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A Palazzo Cesari Marchesi, Venezia, la mostra «The Glass Aquarium», promossa da THE POOL NYC e inserita nell’installazione di Austin Young «Marriage of the Sea», riunisce Lino Tagliapietra, Tristano di Robilant, Maria Grazia Rosin e Dale Chihuly. Il progetto esplora il vetro come linguaggio tra tradizione e ricerca contemporanea, mettendo in dialogo approcci differenti alla forma, al colore e alla materia all’interno di un ambiente espositivo stratificato
- Redazione GdA
- 01 maggio 2026
- 00’minuti di lettura
Austin Young, «Marriage of the Sea», 2024.
Il Ratto di Venezia è in un acquario di vetro
A Palazzo Cesari Marchesi, Venezia, la mostra «The Glass Aquarium», promossa da THE POOL NYC e inserita nell’installazione di Austin Young «Marriage of the Sea», riunisce Lino Tagliapietra, Tristano di Robilant, Maria Grazia Rosin e Dale Chihuly. Il progetto esplora il vetro come linguaggio tra tradizione e ricerca contemporanea, mettendo in dialogo approcci differenti alla forma, al colore e alla materia all’interno di un ambiente espositivo stratificato
- Redazione GdA
- 01 maggio 2026
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Redazione GdA
Leggi i suoi articoliA Venezia, negli spazi di Palazzo Cesari Marchesi, prende forma «The Glass Aquarium», progetto espositivo promosso da THE POOL NYC e inserito all’interno di «Marriage of the Sea» (Il Ratto di Venezia), installazione site-specific di Austin Young. La mostra riunisce quattro figure centrali nel panorama internazionale del vetro: Lino Tagliapietra, Tristano di Robilant, Maria Grazia Rosin e Dale Chihuly. Un dialogo che attraversa generazioni e linguaggi, mettendo in relazione maestri storici e voci più recenti.
Il confronto tra Tagliapietra e Chihuly si radica in una storia condivisa fatta di collaborazione e scambio. Due percorsi distinti che si sono incrociati nella pratica della fornace, contribuendo a ridefinire tecniche e possibilità espressive del vetro contemporaneo. Le loro opere restituiscono una ricerca sul colore e sulla forma che resta punto di riferimento per le generazioni successive. Accanto a loro, Maria Grazia Rosin e Tristano di Robilant sviluppano un approccio personale alla materia. Rosin lavora su forme ispirate al mondo marino, utilizzando opaline e superfici specchianti per costruire oggetti che oscillano tra scultura e presenza domestica. Le sue opere mantengono un rapporto diretto con lo spazio che le accoglie, cercando un equilibrio con l’architettura.
Di Robilant, invece, costruisce un linguaggio che si muove tra letteratura e forma. Le sue sculture, leggere e sospese, nascono da un gesto iniziale rapido, tradotto poi in tridimensionalità attraverso il lavoro in fornace. La tensione tra solidità e trasparenza è uno degli elementi centrali della sua ricerca. Dale Chihuly presenta una selezione di «Seaforms», lavori che sviluppano il tema delle forme organiche marine attraverso strutture fluide e stratificate. Il vetro diventa qui un mezzo per esplorare ritmo e movimento, mantenendo un riferimento costante all’acqua.
Lino Tagliapietra espone un’opera incentrata sul colore, realizzata senza disegno preparatorio. Il processo, affidato interamente al gesto e all’esperienza, restituisce una composizione che lavora per variazioni cromatiche e luce. A fare da contesto è «Marriage of the Sea» (Il Ratto di Venezia) di Austin Young, installazione che trasforma il piano nobile del palazzo in un ambiente visivo complesso. Attraverso immagini fotografiche, materiali tessili e superfici trasparenti, l’artista costruisce uno spazio stratificato che dialoga con la tradizione decorativa veneziana. L’intervento non funziona come semplice allestimento, ma definisce il sistema visivo entro cui si inserisce la mostra. «The Glass Aquarium» si sviluppa quindi come un percorso che mette in relazione opere e ambiente, tradizione e sperimentazione, con il vetro come elemento centrale di indagine.