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Hilma af Klint, «The Evolution, The WUS/Seven-Pointed Star Series, Group VI, No.16», 1908

Courtesy di Hilma af Klint Foundation. Foto The Moderna Museet, Stockholm, Sweden

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Hilma af Klint, «The Evolution, The WUS/Seven-Pointed Star Series, Group VI, No.16», 1908

Courtesy di Hilma af Klint Foundation. Foto The Moderna Museet, Stockholm, Sweden

Hilma af Klint, la spiritualità alle origini dell’astrazione

La National Gallery of Ireland di Dublino presenta in Irlanda la prima grande monografica di una delle figure più originali del modernismo svedese

Alessia De Michelis

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Dal 15 ottobre al 7 febbraio 2027, la National Gallery of Ireland di Dublino dedica a Hilma af Klint (1882-1944) la prima grande monografica in Irlanda. «Hilma af Klint: Artist and Visionary», realizzata in collaborazione con la Hilma af Klint Foundation di Stoccolma, ripercorre la ricerca di una delle figure più originali del modernismo svedese, invitando a rileggere le origini dell’astrazione attraverso il rapporto tra arte, spiritualità e conoscenza.

In mostra dipinti, disegni e acquerelli che restituiscono l’ampiezza di una produzione a lungo rimasta nell’ombra. Tra le opere principali figurano «Group IX/SUW, The Swan, No. 1» (1914-15) e «Group X, No. 1, Altarpiece» (1915), accanto a studi botanici, ritratti giovanili e paesaggi, alcuni mai esposti al pubblico.

Influenzata dalla teosofia, dal rosacrocianesimo e dall’antroposofia, af Klint sviluppò un linguaggio visivo visionario, capace di tradurre in forme e colori dimensioni invisibili. La pratica del disegno e della pittura automatica, individuale e collettiva, si intrecciava con l’osservazione della natura, lo studio delle pubblicazioni scientifiche e l’interesse per le religioni e le culture del mondo. Durante la sua vita, l’artista mostrò raramente al di fuori della propria cerchia le opere spirituali che considerava il suo «grande lavoro». Alla sua morte lasciò circa 1.300 dipinti e 124 quaderni, contenenti oltre 26mila pagine, rimasti in gran parte inediti fino agli anni Ottanta.

Curata da Janet McLean, la mostra offre dunque l’occasione di approfondire una ricerca che sfida le narrazioni consolidate sulla nascita dell’arte astratta e il ruolo delle donne nella modernità. L’esposizione è accompagnata da un programma di incontri, visite e attività per diversi pubblici, oltre che da un catalogo con saggi critici e riproduzioni a colori.

Hilma af Klint, «The Swan, The SUW Series, Group IX: Part I, No.1», 1914-15. Courtesy di Hilma af Klint Foundation. Foto The Moderna Museet, Stockholm, Sweden

Alessia De Michelis, 16 ottobre 2026 | © Riproduzione riservata

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