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Jörg Grünert, «Handle with care», 2009.

Courtesy Gino Di Paolo e Deposito Dei Segni.

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Jörg Grünert, «Handle with care», 2009.

Courtesy Gino Di Paolo e Deposito Dei Segni.

Jörg Grünert, quando arte e design tornano a condividere lo stesso spazio

A L’Aquila «Frammenti e Visioni» mette in relazione le opere di Jörg Grünert con una selezione di oggetti di design contemporaneo. Un confronto che riapre una questione antica: quale ruolo hanno la forma, il progetto e gli oggetti quotidiani nel modo in cui abitiamo il mondo?

Nicoletta Biglietti

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«There is no essential difference between the artist and the craftsman». Nel 1919 Walter Gropius affidava al manifesto della Bauhaus una frase destinata a mettere in discussione una separazione che oggi appare quasi naturale: quella tra l'opera d'arte e gli oggetti attraverso i quali abitiamo il mondo. La questione riguardava la formazione, il lavoro, i materiali e soprattutto la possibilità di ricomporre una cultura della forma capace di attraversare discipline diverse.
Più di un secolo dopo, «Frammenti e Visioni. tra Design e Arte | tra Arte e Design», a cura di Angelo Bucci, torna su quella soglia. Dal 27 agosto al 7 settembre 2026, negli spazi ipogei dell'ARROCCO Student&Hotel dell'Aquila, le opere di Jörg Grünert incontrano una selezione di oggetti di design contemporaneo. Il confronto è costruito con precisione: tavolo, sedie, divano, letto e lavabi entrano in relazione con sculture, dipinti e acquerelli, creando ambienti nei quali uso e contemplazione, corpo e materia, funzione e immaginazione condividono lo stesso spazio.
Non è una semplice questione di vicinanza. Gli oggetti sono chiamati a diventare leggibili attraverso le opere, mentre le opere vengono misurate dalla presenza concreta degli oggetti. È proprio in questo passaggio che la mostra riapre il problema posto dalla storia del design moderno: che cosa accade quando arte e progetto tornano a interrogarsi sullo stesso terreno?

L'ARROCCO è un nuovo edificio destinato a ospitare uno studentato e concepito da Distretto 19 anche come hub culturale e sociale, con una particolare attenzione agli spazi di relazione e alle occasioni di incontro tra gli studenti e la città. La mostra occupa uno dei suoi livelli sotterranei. Una scelta che il progetto curatoriale assume come parte integrante del proprio significato. «Il livello sotterraneo diventa metafora di un ritorno ai fondamenti», scrive Angelo Bucci. Sotto la superficie dell'edificio si riaprono così le questioni strutturali che riguardano il rapporto tra arte e design: il progetto, la materia, la funzione, il modo in cui le forme entrano nella vita quotidiana.
L'edificio è stato progettato e realizzato da Distretto 19 come sistema capace di mettere al centro gli spazi di relazione, con l'obiettivo di attivare dinamiche di comunità tra gli studenti e generare scambi culturali aperti alla città. Anche la mostra entra dentro questa vocazione. Il livello ipogeo diventa il luogo nel quale riportare l'attenzione a ciò che precede la forma compiuta, alle idee e ai processi che determinano il modo in cui gli oggetti e le opere prendono corpo.

È una questione che attraversa la storia stessa del design moderno. William Morris e l'Arts and Crafts avevano reagito alla produzione industriale rivendicando il valore del lavoro artigianale e della qualità degli oggetti quotidiani; il Deutscher Werkbund aveva portato il confronto dentro il rapporto con l'industria; la Bauhaus aveva trasformato quelle tensioni in un progetto pedagogico nel quale arte, artigianato, architettura e produzione potevano essere pensati insieme.
Angelo Bucci ricostruisce questa genealogia per arrivare al presente. Nel testo che accompagna la mostra osserva come, a partire dagli anni Ottanta, la crescente centralità della dimensione economica abbia progressivamente modificato funzioni, linguaggi e criteri di legittimazione di arte e design, avvicinandoli sempre più alle dinamiche della riproducibilità, della brandizzazione e della valorizzazione economica. La domanda diventa allora inevitabile: «è ancora possibile leggere Arte e Design come testi culturali capaci di incidere sul presente e di orientare il futuro?».
Maurizio Coccia, storico dell'arte contemporanea, curatore e autore del terzo testo in catalogo, porta la questione sul terreno del progetto. Il suo ragionamento parte da Marcel Duchamp e dal ready-made, dall'idea che l'oggetto artistico sia innanzitutto il risultato di una scelta. È qui che Coccia individua una possibile connessione tra arte e design: «È il progetto che si configura come struttura del mondo sensibile».
Prima della forma finita esiste un processo. Si scelgono materiali, proporzioni, funzioni, rapporti con il corpo e con lo spazio; si stabilisce che cosa rendere possibile e quale esperienza costruire. L'oggetto diventa il risultato visibile di un'elaborazione più ampia. È un passaggio che permette di guardare insieme una scultura e una sedia senza confonderne la natura.

Tavolo mod. Inari di Pianca. Courtesy Distrett 19. Installation view «Frammenti e Visioni. tra Design e Arte | tra Arte e Design», a cura di Angelo Bucci, 27 agosto al 7 settembre 2026, ARROCCO Student&Hotel L'Aquila.

Nel lavoro di Jörg Grünert il progetto passa direttamente attraverso la materia. Grünert è scultore, performer, drammaturgo e formatore di pedagogia teatrale e artistica; dal 1995 lavora insieme all'attrice Cam Lecce e nel 1997 ha fondato con lei il Deposito dei Segni, oggi ETS. La sua ricerca attraversa arti visive, performance, teatro sociale e linguaggi multimediali, affiancando alla produzione artistica un'attività pedagogica sviluppata anche attraverso esperienze internazionali.
Nelle opere esposte a L'Aquila legno, pietra e altri materiali vengono incisi, aperti, attraversati. La superficie diventa una soglia. Dentro il materiale compaiono spazi, interstizi, passaggi che modificano la percezione del volume.

Antonio Zimarino, critico e curatore, nel testo Logiche di connessione individua proprio nello svelamento dello spazio interno una costante della ricerca dell'artista: «Il senso dell'oggetto parte dallo svelamento del suo spazio interno». È una frase che attraversa gran parte delle opere presenti in mostra.
In «Geometria organica» il legno conserva parti grezze mentre altre vengono lavorate, lasciando emergere spazi e interstizi. In «Erdfahne» incisioni, rilievi e inserimenti di altri materiali interrompono la continuità delle liste lignee. In «Kruste», invece, il volume sembra nascere dal vuoto: sono i bordi interni e il gioco delle ombre a suggerire una massa che fisicamente non coincide con ciò che lo sguardo percepisce. Con «Naufragio» la materia assume una tensione più drammatica. Le pietre, lavorate lungo i bordi, sono attraversate da profonde aperture centrali.

Zimarino parla di «materie opposte», di «spazi, vuoti e pieni», di forme organiche e logiche che si incontrano attraverso lo scavo e la ferita. L'incrocio diventa così una delle parole chiave della mostra. Compare fisicamente nelle opere, ritorna come segno grafico nelle X e diventa anche il principio che organizza il rapporto tra le opere di Grünert e gli oggetti di design.
Ed è proprio entrando negli ambienti domestici che questo confronto diventa più evidente. Nella sala da pranzo, «Oscillazione della materia» mette in evidenza una materia trasformata e irregolare, mentre «Torri I-IV» riunisce quattro piccole strutture verticali dalle superfici petrose e slabbrate. Accanto, il tavolo e le sedie appartengono alla dimensione dell'uso e della geometria controllata. Il contrasto è immediato, ma non si risolve in una semplice opposizione: le sculture rendono visibili le scelte formali degli arredi, mentre questi ultimi restituiscono alle opere una misura corporea e quotidiana.
Nel soggiorno, «Forme concrete» e gli acquerelli introducono un'altra variazione. La ricerca sulla materia passa dalla tridimensionalità alla superficie, mentre il divano riporta il corpo a un gesto elementare: sedersi, fermarsi, guardare. Il movimento tra opera e oggetto diventa parte dell'esperienza della mostra.
Nella zona notte, «Onaliteku 1 e 2» ed «Erdfahne» costruiscono forme essenziali attraverso l'alternanza di materiali lavorati e porzioni lasciate grezze. Il letto introduce una dimensione diversa, legata al riposo e alla sfera privata. L'ambiente quotidiano acquista così una seconda lettura attraverso opere che sembrano appartenere a una temporalità più arcaica e frammentaria.
Nel bagno il confronto si fa ancora più netto. Due lavabi cilindrici definiscono lo spazio attraverso una geometria pura, mentre «Kruste», «Naufragio 3» e «Naufragio 4» introducono superfici irregolari e aperture profonde. La relazione tra le opere e gli arredi raggiunge qui una particolare intensità proprio perché mette a confronto due modi diversi di organizzare la materia: da una parte la precisione funzionale, dall'altra una forma che conserva il segno della trasformazione.

Jörg Grünert, «Mare Nostrum III», 2019. Courtesy l'artista e Deposito dei Segni.

Il percorso torna così continuamente allo stesso punto: la forma come risultato di una scelta e come strumento capace di modificare il nostro modo di stare nello spazio. Antonio Gasbarrini, storico e critico d'arte, nel suo testo «La carta, la matita & il design: c'erano una volta…» allarga il discorso alla dimensione performativa e ambientale della ricerca di Grünert. La «Porta», scultura in pietra spalancata e segnata, viene letta come «un memoriale trauma d'ordine catastrofico». Gli «Alberi», realizzati con cortecce di cedro, ferro e pietra, diventano invece «testimoni oculari del dissesto climatico in corso».

In «Handle with care» due grandi X metalliche sovrastano legni sconquassati collocati su quattro contenitori di vetro. Il titolo invita a trattare con attenzione materiali che conservano una storia e una memoria. Gasbarrini legge l'opera anche attraverso riferimenti al Suprematismo di Malevič e all'Arte Povera, mostrando come Grünert faccia convivere nella stessa struttura linguaggi e momenti differenti della storia dell'arte.
La memoria attraversa anche «Mare Nostrum», grande opera circolare di due metri di diametro nella quale frammenti di indumenti emergono tra pigmenti azzurri. Il lavoro si lega alla ricerca sviluppata da Grünert anche attraverso l'attività pedagogica e sociale svolta con Cam Lecce, compresa l'esperienza nei campi profughi palestinesi in Libano.

L'arte torna così a incontrare la vita concreta. Ed è una dimensione che appartiene anche alla storia del Deposito dei Segni ETS, associazione che promuove arti drammatiche e performative, arti visive e plastiche, letteratura, musica, linguaggi multimediali e teatro sociale e di comunità, con una particolare attenzione alla fruizione accessibile della cultura.
Anche il programma della mostra amplia questo sistema di relazioni. Il 29 agosto si terrà l'incontro «tra design e arte» con Angelo Bucci, Jörg Grünert, Marco Manfra e Ulisse Narcisi; il 2 settembre Cam Lecce e Grünert presenteranno due momenti di live performance. Il 7 settembre, durante il finissage, sarà presentato il catalogo, seguito dall'incontro «tra arte e design» con Grünert, Maurizio Coccia, Antonio Gasbarrini e Antonio Zimarino.

«Frammenti e Visioni» costruisce così il proprio senso attraverso una serie di incroci: tra materia e progetto, tra funzione e immaginazione, tra spazio domestico e spazio espositivo, tra arte e design. La domanda da cui parte la mostra rimane aperta, ma il percorso offre una possibile direzione.
Coccia la affida al progetto come «architettura di relazioni». Grünert la porta dentro la materia. Gli oggetti di design la riportano alla vita quotidiana.
E proprio lì, nel punto in cui una forma smette di essere soltanto una forma e comincia a organizzare il nostro modo di abitare il mondo, arte e design tornano a condividere lo stesso spazio.

Divano mod. Briò di Twils. Courtesy Distretto 19. Installation view «Frammenti e Visioni. tra Design e Arte | tra Arte e Design», a cura di Angelo Bucci, 27 agosto al 7 settembre 2026, ARROCCO Student&Hotel L'Aquila.

Nicoletta Biglietti, 24 agosto 2026 | © Riproduzione riservata

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