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Leandra Angelucci, «L’arto veggente», 1936

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Leandra Angelucci, «L’arto veggente», 1936

Il Futurismo segreto: ventisei anni di sperimentazioni da riscoprire

Bottegantica presenta a Milano una mostra per ricostruire le trasformazioni di un movimento capace di attraversare oltre due decenni di profonde mutazioni culturali e sociali

Dalla sperimentazione delle arti applicate all’aeropittura, dal teatro alla grafica, il Futurismo tra le due guerre rivela una pluralità di linguaggi e direzioni di ricerca. È questa la prospettiva della mostra «Futurismo 1918-1944», che Bottegantica presenta a Milano dal 30 ottobre al 4 dicembre, ricostruendo le trasformazioni di un movimento capace di attraversare oltre due decenni di profonde mutazioni culturali e sociali.

Tra i protagonisti del percorso figura Enrico Prampolini, interprete di una ricerca che dalla pittura si estende al teatro e alle arti grafiche, fino a una concezione cosmica e astratta dello spazio. Proprio il superamento dei confini disciplinari costituisce uno dei fili conduttori dell’esposizione, insieme al confronto con le avanguardie europee e alla continua ridefinizione dell’idea di modernità.

Negli anni Trenta, la visione dall’alto, la velocità e la mobilità del punto di osservazione alimentano l’aeropittura, rappresentata da Tato, di cui è esposta anche «Aeropittura», presentata nel 1933 al Premio nazionale di pittura Golfo della Spezia. Accanto a questa, le illustrazioni dedicate alla politica e al lavoro, tra cui «Lavoro (Il varo della nave)» del 1932, documentano il rapporto tra immaginario futurista e comunicazione pubblica durante il Ventennio. La dimensione narrativa emerge anche nei «Marciatori» del 1930 di Carlo Vittorio Testi, pittore e grafico attento alla sintesi dell’immagine.

La sperimentazione investe inoltre la scena, come testimoniano due bozzetti teatrali di Tato esposti alla Biennale di Venezia del 1928, e le tecniche artistiche: dalla cartopittura di Farfa, con «Mani e riflessi variopinti» del 1924, al collage di Tulli. Sul versante delle arti applicate, i «Motivi decorativi» di Thayaht testimoniano l’eredità del Manifesto della ricostruzione futurista dell’universo del 1915.

Il percorso risale infine agli anni Venti, tra il linguaggio post-cubista di Fillia, esemplificato da «Femminilità» (1928), e l’immaginario fiabesco di Depero, autore del «Coleottero veneziano» (1927). Ad aprire idealmente la rassegna è «Colpo di fucile» (1918) di Giacomo Balla: un’opera che conserva l’eco della stagione eroica, ormai al tramonto dopo la Grande Guerra.

La mostra sarà accompagnata da un catalogo illustrato con un contributo di Tommaso Carletti sulla riscoperta del Futurismo nelle gallerie private tra gli anni Cinquanta e Sessanta. 

Alessia De Michelis, 13 ottobre 2026 | © Riproduzione riservata

Alessia De Michelis

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