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Stefano Luppi
Leggi i suoi articoliL’epoca barocca vide all’opera alcune artiste di grande rilievo, dalla pittrice Artemisia Gentileschi (1593-1654/56) alla scultrice della corte spagnola di Carlo II e di Filippo V Luisa Ignacia Roldán, «La Roldana» (1652-1706) fino all’«architettrice» Plautilla Bricci (1616-1705). Altrettanto significativa è stata, nel XVII secolo, la rappresentazione della figura femminile, come documenta la mostra «La virtù e la grazia. Figure di donne nella pittura barocca», dal 3 aprile al 28 giugno. Allestita presso La Galleria BPER, la rassegna si concentra sul valore visivo della donna attraverso una pluralità di «rappresentazioni» che ha anche il compito di spiegare tensioni spirituali, conflitti morali e trasformazioni sociali negli anni dell’età della Controriforma e più in generale del «Gran teatro del mondo», come il Barocco viene definito dall’opera teatrale di Pedro Calderón de la Barca (1600-81). Parliamo della rassegna modenese, che riunisce, tra gli altri, lavori di Guido Cagnacci, Ludovico Carracci, Rutilio Manetti, Domenico Piola, Sisto Badalocchio, Bartolomeo Manfredi e Valerio Castello, con la curatrice Lucia Peruzzi.
Che figura femminile si individua nella pittura prebarocca?
In generale la donna è una presenza continua nell’opera d’arte lungo i secoli, portatrice di valori profondi e paradigmatici che possono servire da intima riflessione e ammaestramento. Attraverso il mito, i testi sacri e la storia classica, gli artisti si sono spesso ispirati a lei per esplorare passioni, virtù e ferite dell’animo umano, ritraendola nello splendore della sua bellezza, nel turbamento dell’eros, ma anche nella sua forza morale. Dal Rinascimento, per «stringere» verso il periodo che più ci interessa, si afferma un nuovo modello di femminilità che prende ispirazione dalla riscoperta del mondo antico. Ancora oggi i nomi delle eroine classiche sono radicati nell’immaginario collettivo in quanto sinonimi di lealtà estrema, integrità morale, coraggio e senso del dovere: temi tratti dalle pagine di Erodoto, Tito Livio e Valerio Massimo che contribuiscono all’affermazione di una sempre più profonda consapevolezza del ruolo della donna che, da incantatrice e amica del diavolo come nel Medioevo, diventa «mulier virilis» capace di grandi e nobili atti.
Cambia qualcosa in epoca barocca?
È nel Seicento che la figura femminile emerge prepotente come vera protagonista: nella temperie del rinnovamento spirituale della pittura a cavallo tra XVI e XVII secolo, fondata sul principio di sincerità e verità in linea coi dettami della Controriforma, la sua storia diventa straordinariamente popolare come «exemplum virtutis». Qui gioca un ruolo fondamentale la letteratura, soprattutto i testi di biografie di donne virtuose, che hanno riverberi anche sulle rappresentazioni teatrali e musicali dell’epoca. La storia sacra ci mostra infatti donne dal passato irreprensibile o, se hanno conosciuto il peccato, redente e ritirate in una vita di preghiera ed emergono nell’arte sante di seducente bellezza. Con il loro sguardo estatico fanno leva sulle emozioni e conducono il fedele verso la devozione, in un continuo scambio tra sensualità e anelito mistico verso Dio. Sono queste contraddizioni a esaltare il fascino di tante tele a soggetto religioso che penetrano quasi con indiscrezione nei sentimenti più intimi per metterli poi sul palcoscenico del gran teatro barocco.
Può fare qualche esempio?
Quanto accennato viene declinato in vari linguaggi artistici, dall’arte figurativa alla musica, alla poesia, sempre in una miscela di sacro e profano. Maddalena, per esempio, è protagonista del bellissimo oratorio «La Maddalena ai piedi della croce», composto dal musicista modenese Giovanni Bononcini (1670-1747) con la dedica al duca Francesco II d’Este ed eseguito per la prima volta nel 1690. Giuditta invece compare nella «Galleria di Ritratti» del poeta Giovan Battista Marino nel ruolo di purissima interprete della volontà divina e, un secolo dopo, celebrata nella «Betulia Liberata» di Metastasio. Le donne del mito classico vengono riprese dai pittori che si rifanno alle Metamorfosi di Ovidio, pensiamo solo a Callisto, sedotta da Giove sotto false spoglie, che viene tramutata nella costellazione dell’Orsa Maggiore a ricordare ogni notte nel firmamento la sua storia. Europa, anch’essa rapita da Giove trasformato in candido toro e condotta a Creta dove darà alla luce Minosse, oltre a riprendere il tema della violenza, crea idealmente un ponte tra Oriente e Occidente. E ci sono poi le donne della Gerusalemme Liberata, penso ad Armida e Clorinda. A Modena tutto ciò lo ricordiamo tramite la pittura.
Com’è stata pensata la mostra di La Galleria BPER?
Esponiamo una quindicina di tele della collezione BPER, affiancate a prestiti di privati e istituzioni, quali il Museo Civico di Modena e la Biblioteca Estense Universitaria: opere che intrecciano arte, storia, immaginario sacro e poesia in un percorso a temi che si concentra sugli archetipi femminili in età barocca. Dalle figure di sante, vergini e martiri si passa alle pericolose passioni che, dietro al tono leggero della favola antica, nascondono seduzione ingannevole, pazienza, predazione erotica, inganni. Alle seduttrici ed eroine, donne forti uscite dall’antichità classica, fanno seguito i dardi d’amore che colpiscono le infelici protagoniste della Gerusalemme Liberata. L’immagine dell’allegoria, nella quale si riassume tutto il fascino mutevole della metafora barocca, conclude una galleria di straordinarie figure femminili che attraversano i secoli riscuotendo ancora una condivisione emotiva profonda che induce a una riflessione anche sul nostro presente. I pittori sono tra i più importanti: accanto agli artisti emiliani, tra i quali Ludovico Carracci, Massari, Cavedoni, Cagnacci, Tiarini, compaiono protagonisti della grande stagione barocca genovese come il Grechetto, Giovanni Andrea de Ferrari, Domenico Piola, Valerio Castello.
Domenico Piola, «Il ratto di Europa», 1670 ca, Genova, Collezione BPER