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Matteo Bergamini
Leggi i suoi articoli«Show de bola»: è un modo di dire brasiliano per indicare una situazione, traducibile con l’italiano «spettacolare» o, più prosaicamente, «che figata!». Eccoci all’edizione numero cinque di «Aberto» (fino al 31 maggio), l’iniziativa a cura di Filipe Assis, Claudia Moreira Salles e Kiki Mazzucchelli, che dal 2022 apre a San Paolo luoghi iconici dell’architettura attraverso l’interazione con l’arte contemporanea.
Dopo l’esperienza parigina del 2025 (nell’anno delle relazioni Brasile-Francia il progetto si era spostato eccezionalmente nella Maison La Roche, iconica casa dell’architetto Le Corbusier), quest’anno «Aberto» ha esagerato: nell’edizione più grande di sempre, non solo una serie di oltre 20 tra sculture e interventi diffusi sulla celebre Avenida Faria Lima, tra i quali segnaliamo le opere di Jarbas Lopes, Marcos Chaves, Regina Silveira o Afonso Tostes, ma anche l’apertura, per la primissima volta al pubblico, della celebre Casa Bola del visionario architetto Eduardo Longo (1942). Costruita manualmente tra il 1974 e il 1979, la Casa Bola occupa un angolo del quartiere Itaim Bibi, tra le ruas Amauri e Peruíbe: per arrivare all’iconica struttura il percorso inizia attraverso quello che naturalmente sarebbe un magazzino-garage, nonostante anche questo spazio sia di per sé un’architettura se non utopica certamente onirica, nella quale Longo promette di realizzare, nel prossimo futuro, una serie di esposizioni dedicate ai suoi amici artisti e architetti.
Una struttura su tre livelli, pavimenti-soffitti in rete metallica, dove in occasione della quinta «Aberto» trovano spazio le opere di oltre 40 artisti, la maggior parte delle quali inedite e concepite appositamente pensando a questa scultura abitabile, un po’ Jetson un po’ Flintstones, e a un ambiente dalle pareti argentate. Tra le proposte, si va dalla composizione del giovane Antonio Tarsis (che ha firmato una delle installazioni più complesse e riuscite dell’ultima Biennale di San Paolo) ai «padri» dell’arte contemporanea brasiliana degli ultimi decenni come Carlito Carvalhosa, Luiz Zerbini, Iole de Freitas, José Patrício, Marepe, e il già citato Jasbar Lopes insieme alle vedute di Fran Chang, Ze Tepedino e alle fotografie dedicate alla Casa Bola di Mauro Restiffe, alle sculture di Erika Verzutti, Sarah Lucas e Leonor Antunes, che accolgono i visitatori al piano terra della struttura, oltre a una sezione dedicata ai disegni d’architettura di Longo, curata da Fernando Serapião.
Una veduta interna di Casa Bola. Foto: Ruy Teixeira
Un attraversamento propedeutico al culmine del quale si arriva alla casa sferica, che lo stesso Longo abitò per più di quarant’anni con la sua famiglia e che, nella concezione dell’architetto, era il primo prototipo per veri e propri complessi abitativi composti da case bola disposte su una struttura a griglia: un’utopia che ancora oggi brucia del ricordo delle esperienze e delle teorie dei situazionisti italiani o di altri architetti come Oscar Niemayer o Lucio Costa, solo per nominare i due volti che diedero vita al «Plano Piloto» dell’iconica Brasília, un decennio prima della «Bola». Nel dettaglio, la sfera che compone la casa ha una dimensione di otto metri di diametro, e tutto è assolutamente costruito su misura, dal frigorifero alla zona lavanderia, utilizzando la tecnica dell’intonaco armato: tutto è dipinto dello stesso colore, bianco, e tutto invita al «gioco» degli spazi, comprendendo l’antica possibilità di utilizzare uno scivolo per tuffarsi in una piccola piscina, oggi trasformata in fontana. Una casa-labirinto, con tre camere da letto (ciascuna con il proprio bagno) e un salone principale nell’area superiore della sfera, con due divani a loro volta perfettamente modellati alla struttura della casa, al cui apice si trova un lucernario centrale. Dulcis in fundo, una cucina funzionale e una sala da pranzo: «All’epoca si trattava di una coscienza abbastanza universale, contro l’uso smisurato e incontrollato delle materie prime, con i risultati che vediamo oggi. La Casa Bola era nata in questa dimensione: nessun volume abitativo può essere più leggero di quello offerto da una sfera», dichiarava l’architetto, ispirato anche dalle costruzioni tradizionali mediterranee (principalmente della Grecia) per quelli che sono stati i suoi progetti (anche meno utopici) realizzati nel corso degli anni.
Ma c’è dell’altro, perché per l’occasione e grazie alla collaborazione di «Aberto» con Etel, che da oltre trent’anni produce il più iconico del design brasiliano, verrà messa in produzione una sedia firmata da Eduardo Longo (la stessa che si incontra in vari angoli della casa, dal tavolo di cucina all’angolo scrivania nelle camerette dei piccoli), i cui piedini sono avvolti da un sacchettino dal rivestimento morbido, antigraffio e per una maggiore stabilità, oltre a due nuovi progetti della designer Claudia Moreira Salles: il rilancio della poltrona Siri, in collaborazione con la pittrice Luísa Matsushita (a sua volta presente in quest’edizione della manifestazione), e la messa in produzione del tavolino d’appoggio «Aberto», che riprende il principio costruttivo del cavalletto lanciato nell’edizione inaugurale della mostra, nel 2022, durante «l’occupazione» proprio della casa che fu residenza di Oscar Niemayer, nell’area di Alto de Pinheiros. Un modo non solo per «festeggiare» i grandi maestri del progetto, ma anche per diffondere la loro eredità nell’attualità.
Sullo sfondo: Janaina Tschäpe, «Senza titolo (Bocaina)», 2026. In primo piano: Erika Verzutti, «Torre di Cacao con Notizia», 2025
Leonor Antunes, «Lygia #5, #6, #7, #8», 2019