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Una veduta del Padiglione della Santa Sede alla Biennale Arte di Venezia con la mostra «The Ear is the Eye of the Soul» al Giardino Mistico

Foto David Levene

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Una veduta del Padiglione della Santa Sede alla Biennale Arte di Venezia con la mostra «The Ear is the Eye of the Soul» al Giardino Mistico

Foto David Levene

Il Padiglione della Santa Sede alla Biennale Arte: una preghiera sonora come atto conoscitivo

Il progetto si divide tra il Complesso di Santa Maria Ausiliatrice, a Castello, e il Giardino Mistico dei Carmelitani Scalzi, nel sestiere di Cannaregio, traducendo i processi vitali dell’ambiente in una composizione in continuo divenire, rendendo di fatto quest’ultimo coautore dell’esperienza e non semplice cornice

Matteo Mottin

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Alla 61ma Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia, il Padiglione della Santa Sede propone un progetto che si sottrae consapevolmente alla logica dell’eccesso visivo e dell’immediatezza, scegliendo invece la via dell’ascolto. «L’orecchio è l’occhio dell’anima», curato da Hans Ulrich Obrist e Ben Vickers in collaborazione con i Soundwalk Collective (Stephan Crasneanscki e Simone Merli), si configura come una «preghiera sonora» diffusa in due luoghi della città: il Giardino Mistico dei Carmelitani Scalzi, nel sestiere di Cannaregio, e il Complesso di Santa Maria Ausiliatrice, a Castello. 

Cuore del progetto, il cui commissario è il cardinale José Tolentino de Mendonça, prefetto del Dicastero per la Cultura e l’Educazione della Santa Sede, e main sponsor Intesa Sanpaolo, è il Giardino Mistico, spazio monastico seicentesco a pochi passi dalla Stazione di Venezia Santa Lucia, custodito dalla comunità dei Carmelitani Scalzi. Qui, il visitatore è invitato a un’esperienza immersiva di ascolto attraverso nuove commissioni sonore realizzate da 20 tra compositori, musicisti, poeti e artisti internazionali, tra cui Brian Eno, Patti Smith, Meredith Monk, FKA Twigs, Jim Jarmusch, Caterina Barbieri, Kali Malone, Otobong Nkanga e Terry Riley, che rispondono, con voci e musiche ai canti, agli scritti e alle visioni di Ildegarda di Bingen. Figura centrale del progetto, santa Ildegarda (1098-1179) viene riletta come pensatrice radicale per cui teologia, musica e medicina costituivano un unico sistema di conoscenza, sistema in cui il suono veniva inteso come una modalità per comprendere la relazione tra microcosmo e macrocosmo. 

Una veduta del Padiglione della Santa Sede alla Biennale Arte di Venezia con la mostra «The Ear is the Eye of the Soul» al Giardino Mistico. Foto David Levene

Una veduta del Padiglione della Santa Sede alla Biennale Arte di Venezia con la mostra «The Ear is the Eye of the Soul» al Giardino Mistico. Foto David Levene

A partire da questa intuizione il Padiglione costruisce la propria grammatica, trasformando l’ascolto in pratica conoscitiva e spirituale. I Soundwalk Collective, oltre alla direzione artistica delle composizioni sonore del Padiglione, realizzano uno strumento in grado di «ascoltare» il giardino in tempo reale, traducendo i processi vitali dell’ambiente in una composizione in continuo divenire, rendendo di fatto il giardino coautore dell’esperienza e non semplice cornice. Il secondo polo del Padiglione, al Complesso di Santa Maria Ausiliatrice, sviluppa invece una dimensione archivistica e processuale. Qui prende forma uno «scriptorium contemporaneo», un archivio in divenire dedicato alla trasmissione del pensiero di Ildegarda. Il progetto si innesta sull’esperienza di «Opera Aperta» (2025) di Tatiana Bilbao Estudio e Maio Architects, proseguendone il lavoro di rigenerazione architettonica e sociale iniziato durante la Biennale Architettura 2025. Lo spazio ospita una biblioteca multilingue di testi ildegardiani, oltre a libri d’artista della pittrice portoghese Ilda David’, e all’ultima opera del cineasta e teorico Alexander Kluge, realizzata prima della sua scomparsa avvenuta lo scorso marzo. Creato in dialogo con la St. Hildegard Academy e la monaca benedettina Maura Zátonyi, l’archivio non si limita a conservare il lasciato di santa Ildegarda, ma si propone di attivare processi di ricerca e collaborazione, attivando una temporalità estesa che supera i limiti dell’evento espositivo.

Da sinistra: Ben Vickers, Stephan Crasneanscki, Hans Ulrich Obrist e Simone Merli al Giardino Mistico, una delle sue sedi del Padiglione della Santa Sede alla Biennale Arte di Venzia

Matteo Mottin, 06 maggio 2026 | © Riproduzione riservata

Il Padiglione della Santa Sede alla Biennale Arte: una preghiera sonora come atto conoscitivo | Matteo Mottin

Il Padiglione della Santa Sede alla Biennale Arte: una preghiera sonora come atto conoscitivo | Matteo Mottin