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Chiara Massimello
Leggi i suoi articoliL’Istituto italiano di Cultura di Londra, prima di lasciare (ahimè) lo storico edificio di Belgrave Square, inaugura il 21 gennaio (fino al 27 marzo) una mostra colta e raffinata dedicata al grande Fosco Maraini curata da Sandra Romito e Lara Veroner.
Un vero labour of love, perché il patrimonio fotografico di Maraini è immenso, quasi 100mila immagini tra negativi, provini e diapositive custoditi in diversi fondi, pubblici e privati, con un nucleo principale presso il Gabinetto G.P. Vieusseux di Firenze. 12mila sono gli scatti digitalizzati, visibili sul sito della Fondazione Alinari, da cui sono partite le due curatrici. «Un viaggio affascinante attraverso immagini che celebrano l’incontro con l’altro e la bellezza del mondo, afferma Lara Veroner. Un dialogo tra culture, paesaggi e umanità, che presenta una sintesi significativa della sua visione antropologica ed estetica».
La mostra è il racconto di un «Citluvit», un cittadino della Luna in visita d’istruzione sul pianeta Terra, termine che inventò lo stesso Maraini per definirsi e in parte giustificare il suo costante andare altrove, che non era un fuggire lontano, ma un desiderio infinito di conoscere e scoprire. Etnologo e alpinista, professore e antropologo, ma anche e soprattutto scrittore e fotografo, Fosco Maraini (Firenze, 1912-2004) era un uomo insaziabilmente curioso, acuto e intelligente. Era sempre in viaggio, soprattutto verso l’Oriente, in particolare il Giappone, sua seconda patria a partire dal 1938, quando si trasferì a Sapporo con la famiglia.
Sandra Romito, cocuratrice della mostra, ci racconta come il suo incontro con Fosco Maraini sia avvenuto attraverso i suoi libri: «Di lì il passaggio alle sue fotografie è stato assolutamente naturale, forse parole e immagini erano per lui interscambiabili, certamente erano complementari. È riuscito a ritrarre splendore e orrore senza mai applicare alla sua macchina fotografica il filtro del giudizio, solo quello dell’intelligenza, dell’empatia e dell’amore per umanità e natura».
Per la prima volta le fotografie di Maraini vengono esposte in Gran Bretagna: un riconoscimento importante e quasi dovuto. Di madre (e madrelingua) inglese, il fotografo fu anche ricercatore associato al St Antony’s College di Oxford. Attraverso il lavoro delle curatrici, scopriamo un vero artista, un osservatore attento, emotivamente coinvolgente e tecnicamente impeccabile. Grande amante della natura, soprattutto nelle sue manifestazioni più estreme, dalle vette innevate alle vaste pianure, con la sua fedele Leica di metallo raggiungeva i luoghi più remoti della Terra, «il periferico, il remoto, l’inusitato, l’esterno», come amava dire. Cercava con il suo obiettivo di coglierne l’essenza, osservando con empatia le persone e cercando di prendere parte alla loro vita quotidiana. Oltre i paesaggi, magnifici e irraggiungibili, belle anche le immagini dalle architetture urbane realizzate con inquadrature mai banali, ma una menzione speciale meritano le fotografie scattate in Italia negli anni Venti che risentono delle influenze del movimento futurista.
Una fotografia di Fosco Maraini, proprietà Gabinetto Vieusseux. © Archivi Alinari