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Anna Saba Didonato
Leggi i suoi articoliNel cuore della Valle d’Itria, a Ceglie Messapica, si rinnova la promessa di «Nucré», la rassegna di arte contemporanea firmata da Rita Urso e Arechi Invernizzi di Artopiagallery, Milano. Il titolo è un’espressione vernacolare, data dall’unione di due termini dialettali, nu e cré, che indicano «un domani», nel senso di promessa, speranza, futuro e trae spunto da una poesia di Pietro Gatti, poeta cegliese del secolo scorso. Il progetto promuove un dialogo tra arte contemporanea e territorio pugliese, suscitando riflessioni su luoghi, paesaggi e patrimonio culturale e antropologico. La V edizione della rassegna, intitolata «Quasi maturi», a cura di Elena Forin, visitabile dal 25 luglio al 23 agosto, è un suggestivo «viaggio sensoriale e poetico» che utilizza la frutta, il cibo, le colture come metafore «per approcciare urgenze critiche e ambientali, il rapporto tra sistema espositivo e di mercato, per rivedere la gerarchia del rapporto tra esseri vegetali, animali e umani, per avvicinare attraverso la natura, la poesia dell’umano. Per annusare il senso della crescita e quello della morte, per non dimenticare la magia e l’alchimia della trasformazione nella prospettiva preziosa del tempo», come scrive la curatrice. Il percorso nasce dal confronto con il territorio di Ceglie Messapica e, quest’anno, fa riferimento alla tradizione degli orti, anticamente annessi a molte abitazioni; allo stesso rigoglioso giardino, oggi privato, annesso al Castello normanno e caratterizzato da molteplici tipologie di varietà vegetali; al legame intenso della cittadina cegliese con la sua campagna, che rende possibile la sopravvivenza di un’antica cultura agricola. La manifestazione si articola in un percorso espositivo suddiviso in tre sedi, il Trullo Rubina e il Castello Ducale, sedi storiche della mostra, cui si aggiunge il ristorante Cibus, ubicato all’interno di un ex convento del XV secolo, in cui «i linguaggi [che spaziano dal disegno alla fotografia, dalla pittura all’installazione, dalla scultura al video, Ndr], gli autori, i temi e le prospettive temporali tendono a richiamarsi l’un l’altro, quasi in un moto perpetuo» in virtù di «un andamento quasi nomadico», spiega ancora Forin.
Accanto a nomi consolidati della ricerca come Gianfranco Baruchello, Piero Gilardi, Giorgio Morandi, Alik Cavaliere, Man Ray, si affiancano esempi dell’indagine internazionale come Shimabuku, Ingela Ihrmann, Glenda León, Alejandro Almaza Pereda, Daniel Spoerri e Marc Quinn. Alle sperimentazioni pittoriche di Eleonora Mariani, Andreas Zampella, Isabella Ponte, si uniscono quelle scultoree e antropologiche di Sissi, fino alle installazioni di Giuseppe De Mattia e di Angelo Filomeno, e alle figurazioni antropomorfe di Giuseppe Urso.
La rassegna artistica estiva è in costante crescita dal 2022 e ambisce ad ulteriori sviluppi futuri, impattanti sul territorio, come quello di fare del Trullo Rubina un centro per l’arte contemporanea. “Un presidio culturale capace di attrarre energie creative e stimolare il dibattito artistico, come spiega Rita Urso. «La presenza di alcune grandi sculture e di opere permanenti, che già costellano la tenuta, non è che il primo, significativo passo in questa direzione. L'obiettivo a lungo termine è strutturare un percorso espositivo permanente e diffuso, dove lo spazio aperto e il paesaggio stesso divengono parte integrante dell'opera d'arte, accogliendo residenze d'artista, laboratori e installazioni site-specific capaci di ridefinire il legame tra territorio e contemporaneità».