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Una veduta della mostra «Depero Space to Space. La creazione della memoria» nella Sala della stufa valtellinese del Museo Bagatti Valsecchi a Milano con l’opera di Fortunato Depero, «Danza del vento», 1952, Mart, Fondo Depero

Foto: Elena Datrino

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Una veduta della mostra «Depero Space to Space. La creazione della memoria» nella Sala della stufa valtellinese del Museo Bagatti Valsecchi a Milano con l’opera di Fortunato Depero, «Danza del vento», 1952, Mart, Fondo Depero

Foto: Elena Datrino

Il Museo Bagatti Valsecchi diventa un elegante bar futurista

Nella casa museo milanese un percorso inedito fa dialogare la collezione permanente con una quarantina di opere di Fortunato Depero

La casa museo voluta nel secondo Ottocento dai baroni milanesi Fausto e Giuseppe Bagatti Valsecchi, da loro colmata di opere e di oggetti d’arte rinascimentali (e neorinascimentali, nel gusto storicista del tempo) si «gemella», dal 13 febbraio al 2 agosto, con il Mart-Museo di Arte Moderna e Contemporanea di Trento e Rovereto e con la Casa D’Arte Futurista Depero di Rovereto, per dar vita nel Museo Bagatti Valsecchi di Milano, in occasione delle Olimpiadi culturali Milano Cortina 2026, alla mostra «Depero Space to Space. La creazione della memoria» (catalogo Silvana Editoriale), curata da Nicoletta Boschiero, già curatrice responsabile della Casa d’Arte roveretana, e Antonio D’Amico, direttore del Museo Bagatti Valsecchi. Un incontro apparentemente insolito, quello tra il vulcanico futurista roveretano Fortunato Depero (1892-1960) e i baroni milanesi Bagatti Valsecchi (Fausto, 1843-1914; Giuseppe, 1845-1935), che si vollero concedere un sogno rinascimentale senza però rinunciare a nessuno dei comfort della modernità, dall’acqua calda al riscaldamento. 

«In realtà, spiega Antonio D’Amico a “Il Giornale dell’Arte”, si tratta di un accostamento non del tutto insolito, se solo si approfondisce ciò che Depero fa dopo il secondo viaggio a New York, nel 1947, quando si occupa di spazi pubblici e privati, nel suo sogno di un’“opera d’arte totale” e piega lo spazio a seconda delle sue esigenze. Allo stesso modo, i fratelli Bagatti Valsecchi avevano piegato lo spazio del loro tempo per vivere in una bolla rinascimentale. Grazie anche al progetto allestitivo dell’architetto Giovanni Sanna/A Fact, Milano, da questo incontro scaturisce un intreccio molto armonico, tanto che in diverse sale l’opera di Depero sembra mimetizzarsi nel contesto degli oggetti di Casa Bagatti Valsecchi». 

Sono una quarantina i lavori di Depero esposti in questo percorso (di cui alcuni ambienti sono sonorizzati da Gaetano Cappa-Istituto Barlumen): dipinti, bozzetti, tarsie in panno, arredi in buxus (uno, importante, il grande «Pannello con costumi popolari» realizzato nel 1942 per la sede dell’Enit di Berlino, dove però non arrivò a causa della guerra) e progetti, soprattutto quelli realizzati appunto per l’Enit (Ente Nazionale Italiano per il Turismo) con cui Depero collaborò frequentemente: «Un tema inconsueto e poco indagato sinora, commenta D’Amico, che spesso permise a Depero di confrontarsi con lo spazio pubblico assecondando la sua natura, in modo anche giocoso». Di spazi pubblici, del resto, così come di pubblicità, di cui fu un antesignano, Depero si era occupato, e con successo, da lungo tempo, essendo stato lui sin dagli esordi artista, arredatore, scenografo, e avendo progettato sin dagli anni Venti l’allestimento di mostre come le Biennali internazionali delle arti decorative di Monza del 1923 e del 1927, oltre alla sezione italiana dell’«Exposition Internationale des Arts Décoratifs et Industriels Modernes» a Parigi nel 1925: la «culla» dell’Art Déco.

Come lui, anche i fratelli Bagatti Valsecchi furono gli arredatori e i progettisti della loro dimora e anche loro amavano organizzare feste nella loro casa-museo, proprio come Depero faceva nella sua Casa d’Arte (sebbene lui con damigiane di vino, loro con lo champagne): non a caso, a chiudere la mostra è la ricostruzione di un luogo conviviale come il ViBiBar (VinoBirraBar), da lui progettato nel 1937 per Bolzano, che avrebbe chiuso i battenti una cinquantina d’anni dopo: «E noi, in casa Bagatti Valsecchi, conclude Antonio D’Amico, riapriamo idealmente, per una volta al mese, il locale futurista allestito in mostra con il “ViBiBar Depero. L’aperitivo futurista al Museo Bagatti Valsecchi”: cinque serate, da febbraio a luglio, che trasformano il Museo in un elegante bar futurista, tra luci soffuse, musica jazz dal vivo e atmosfera d’altri tempi, mentre nel Salone d’onore avremo un aperitivo trentino. Il tutto, durante le visite in mostra guidate da me: un omaggio allo spirito creativo di Depero e alla convivialità futurista».

Fortunato Depero, «Costumi italici (Enit nel mondo)», 1939-40, Mart-Museo di arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto Fondo Depero. © Fortunato Depero, by Siae 2026

Ada Masoero, 13 febbraio 2026 | © Riproduzione riservata

Il Museo Bagatti Valsecchi diventa un elegante bar futurista | Ada Masoero

Il Museo Bagatti Valsecchi diventa un elegante bar futurista | Ada Masoero