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Virginia Djurberg
Leggi i suoi articoliDal 18 settembre al 25 ottobre il Museo Bagatti Valsecchi di Milano ospita «Bertozzi & Casoni. Eterne e fragili presenze», mostra curata da Alberto Mattia Martini e realizzata in collaborazione con la Galleria Giovanni Bonelli. Il progetto si configura come un intervento site-specific che mette in relazione la ricerca del celebre duo emiliano con gli ambienti della storica casa-museo, trasformando le sale rinascimentali in uno spazio di confronto tra epoche, materiali e linguaggi.
Custode del sogno collezionistico dei fratelli Fausto Bagatti Valsecchi e Giuseppe Bagatti Valsecchi, che alla fine dell'Ottocento ricrearono una dimora ispirata alle residenze aristocratiche del Rinascimento lombardo, il museo diventa il contesto ideale per accogliere le opere di Bertozzi & Casoni. Le loro sculture iperrealiste non interrompono il racconto della casa, ma sembrano inserirsi naturalmente tra arredi, armature, dipinti e oggetti d'uso, instaurando un dialogo che mette continuamente in discussione i confini tra antico e contemporaneo, autenticità e artificio, permanenza e trasformazione.
Il percorso riunisce oltre trenta opere, una decina delle quali realizzate appositamente per questa occasione. Attraverso una tecnica ceramica di straordinaria precisione, Bertozzi & Casoni costruiscono immagini sospese tra attrazione e inquietudine: animali, nature morte, oggetti quotidiani e resti della società dei consumi diventano strumenti per riflettere sulla fragilità dell'esistenza, sul trascorrere del tempo e sulla tensione, sempre irrisolta, tra conservazione e decadimento.
Fin dalla fondazione del sodalizio artistico, avvenuta a Imola nel 1980, Giampaolo Bertozzi (1957) e Stefano Dal Monte Casoni (1961-2023) hanno contribuito a ridefinire il ruolo della ceramica nel panorama internazionale, emancipandola dalla dimensione dell'artigianato per affermarla come linguaggio pienamente contemporaneo. Radicata nella tradizione faentina, la loro ricerca ha saputo coniugare un virtuosismo tecnico fuori dal comune con una riflessione critica sulla società contemporanea, affrontando temi come il consumo, la memoria, la morte, la caducità e l'accumulo.
L'intervento contemporaneo non interrompe l'identità della casa-museo, ma ne mette in luce la natura di organismo vivo, capace di accogliere nuove narrazioni senza rinunciare alla propria memoria. La presenza delle ceramiche genera un sottile cortocircuito visivo: solo osservando con attenzione il visitatore distingue ciò che appartiene alla collezione storica da ciò che è stato introdotto dagli artisti. Il percorso espositivo richiama inoltre il tema della vanitas, reinterpretato attraverso un immaginario contemporaneo in cui abbondanza, consumo, spreco e deterioramento convivono nella stessa immagine. Ad accompagnare la mostra sarà un catalogo edito da Moebius, con contributi di Alberto Mattia Martini e di Aurora Ghezzi, Collection Manager del Museo Bagatti Valsecchi, che approfondisce il dialogo tra la ricerca del duo e l'identità della casa-museo.