Image

Verifica le date inserite: la data di inizio deve precedere quella di fine

Ritratto di Giuseppe Spagnulo.

Credits Associazione Archivio Giuseppe Spagnulo. Courtesy Associazione Archivio Giuseppe Spagnulo.

Image

Ritratto di Giuseppe Spagnulo.

Credits Associazione Archivio Giuseppe Spagnulo. Courtesy Associazione Archivio Giuseppe Spagnulo.

Giuseppe Spagnulo, quando la materia diventa pensiero

A Bologna una grande monografica ripercorre oltre sessant’anni di ricerca di Giuseppe Spagnulo, mettendo in dialogo sculture monumentali, opere su carta, maquette e materiali d’archivio. Al centro, il rapporto tra materia, gesto, forma e spazio e quella particolare idea di “pensiero formante” attraverso cui l’artista ha trasformato la scultura in un’esperienza capace di interrogare il corpo, il paesaggio e la memoria

Sofia Piperno

Leggi i suoi articoli

La materia non è mai soltanto materia. Nel lavoro di Giuseppe Spagnulo è resistenza, forza, tensione. È qualcosa da attraversare, spezzare, mettere in equilibrio. E soprattutto da trasformare. A dieci anni dalla scomparsa dell’artista e a novant’anni dalla nascita, CUBO Unipol porta a Bologna una delle figure più importanti della scultura italiana della seconda metà del Novecento con «Giuseppe Spagnulo. Oltre la materia, verso il pensiero formante», dal 9 ottobre 2026 al 23 gennaio 2027. La mostra, curata da Ilaria Bignotti e Roberto Borghi e realizzata in collaborazione con l’Associazione Archivio Giuseppe Spagnulo e l’Archivio storico di CUBO Unipol, attraversa la ricerca e la produzione dell’artista attraverso grandi sculture, opere su carta, maquette e materiali d’archivio.

Il punto di partenza è il «pensiero formante», espressione che restituisce bene il modo in cui Spagnulo concepiva il fare scultura. La forma nasce dal confronto con la materia, dalla sua resistenza e dalle possibilità che il gesto riesce ad aprire. «Non credo in una forma più perfetta di un’altra, ma solo nella quantità di spazio che una forma riesce a mettere in movimento», affermava l’artista. È una frase che permette di entrare nel suo lavoro senza separare forma e spazio. Pecrhè una scultura di Spagnulo non occupa semplicemente un luogo: lo modifica, lo misura, lo mette in tensione. E la materia diventa così un dispositivo capace di mettere in relazione il corpo dell’opera con quello di chi la guarda.

La mostra prende avvio da due opere monumentali appartenenti al Patrimonio artistico del Gruppo Unipol, Turris e Paesaggio orizzontale, realizzate tra il 1981 e il 1982. Attorno a loro si sviluppa un percorso che attraversa gli spazi interni ed esterni di Porta Europa, dalla sede storica di via Stalingrado ai giardini pensili fino alla Mediateca di CUBO. La dimensione architettonica non fa quindi da semplice contenitore: entra nella lettura delle opere e rende evidente una delle questioni centrali della ricerca di Spagnulo, quella tra scultura e spazio pubblico.

Il ferro è uno dei materiali attraverso cui questa relazione diventa più evidente. In «Ferro spezzato - Diagonale», del 1974, la geometria viene sottoposta a una frattura che sembra registrare fisicamente il passaggio del gesto. La superficie non nasconde la violenza dell’intervento: la conserva. E la forma nasce proprio dal confronto tra costruzione e lacerazione. Accanto al ferro c’è la terracotta, insieme a materiali meno convenzionali che entrano soprattutto nelle opere su carta. Carbone, sabbia vulcanica e ossidi di ferro compongono lavori come «Tempesta» e «Golia 1°», dove il disegno acquista una consistenza materica. È una ricerca che avvicina Spagnulo alle sperimentazioni di grandi protagonisti del secondo Novecento, da Alberto Burri a Lucio Fontana, pur mantenendo una direzione autonoma.

Negli anni il confronto con la materia si intreccia sempre più con una riflessione sull’identità. Emergono le radici mediterranee, il mito, la memoria, il viaggio. Le forme si trasformano e il ferro può diventare una rosa dei venti, una mappa, uno strumento per orientarsi. «Rosa dei venti», del 2008, è forse una delle immagini più immediate di questa trasformazione. La materia si apre allo spazio e diventa simbolo del navigante, ma anche dell’artista che cerca una direzione senza conoscere in anticipo la forma a cui approderà. La scultura torna così a essere un’avventura, come nella definizione dello stesso Spagnulo: «l’arte è un’avventura stupenda». Anche «Cerchio spezzato», del 1973, esposto all’esterno insieme alle monumentali «Turris» e «Paesaggio orizzontale», appartiene a quella fase in cui la geometria viene continuamente sottoposta a forze che ne alterano la stabilità. E «Attraverso la scultura, verso il mare», del 2015, porta questa ricerca ancora oltre: la forma diventa un «cannocchiale ottico» attraverso cui guardare lo spazio, mettendo in relazione oggetti, ambienti e persone. È qui che il lavoro di Spagnulo supera la questione strettamente scultorea. La materia non serve soltanto a costruire una forma. Serve a interrogare il modo in cui l’individuo abita lo spazio, entra in rapporto con gli altri e si confronta con il paesaggio.

Il percorso bolognese aggiunge a questa dimensione una componente documentaria, con fotografie storiche inedite, due video d’archivio con interviste all’artista, maquette e materiali provenienti dagli archivi. Non una semplice ricostruzione biografica, dunque, ma una possibilità di seguire il processo attraverso cui una forma prende corpo. L’11 novembre 2026 una giornata di studi multidisciplinare riunirà studiosi, storici dell’arte ed esperti di discipline diverse per approfondire la ricerca di Spagnulo e il ruolo della scultura nel dibattito contemporaneo. Un tema che la mostra lascia aperto: cosa può ancora fare la scultura oggi, quando la materia torna a essere un campo di confronto tra corpo, ambiente, memoria e comunità? Per Spagnulo la risposta non passa dalla ricerca di una forma definitiva. Passa dalla capacità della forma di mettere qualcosa in movimento. Anche lo spazio.

Sofia Piperno, 10 agosto 2026 | © Riproduzione riservata

Sofia Piperno

Leggi i suoi articoli

Giuseppe Spagnulo, quando la materia diventa pensiero | Sofia Piperno

Giuseppe Spagnulo, quando la materia diventa pensiero | Sofia Piperno