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Al Château La Coste un ampio nucleo di opere storiche affianca un intervento recente con focus sui pini marittimi, offrendo una sintesi della pratica dell’artista newyorkese dagli anni Settanta a oggi
- Alessia De Michelis
- 02 aprile 2026
- 00’minuti di lettura
Julian Schnabel, «Untitled (Self-Portrait)», 2023 (particolare)
© Julian Schnabel. Foto: Tom Powel Imaging. Courtesy dell’artista
Il gesto pittorico come atto fisico e poetico: Julian Schnabel in Provenza
Al Château La Coste un ampio nucleo di opere storiche affianca un intervento recente con focus sui pini marittimi, offrendo una sintesi della pratica dell’artista newyorkese dagli anni Settanta a oggi
- Alessia De Michelis
- 02 aprile 2026
- 00’minuti di lettura
Alessia De Michelis
Leggi i suoi articoliNel paesaggio della Provenza, a Aix-en-Provence Château La Coste dedica a Julian Schnabel (New York, 1951) una mostra che si estende oltre gli spazi della Galerie des Anciens Chais, coinvolgendo anche la Bastide con una serie di nuovi dipinti dedicati ai pini mediterranei, pensati in relazione diretta al contesto naturale del sito.
Questo intervento recente dialoga con un nucleo più ampio di opere storiche, selezionate insieme al curatore Donatien Grau, offrendo una sintesi della pratica di Schnabel dagli anni Settanta a oggi. Il percorso evidenzia la continuità di alcuni temi centrali (autobiografia, tempo, materialità) attraverso linguaggi e cicli differenti, tra cui le celebri «Plate Paintings» e le serie dedicate alla «Blind Girl», in cui la ripetizione diventa struttura aperta: ogni lavoro è parte di un insieme, ma mantiene una propria autonomia.
La mostra insiste sulla dimensione poetica della pittura di Schnabel, intesa come processo di trasformazione: materiali preesistenti (tessuti, ceramiche, superfici recuperate) vengono rielaborati fino a diventare tracce di un gesto che si iscrive nel tempo. Opere come «Untitled (Sister of Ozymandias)» (1990), ispirata al sonetto del 1818 di Percy Bysshe Shelley, o «Untitled (Los Patos del Buen Retiro III)» (1990-91), mostrano come la pratica pittorica si avvicini a una scrittura fatta di frammenti, cuciture e stratificazioni.
Questa tensione tra materia e narrazione attraversa l’intera carriera dell’artista: dalle prime sperimentazioni con materiali industriali e processi aleatori, come in «Jack the Bellboy A Season in Hell» (1975), fino a lavori come «The Edge of Victory» (1987), dove un tessuto proveniente da un ring da boxe diventa superficie pittorica e metafora psichica. Nelle «Plate Paintings», avviate negli anni Settanta dopo un viaggio a Barcellona e influenzate dall’opera di Antoni Gaudí, frammenti di ceramica emergono come pennellate scultoree, sfidando la bidimensionalità della pittura.
Aperta dal 25 aprile al 15 agosto, l’esposizione si configura così come una ricognizione sulla radicale libertà linguistica di Schnabel: un’indagine sul gesto pittorico come atto fisico e poetico, capace di attraversare forme, materiali e tempi senza mai stabilizzarsi in un’unica definizione.