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Marco Fusinato, «Desastres», 2024

Courtesy of the Artist & Palas, Sydney

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Marco Fusinato, «Desastres», 2024

Courtesy of the Artist & Palas, Sydney

Il Comune di Milano e il Pac producono il nuovo album di Marco Fusinato

Il curatore Diego Sileo presenta la prima personale europea dell’artista e musicista noise che ha rappresentato l’Australia alla Biennale di Venezia del 2022

Ada Masoero

Giornalista e critico d’arte Leggi i suoi articoli

Quando nel 2022 ha rappresentato il suo Paese, l’Australia, alla 59Ma Biennale di Venezia, Marco Fusinato (nato nel 1964 a Melbourne da genitori veneti), artista visivo e musicista noise, è rimasto in scena per tutti i 200 giorni di durata dell’esposizione con la sua monumentale performance-installazione «Desastres». L’opera è presente anche nella personale «The Only True Anarchy Is That of Power», che il Pac di Milano gli dedica dal 31 marzo al 7 giugno, durante la quale, come a Venezia, l’artista si esibirà dal vivo, ogni mattina e ogni pomeriggio (e anche alla sera, nei giorni di orario prolungato), per l’intera durata della mostra. Che è la sua prima personale europea. 

Diego Sileo, curatore del Pac oltre che curatore della mostra, l’ha voluta dopo aver scelto Fusinato già per la collettiva «Storie dagli antipodi» (2019-20) in cui esplorava la cultura artistica contemporanea australiana e dove lui presentava la performance per chitarra di lunga durata «Spectral Arrows»: «Da allora, ci dice Sileo, ho iniziato a seguirlo da lontano, ma è stato quando ho visto i “Desastres” alla Biennale di Venezia che ho pensato che quell’esperienza sensoriale potesse inserirsi perfettamente nell’attuale linea di ricerca del Pac su tematiche sociali, politiche ed economiche. Fusinato parla dei disastri delle guerre (e qui c’è un evidente omaggio a Goya), ma anche dei disastri ecologici, economici, umani: si muove nel nostro stesso terreno». 

Come ha sviluppato la mostra all’interno del Pac? 
Gran parte del piano terra è occupata dai «Desastres» che sono, sì, quelli presentati a Venezia, ma ai quali si aggiungono 30 nuove immagini (così come ci sono nuovi video), perché i disastri non smettono mai di accadere. Lui fotografa dipinti antichi o ricava immagini dal web e le traduce in grandi lavori con cui sincronizza la sua musica noise. Trenta fotografie gigantesche sono esposte nelle cinque sale del Pac, mentre nel parterre trova posto un «muro» di ledwall su cui scorrono altre immagini. Lui si esibirà lì, nel parterre. E proprio per attutire l’effetto abbacinante di questo ledwall lungo 20 metri, la balconata del piano superiore è interamente nera, mentre all’interno, nella galleria, è esposto il progetto grafico «Mass Black Implosion» (dal 2007, in corso, Ndr), una serie di disegni che manifestano tutta la sua abilità grafica, in cui rielabora in forma grafica le partiture dei musicisti che, da John Cage in poi, lo hanno influenzato».

Questo per il versante dell’arte visiva, ma la musica live come è documentata?
Qui c’è una grossa novità: ci lanciamo nel mercato discografico e pubblichiamo il suo 11mo album in vinile. Fusinato si esibisce regolarmente nell’ambito della scena underground della musica sperimentale, principalmente come solista, e ha presentato le sue performance di noise per chitarra nei più importanti festival internazionali di musica. Per la copertina del nuovo vinile ha scelto un dipinto di Francesco Fidanza conservato alla Gam, qui accanto («Incendio di un porto di mare», 1798, Ndr), mentre le copertine dei dieci vinili precedenti, in cui mischia dipinti antichi, da Caravaggio ad Artemisia Gentileschi, a immagini attuali, sono esposte nella Project Room.

Chi produce l’LP e perché un vinile? 
A produrlo è il Comune di Milano con il Pac, mentre il distributore è Soundohm, una realtà italiana molto attiva nella musica elettronica e noise. Perché un vinile? Perché i musicisti si sono ormai accorti che nella musica, dopo tanta dematerializzazione, c’è un forte ritorno all’oggetto fisico.

Quando allude alla musica noise, Fusinato parla di «lastre di rumore», di «blocchi di rumore»: definizioni che rendono la forza brutale di questo tipo di musica, che percuote i sensi del pubblico. Non mi sembra accada lo stesso sul versante visivo del suo lavoro.              
Anche lì ci sono immagini esplicite di violenze, animali morti, disastri ambientali, ma il mezzo fotografico in bianco e nero ne smorza la brutalità, le rende «artistiche». Senza contare che ormai, attraverso i media, siamo assuefatti a ogni orrore. In questa musica c’è invece una grande violenza sull’udito, un fastidio fisico voluto che, proprio per il disagio prodotto, abbassa la nostra soglia di tolleranza. E poiché le parole e le immagini sembrano aver perso forza nella nostra società, la musica noise, così urtante, diventa un mezzo per svegliare la nostra consapevolezza.

Fusinato è nato e vive a Melbourne ma spesso si serve del nome aborigeno della città, Naarm. Collabora inoltre con il museo della Momash University, dedicato alle popolazioni autoctone: è un attivista per i loro diritti?  
Fusinato è sicuramente attivo sulla scena politica australiana, in una società che è ancora intrisa di un intenso razzismo. Quindi, sebbene non possa essere definito un attivista, avendo lui a cuore la tutela dei diritti delle persone, si impegna anche nella tutela dei diritti degli aborigeni, anch’essi vittime di tanti «Desastres». 

Dalla serie «Desastres». Courtesy of the Artist & Palas, Sydney

Marco Fusinato Mass Black, «Implosion (Synaphai, Iannis Xenakis)», 2025. Courtesy of the Artist & Palas, Sydney

Ada Masoero, 29 marzo 2026 | © Riproduzione riservata

Il Comune di Milano e il Pac producono il nuovo album di Marco Fusinato | Ada Masoero

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