Image

Verifica le date inserite: la data di inizio deve precedere quella di fine

Hans Op de Beeck, «Danse Macabre».

Credits Dominique Provost.

Image

Hans Op de Beeck, «Danse Macabre».

Credits Dominique Provost.

La Giostra macabra e immobile di Hans Op de Beeck prende vita in Toscana

Alla Tenuta Dello Scompiglio di Vorno (Capannori, Lucca), la mostra «Danse Macabre» invita a un viaggio tra installazioni immersive e video, tra paesaggi notturni e nature morte animate, con la curatela di Angel Moya Garcia e il paesaggio sonoro di Sam Vloemans, dall'11 aprile al 25 ottobre 2026

Nicoletta Biglietti

Leggi i suoi articoli

Una giostra immobile, immersa in un paesaggio notturno senza colore, accoglie il visitatore. È da questa immagine – una sorta di «danse macabre» contemporanea – che prende avvio la mostra «Danse Macabre di Hans Op de Beeck», presentata dall’Associazione Culturale Dello Scompiglio e curata da Angel Moya Garcia, visitabile alla Tenuta Dello Scompiglio di Vorno (Capannori, Lucca) dall’11 aprile al 25 ottobre 2026.

Artista belga tra i più riconosciuti della scena internazionale, Op de Beeck sviluppa da anni una ricerca che attraversa linguaggi e formati: installazioni, sculture, video, testi, disegni, fotografia e acquerelli. Nell’ultimo decennio ha esteso la propria attività anche al teatro, all’opera e alla danza contemporanea come drammaturgo, regista, scenografo e costumista. Il suo lavoro è noto soprattutto per grandi installazioni immersive e sensoriali, ambienti enigmatici e congelati nel tempo che invitano a una contemplazione silenziosa, interrogando la relazione tra l’essere umano e il mondo che lo circonda.

Il progetto espositivo alla Tenuta Dello Scompiglio si articola attorno a una creazione site-specific e un film d’animazione. La prima è l’installazione «Danse Macabre» che si presenta come la scena iniziale di un film: un paesaggio in bianco e nero, popolato da alberi spogli e specchi d’acqua, attraversato da un sentiero sinuoso che conduce a una giostra monocroma a grandezza naturale. Il contesto è quello di un parco notturno immaginario, dove barili di petrolio diventano focolari e la vegetazione appare spoglia, immersa in una notte blumbea.

La giostra, solitamente associata a un immaginario barocco, colorato e scintillante, appare qui privata di ogni vivacità. Op de Beeck lavora da tempo su questo oggetto, che già nel 1999 compariva nel video Blender, dove una giostra pomposa e colorata iniziava lentamente a ruotare per poi dissolversi in un vortice indistinto simile allo zucchero filato. Da allora la giostra è diventata un motivo ricorrente nel suo lavoro, una metafora della condizione umana. Secondo l’artista, la giostra è una forma di intrattenimento profondamente umana e allo stesso tempo paradossale: prendiamo i bambini, li facciamo salire su cavalli di legno e li lasciamo girare «inutilmente» in tondo. Quando questi oggetti di svago smettono di funzionare o vengono abbandonati, acquisiscono una tonalità malinconica, come l’eco di una festa ormai finita.

Il colore grigio uniforme dell’installazione accentua questa sensazione. La giostra appare cristallizzata, quasi fossile, come se fosse stata fissata nel tempo. Eliminando ogni traccia di colore, Op de Beeck allontana l’oggetto dalla sua funzione originaria e ne propone una interpretazione scultorea. Il grigio opaco soffoca l’immagine e al tempo stesso la trasforma in qualcos’altro: un residuo coperto di cenere dopo un incendio, o un oggetto sopravvissuto a una guerra o a una catastrofe.

Il titolo «Danse Macabre» rimanda alla processione immobile di carrozze, cavalli e figure che popolano la giostra, concepita come una natura morta ingrandita. La natura morta, nella tradizione artistica, è infatti un «memento mori», un richiamo alla transitorietà della vita. Tra le figure compaiono una famiglia di scheletri apparentemente intenta a divertirsi, pile di piatti usati, resti di torte, bottiglie e bicchieri vuoti, posacenere e frutta: tracce di una festa che ricorda un campo di battaglia abbandonato. L’installazione è inoltre popolata da dettagli stranianti: lo scheletro di una bambina che tiene al guinzaglio una foca ruggente, quello di un damerino che fuma in carrozza, o un aeroplanino che richiama i bombardieri della Prima guerra mondiale. Ad accompagnare l’ambiente è un paesaggio sonoro composto da Sam Vloemans ed eseguito dall'Hermes Ensemble, che conduce alla seconda parte della mostra: la proiezione del film d’animazione «Vanishing Point».

Il titolo rimanda anche al punto di fuga della prospettiva pittorica, dove le linee parallele sembrano convergere e la profondità diventa indistinguibile. Op de Beeck utilizza questa nozione in senso metaforico, come passaggio dal misurabile all’ignoto, dal concreto all’astratto, dall’intellettuale allo spirituale. Il film si apre con l’immagine di un bambino disteso serenamente, con gli occhi chiusi, per poi condurre lo spettatore attraverso paesaggi immaginari, nature morte e figure animate. Gli acquerelli prendono vita accompagnati dalla musica, creando un’atmosfera quieta e coinvolgente. In questa prospettiva il termine «vanishing» è calzante. Indica uno scomparire improvviso e completo, o in senso matematico il diventare zero. E Op de Beeck è affascinato da quei momenti in cui l’essere umano si dissolve temporaneamente, quando la comprensione logica e linguistica del mondo lascia spazio a uno stato di sospensione e perdita del sé.

Nicoletta Biglietti, 13 marzo 2026 | © Riproduzione riservata

La Giostra macabra e immobile di Hans Op de Beeck prende vita in Toscana | Nicoletta Biglietti

La Giostra macabra e immobile di Hans Op de Beeck prende vita in Toscana | Nicoletta Biglietti