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Alessia De Michelis
Leggi i suoi articoliChe cosa accade quando la bruttezza smette di essere l’opposto della bellezza e diventa essa stessa una categoria estetica? È una delle domande al centro di «Bellezza e Bruttezza. Ideale, reale, caricaturale nel Rinascimento», la mostra che dal 10 luglio al 18 ottobre approda alle Gallerie d’Italia-Milano dopo l’esordio al Bozar di Bruxelles, con catalogo Allemandi.
Curata da Chiara Rabbi Bernard, con il coordinamento generale di Gianfranco Brunelli, l’esposizione affronta uno dei nodi più complessi della cultura figurativa rinascimentale: il rapporto tra armonia ideale e deformazione, tra natura e artificio, tra rappresentazione del reale e invenzione artistica. Attraverso oltre 100 opere, tra dipinti, sculture, disegni, manoscritti e arti decorative, il percorso mette in dialogo la tradizione italiana con quella nord-europea, in particolare fiamminga. L’allestimento riunisce prestiti provenienti da importanti istituzioni internazionali, tra cui Musei Vaticani, Louvre, British Museum, Prado, Kunsthistorisches Museum e National Gallery of Art di Washington, con opere di Botticelli, Tiziano, Veronese, Lotto, Tintoretto, Luini, Carracci e Michelangelo.
Se nel Quattrocento la bellezza coincide con l’eredità classica della proporzione e dell’armonia, il Cinquecento apre progressivamente a nuove possibilità espressive. Leonardo e Albrecht Dürer contribuiscono a legittimare il deforme e il caricaturale, mentre il Manierismo incrina l’idea di modelli assoluti, lasciando emergere il concetto di «bella bruttezza»: anche il mostruoso può acquisire valore estetico se trasfigurato dall’arte.
Tra i temi affrontati figurano le «Belle» rinascimentali e il ritratto realistico, il culto della grazia, le pratiche cosmetiche e il loro rapporto con la costruzione dell’identità. Pettini, specchi e pomandri testimoniano una cultura dell’apparenza in cui l’intervento sul corpo dialoga con quello dell’artista sulla materia.
Particolarmente significativa la sezione dedicata a Muse, Mostri e Prodigi, dove figure come Simonetta Vespucci e il nano Morgante diventano archetipi visivi di un immaginario che oscilla tra celebrazione e alterità. Il percorso si chiude con il tema delle coppie mal assortite, nelle quali bellezza e bruttezza convivono nello stesso spazio figurativo, dimostrando come i due concetti si definiscano reciprocamente.
Sandro Botticelli, «Ritratto femminile allegorico (Simonetta Vespucci?)», 1475-85/90. © Collezione privata
Tiziano, «Donna con in mano una mela», 1550 ca, Washington, National Gallery of Art, Samuel H. Kress Collection. © Washington D.C., National Gallery of Art, Samuel H. Kress Collection