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Angelica Kaufmann
Leggi i suoi articoliPrima di assumere il significato di paradiso, paradaidha indicava il «giardino recintato». È da questa antica parola persiana che prende avvio una delle più recenti ricerche di Robert Zandvliet, artista che, come Claude Monet nel giardino di Giverny, guarda al paesaggio come a un luogo di sperimentazione della pittura, dove indagare luce, colore e struttura dell’immagine. Nella serie «Paradaidha», protagonista della mostra che inaugurerà il 5 settembre 2026 la nuova sede di GRIMM ad Amsterdam, il giardino diventa uno spazio in cui natura e pittura si incontrano, tra memoria della tradizione e ricerca contemporanea.
Da sempre il giardino è stato un tema centrale nella storia della pittura: natura osservata e trasformata dallo sguardo, luogo in cui misurare il rapporto tra realtà e rappresentazione. È proprio su questa eredità che interviene Zandvliet, riportando il paesaggio al centro della sua riflessione pittorica. Nelle opere in mostra, infatti, il giardino si traduce in grandi campi cromatici attraversati da sovrapposizioni di verdi, variazioni luminose e profondità mutevoli. Le forme emergono senza mai definirsi completamente, sospese tra il riferimento al mondo naturale e la costruzione astratta della superficie.
Il riferimento a Monet è centrale. Negli stagni del giardino di Giverny, il Maestro francese trovò un campo inesauribile per indagare la luce, il colore e la superficie pittorica, trasformando il paesaggio in un luogo di ricerca radicale. Zandvliet raccoglie quell’eredità per interrogare il rapporto tra motivo naturale e costruzione dell’immagine, attraverso un processo di semplificazione e ricomposizione della forma. La sua pittura si concentra così sugli elementi fondamentali del dipingere: la linea, il colore, la profondità, il rapporto tra luce e spazio. Le immagini rimangono legate al mondo visibile, ma vengono progressivamente liberate dalla descrizione.
Nato nel 1970 a Terband, nei Paesi Bassi, e oggi attivo a Haarlem, Robert Zandvliet ha costruito negli ultimi trent’anni una ricerca caratterizzata da continua evoluzione e sperimentazione. Dopo gli studi a De Ateliers di Amsterdam, dove ha conseguito il master nel 1994, ha ottenuto nello stesso anno il Prix de Rome, avviando un percorso che lo avrebbe portato a confrontarsi con alcune delle principali istituzioni artistiche europee e internazionali.
Gli esordi della sua carriera furono segnati da dipinti dedicati a oggetti quotidiani: un fermaglio per capelli, uno specchietto retrovisore, uno schermo cinematografico. Attraverso pochi elementi essenziali, Zandvliet riduceva le immagini alla loro struttura primaria, esplorando la tensione tra soggetto rappresentato e forma pittorica.
Negli anni successivi il paesaggio è diventato uno dei nuclei principali della sua ricerca. Per l’artista non è soltanto un soggetto, ma una struttura capace di contenere luce, movimento e silenzio, un modo per interrogare le possibilità della pittura oltre la semplice rappresentazione. Il dialogo con la storia dell’arte rimane una costante del suo lavoro. Nel 2015, per esempio, la mostra al Vincent van Gogh Huis di Zundert nasceva dal confronto con «Landscape at Auvers in the Rain» (1890), uno degli ultimi paesaggi dipinti da Vincent van Gogh.
La mostra «Paradaidha» inaugurerà il nuovo spazio di GRIMM ad Amsterdam, al civico 38-40 di Leidsegracht, segnando una nuova fase per la galleria internazionale fondata nel 2005 e oggi presente anche a Londra e New York. La scelta di affidare questo debutto a Zandvliet conferma il ruolo centrale della pittura nella programmazione della galleria e il percorso di un artista che da quasi trent’anni ne esplora possibilità e trasformazioni.