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«Il Teatro di Salomè», 2026

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«Il Teatro di Salomè», 2026

Il mito torna a interrogare il presente

Alla Mole Vanvitelliana di Ancona, Simona Bramati e il Simbolismo europeo in una mostra curata da Emanuele Bardazzi e Beatrice Buscaroli

Sophie Seydoux

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Il mito, il sogno, la metamorfosi, il sacro. Sono questi alcuni dei temi attraverso i quali Simona Bramati ha costruito negli anni una ricerca pittorica personale, fondata sul disegno, sulla precisione tecnica e su un uso dell’immagine che lascia largo spazio all’ambiguità. Ad Ancona, dal 27 settembre al 22 novembre, il suo lavoro viene messo a confronto con quello di alcuni protagonisti del Simbolismo europeo nella mostra «Miti, metamorfosi, visioni. Colloqui immaginari nel segno dei Simbolisti», curata da Emanuele Bardazzi e Beatrice Buscaroli.

Nella Sala Vanvitelli della Mole Vanvitelliana, l’artista dialogherà con incisioni di Max Klinger, Arnold Böcklin, Giulio Aristide Sartorio, Otto Greiner, Franz von Stuck, Félicien Rops, Georges De Feure, Armand Rassenfosse, Fernand Khnopff, Austin Osman Spare, Sigmund Lipinsky e Marcel-Lenoir. Il confronto non cerca tanto somiglianze formali quanto una comune attenzione per ciò che l’immagine può suggerire oltre ciò che rappresenta.

La scelta della Mole, progettata da Luigi Vanvitelli nel Settecento su un’isola artificiale del porto di Ancona, aggiunge al progetto un elemento significativo. Quella che nacque come struttura legata alle attività portuali è oggi uno dei principali spazi culturali della città: un luogo passato da una funzione pratica a una funzione pubblica e culturale, nel quale storia e contemporaneità convivono, spazio di passaggio, come lo sono molte delle immagini di Bramati, sospese fra realtà riconoscibile e dimensione visionaria.

 

Simona Bramati, «Waja», 2026

Nata a Jesi nel 1975 e formatasi all’Accademia di Belle Arti di Urbino, Bramati ha esposto in diversi contesti italiani, dalla personale «Déjà-Vu», curata da Beatrice Buscaroli a Bologna nel 2011, a «Di fronte al dolore degli altri» alla Galleria Puccini di Ancona, fino a S«imona Bramati Atelier #4», curata da Giorgio de Finis al MACRO Asilo di Roma nel 2019. Nel 2022 «Emblemi, attraversando la terra desolata» è stata presentata a Palazzo della Racchetta a Ferrara, mentre «Lovers Eyes» è approdata nel 2025 a Palazzo Pianetti di Jesi.

La sua pittura guarda alla tradizione senza trattarla come un repertorio da illustrare. Mitologia classica, simbologia cristologica, numerologia pitagorica e femminino sacro diventano strumenti per parlare di identità, memoria e trasformazione. Particolarmente centrale è la figura femminile, che nelle sue opere assume forme diverse, santa, amante, madre, creatura mitologica, e diventa spesso il luogo di confronto fra gli archetipi ereditati e l’esperienza contemporanea. Proprio qui il riferimento ai Simbolisti acquista interesse. Klinger, Böcklin, Khnopff e gli altri artisti presenti in mostra appartengono a una cultura figurativa che cercò, tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento, una risposta alla progressiva affermazione della razionalità e della scienza attraverso il sogno, l’allegoria e il simbolo. Bramati riprende quella domanda in un contesto completamente diverso, senza riprodurne il linguaggio.

La questione diventa allora quella della sopravvivenza del mito. Perché immagini e figure nate in un altro tempo continuano a offrirci forme attraverso cui leggere il presente? La risposta di Bramati sembra stare nella possibilità di trasformare l’archetipo senza cancellarlo. Il passato non viene citato ma «riaperto». La mostra si inserisce nel percorso culturale di Ancona 2028 e nel progetto Venus Genetrix, dedicato alla creatività e allo sguardo femminile. 

Sophie Seydoux, 31 agosto 2026 | © Riproduzione riservata

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