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Gerhard Richter, «Overpainted Photographs»

© Gerhard Richter 2026

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Gerhard Richter, «Overpainted Photographs»

© Gerhard Richter 2026

La nuova stagione espositiva del LUMA di Arles

Mantenendo fede alla sua vocazione multidisciplinare, il museo di Frank Gehry punta su Gerhard Richter, Camille Henrot, Verena Paravel, Zaha Hadid e Julianknxx 

Luana De Micco

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Dal primo maggio LUMA Arles inaugura il nuovo ciclo di esposizioni della stagione 2026 allestite tra le gallerie della Tour progettata da Frank Gehry e nei locali industriali del Parc des Ateliers, ribadendo la vocazione della fondazione diretta da Maja Hoffmann a intrecciare arti visive, cinema, architettura e ricerca: «A un’epoca definita da rapidi sviluppi tecnologici e da realtà sociali in mutazione, gli artisti ci permettono di rallentare, di percepire diversamente e di confrontarci con ciò che spesso resta invisibile», sottolinea la fondatrice del centro culturale in un comunicato. 

Nella galleria principale della Torre, il LUMA accoglie, fino al 10 gennaio 2027, «Overpainted Photographs» di Gerhard Richter, uno dei nuclei più radicali della ricerca del 94enne pittore tedesco di Dresda: avviata alla fine degli anni Ottanta, la serie di piccole fotografie nasce da immagini private o vernacolari sulle quali l’artista interviene con pennellate di colore a olio che ne cancellano in parte il contenuto e ne alterano il valore documentario. L’opera finale si situa dunque in uno «spazio di ambiguità» tra il documento e l’astrazione. Figura centrale dell’arte europea contemporanea, Richter, che ha messo fine alla sua carriera di pittore nel 2017, ha lavorato per decenni sul rapporto fra rappresentazione e verità. 

LUMA presenta per la prima volta in Europa «In the Veins», ultimo film di Camille Henrot che ha contribuito a produrre e che nel 2026 è proposto anche al New Museum di New York (fino al 10 gennaio 2027). L’artista francese, classe 1978, Leone d’Argento a Venezia nel 2013, continua qui il suo lavoro sulle «circolazioni invisibili che regolano l’esperienza umana»: emozioni, credenze, desideri, narrazioni ereditate dalla propria cultura. Sullo sfondo della crisi climatica e delle incertezze che genera, il film intreccia psicologia, ecologia e antropologia, osservando la fragilità dei legami con l’infanzia e il mondo animale. 

Altro film inedito è «Delta», realizzato da Verena Paravel (fino al 31 marzo 2027), artista e regista francese legata al Sensory Ethnography Lab dell’Harvard University, nota tra l’altro per «Leviathan» (2012) e «De Humani Corporis Fabrica» (2022). I suoi lavori sono spesso presentati nei festival internazionali di cinema. Attraverso l’uso di dispositivi ottici e sonori sperimentali, per Arles Paravel ha girato nel delta del Rodano un’opera sensoriale dedicata alle forme di vita visibili e invisibili delle zone umide della Camargue. Come fa notare LUMA in una nota, nel paesaggio si intrecciano presenze animali, vegetali e umane, in cui i confini tra specie appaiono permeabili. 

Negli spazi della Galerie des Archives, sempre nella Torre di Gehry, la fondazione dedica un ampio capitolo a Zaha Hadid con «I Think There Should Be No End to Experimentation» (fino al 31 marzo 2027), sesto episodio degli Hans Ulrich Obrist Archives. A dieci anni dalla scomparsa dell’architetta angloirachena, la mostra riunisce i primi dipinti calligrafici, i quaderni progettuali e interviste video inedite del 2001 e del 2013. È in mostra anche «In Search of Incredible», ultima opera, realizzata su commissione, di Julianknxx, artista nato in Sierra Leone e attivo a Londra (fino al 10 gennaio 2027). Il suo lavoro, che combina poesia, film e performance, attingendo alla sua esperienza personale, esplora i temi della memoria, delle migrazioni e della diaspora africana, del sentimento di appartenenza e della trasmissione. La nuova opera pensata per Arles costruisce un «ambiente immersivo in cui convergono immagini, suoni e linguaggi». Nel complesso, come sottolinea il comunicato della fondazione, «il programma 2026 mette in dialogo un ampio ventaglio di pratiche alle prese con le urgenze e le possibilità del nostro tempo, dalla trasformazione tecnologica all’instabilità ecologica, fino alle questioni di identità, memoria e futuri collettivi. Spingendosi al di là del formato della mostra, include esperienze che trasformano il sito in un luogo di risonanze, presenza e scambio, dove l’arte visiva si mescola al suono, alla performance e agli eventi dal vivo». 

Verena Paravel, «Delta». © Faux Dimanche Films, MDAC Productions, Anna Lena Films, 2026

Luana De Micco, 01 maggio 2026 | © Riproduzione riservata

La nuova stagione espositiva del LUMA di Arles | Luana De Micco

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