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Nel 2027 la Tate Modern dedica una grande mostra a Edvard Munch rileggendo i suoi “dipinti dell’anima” attraverso cinema e narrazione visiva. Un progetto che sposta l’attenzione dalla dimensione espressionista alla costruzione di immagini come linguaggio contemporaneo.
- Redazione GdA
- 12 aprile 2026
- 00’minuti di lettura
Edvard Munch, L'urlo, Firmato E. Munch e datato 1895 (in basso a sinistra), Pastello su tavola nella cornice originale. Courtesy Sotheby's
Dipingere l’anima: la Tate ripensa Edvard Munch attraverso il linguaggio filmico
Nel 2027 la Tate Modern dedica una grande mostra a Edvard Munch rileggendo i suoi “dipinti dell’anima” attraverso cinema e narrazione visiva. Un progetto che sposta l’attenzione dalla dimensione espressionista alla costruzione di immagini come linguaggio contemporaneo.
- Redazione GdA
- 12 aprile 2026
- 00’minuti di lettura
Redazione GdA
Leggi i suoi articoliLa mostra che la Tate Modern dedica a Edvard Munch nel 2027 vuole attivare una rinnovata indagine sul rapporto tra pittura e narrazione visiva. Il progetto si concentra su quelli che la Tate definisce “dipinti dell’anima”. Una formula che, sottratta alla retorica, individua un nodo preciso: la costruzione dell’identità attraverso l’immagine. Munch non è presentato come artista dell’interiorità, ma come autore che ha trasformato emozione e desiderio in strutture visive replicabili, quasi sequenziali.
La lente del cinema diventa quindi decisiva. Non per attualizzare Munch, ma per riconoscere nella sua opera una logica già cinematografica: reiterazione dei soggetti, variazioni sul tema, costruzione di una grammatica dell’immagine. L’angoscia, il desiderio, la solitudine non sono contenuti. Sono dispositivi.