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Il percorso negli spazi milanesi di Viasaterna si apre con «La Creazione/Neon», la sequenza del 1975 esposta per la prima volta integralmente nella versione realizzata nel 2016
- Alessia De Michelis
- 09 settembre 2026
- 00’minuti di lettura
Giovanni Chiaramonte, «La Creazione/Neon», 1975-2016
© Archivi Giovanni Chiaramonte. Courtesy di Viasaterna
Giovanni Chiaramonte e la luce come origine dell’immagine
Il percorso negli spazi milanesi di Viasaterna si apre con «La Creazione/Neon», la sequenza del 1975 esposta per la prima volta integralmente nella versione realizzata nel 2016
- Alessia De Michelis
- 09 settembre 2026
- 00’minuti di lettura
Alessia De Michelis
Leggi i suoi articoliÈ la luce, prima ancora del paesaggio, il soggetto della fotografia di Giovanni Chiaramonte. Da questa prospettiva prende forma «Alight», l’esposizione che Viasaterna dedica al fotografo varesino (1948-2023), a cura di Luca Fiore in collaborazione con gli Archivi Giovanni Chiaramonte. In mostra a Milano, dal 6 ottobre all’11 dicembre, 75 opere ripercorrono una ricerca in cui luce e ombra diventano categorie visive, ma anche metafore dell’esistenza.
Il percorso si apre con «La Creazione/Neon», la sequenza del 1975 esposta per la prima volta integralmente nella versione realizzata nel 2016 da Chiaramonte insieme allo stampatore Mario Govino. In queste immagini, dettagli di insegne al neon emergono da fondali completamente neri: forme artificiali che, isolate dall’oscurità, assumono quasi una dimensione cosmologica. La serie nasce da una folgorazione notturna dell’artista e dalla volontà di interrogarsi sul rapporto fra luce, immagine e mistero. La serie, spiegava l’artista, è «ottenuta ritagliando dai cieli notturni della città le immagini al neon plasmate a imitazione delle forme della natura e delle invenzioni dell’uomo».
Il tema attraversa anche le fotografie realizzate tra gli anni Ottanta e i primi Duemila, provenienti dalle serie «Paesaggio italiano», «Terra del ritorno», «Penisola delle figure», «Westwards» e «Dolce è la luce». Chiaramonte, vicino a figure come Luigi Ghirri, Paolo Monti e Arturo Carlo Quintavalle, costruisce immagini in cui il raggio che attraversa il buio e l’ombra proiettata diventano elementi ricorrenti. La fotografia è così intesa come luogo di rivelazione: qualcosa che la luce, simultaneamente, vela e svela.
Chiude la mostra «Di-Stanze», realizzata nel 2001 a Villa Panza di Varese. Qui l’incontro con le opere di Dan Flavin, Robert Irwin e James Turrell conduce Chiaramonte a riscoprire la villa come una sorta di macchina fotografica: nelle stanze oscurate, la luce proveniente da piccoli fori proietta sulle pareti il paesaggio esterno, restituendo la genealogia stessa dell’immagine fotografica.
«Alight» inaugura inoltre una serie di iniziative dedicate alla valorizzazione dell’intero lascito artistico conservato negli archivi di Chiaramonte.