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«Exposure #124: Brooklyn, Industria Studios, 39 South 5th St, 04.13.17, 10:39 a.m.» (2017) di Barbara Probst, Zurigo, Vontobel Bank

© Barbara Probst, 2024 ProLitteris, Zürich

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«Exposure #124: Brooklyn, Industria Studios, 39 South 5th St, 04.13.17, 10:39 a.m.» (2017) di Barbara Probst, Zurigo, Vontobel Bank

© Barbara Probst, 2024 ProLitteris, Zürich

I diversi punti di vista di Barbara Probst

Nel Kunstmuseum di Lucerna la «photographic sculpture» della fotografa tedesca

Luana De Micco

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Negli scatti di Barbara Probst non conta tanto ciò che guardiamo, ma come lo guardiamo. Da una ventina d’anni la fotografa tedesca, che è nata a Monaco di Baviera nel 1964 e vive tra Germania e Stati Uniti, sviluppa un progetto intitolato «Exposures»: ogni opera è composta da una serie di immagini riprese simultaneamente da punti di vista diversi. La molteplicità delle prospettive induce di conseguenza a molteplici letture, talvolta anche contraddittorie, della stessa immagine. Una selezione di «Exposures» è esposta fino al 16 giugno nel Kunstmuseum Luzern nella retrospettiva «Subjective Evidence», curata da Fanni Fetze, direttrice del museo svizzero. L’allestimento è articolato in capitoli tematici, tra cui «Landscape», «Still Life», «Streets», «Nudes». Un punto di vista può essere più vero di un altro? Il modo in cui guardiamo un evento altera la nostra interpretazione di ciò che sta accadendo? Questi alcuni interrogativi sollevati dalla mostra. Barbara Probst, seguendo le orme del padre, è innanzi tutto scultrice. Ha studiato all’Accademia di Belle Arti di Monaco di Baviera, poi a Düsseldorf. Lei stessa descrive il suo lavoro come «photographic sculpture»: «I diversi punti di vista delle mie macchine fotografiche derivano dal mio interesse scultoreo per le forme e gli spazi tridimensionali che osservo da angolazioni diverse per capirli meglio. Credo perciò di essere ancora una scultrice e di utilizzare semplicemente la fotografia come strumento». Barbara Probst ha partecipato nel 2006 alla grande collettiva «New Photography» del MoMA di New York e i suoi lavori sono stati presentati al Museum of Contemporary Photography di Chicago, alla Tate di Londra e a Le Bal di Parigi. La sua prima personale in un’istituzione italiana è stata «Poesia e verità», presentata alla Triennale di Milano del 2022. Il suo metodo di lavoro è lo stesso, sin dalla prima serie in 12 scatti «Exposure #1», realizzata a New York una sera del gennaio 2000, in cui gli obiettivi seguono una donna che corre nel buio. L’artista posiziona fino a una dozzina di macchine fotografiche orientate sullo stesso soggetto o evento, ma a distanze e angolazioni diverse, e poi le attiva simultaneamente con un telecomando. Gli scatti, esposti l’uno accanto all’altro, formano un’opera unica e raccontano una stessa storia. In alcune composizioni, come già in «Exposure #1», gli strumenti del lavoro, cavalletti, cavi, fotocamere, proiettori, sono presenti nell’inquadratura e fanno parte della scena. In «Exposure #114», scattata a Broadway nel maggio 2015, ne sono l’elemento principale. Un metodo che interroga direttamente il principio dell’«istante decisivo» di Henri Cartier-Bresson: «Vedo ogni fotografia come una rappresentazione possibile, ma non come la rappresentazione di un momento», sostiene la fotografa. Per questa mostra, Barbara Probst ha anche realizzato un’opera inedita, «Exposure #186», posizionando i suoi obiettivi nei locali vuoti del Kunstmuseum Luzern.

Luana De Micco, 05 aprile 2024 | © Riproduzione riservata

I diversi punti di vista di Barbara Probst | Luana De Micco

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