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Coppa in bronzo intarsiato: scene della fondazione della città di Cesarea

© GrandPalaisRmn (musée du Louvre) / Hervé Lewandowski

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Coppa in bronzo intarsiato: scene della fondazione della città di Cesarea

© GrandPalaisRmn (musée du Louvre) / Hervé Lewandowski

Dal Louvre a Nîmes, l’arte romana come teatro delle identità

Al Musée de la Romanité un progetto ambizioso organizzato insieme al grande museo parigino, dal quale arrivano statue, rilievi, mosaici, vetri, cammei, sarcofagi, oggetti della vita quotidiana, e anche l’elmo di gladiatore proveniente da Pompei

Luana De Micco

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Che cos’era l’«arte» per i Romani? Uno strumento politico per celebrare il potere, onorare gli dèi, consolidare l’identità collettiva, esibire prestigio sociale. Nell’antica Roma «l’arte per l’arte» non esisteva: «Le opere non erano create solo per la loro bellezza e dimensione estetica, ma rispondevano a funzioni concrete e sociali. L’estetica, benché fosse onnipresente, non era un fine in sé, ma il linguaggio di una società che si pensa, si racconta e si mette in scena attraverso le immagini». 

Così il Musée de la Romanité di Nîmes introduce «L’arte romana del Louvre» (11 giugno-10 gennaio 2027), un progetto ambizioso organizzato insieme al grande museo parigino, che è stato molto generoso nei prestiti. Dalle sue collezioni arrivano statue, rilievi, mosaici, vetri, cammei, sarcofagi, oggetti della vita quotidiana, e anche l’elmo di gladiatore proveniente da Pompei (I secolo d.C.), ornato da una testa di Medusa, che apre il percorso espositivo. Un oggetto, artistico e insieme funzionale, che simboleggia il «paradosso» sollevato da Isabel Bonora Andujar del Dipartimento delle Antichità greche, etrusche e romane, insieme ad altri conservatori del Louvre, e che ribalta il nostro modo moderno di guardare l’antichità: il museo contemporaneo, isolando statue, mosaici o oggetti preziosi dal loro contesto originario, li ha trasformati in opere d’arte autonome, da contemplare, mentre era diverso nell’Impero romano, poiché il bello non era mai separato dall’uso

Il percorso si articola in quattro sezioni. Una delle principali funzioni attribuite all’arte era quella della rappresentazione sociale. L’arte appare come un gigantesco teatro delle identità collettive e individuali. Esemplare, in questo senso, è la Coppa di Cesarea (IV secolo d.C.), su cui decori d’argento incastonato raccontano le origini mitologiche della città. La terza sezione, dal titolo «Affermazioni», sottolinea tutta la modernità dell’antica Roma, che faceva dell’arte uno strumento di comunicazione. Le immagini diventavano veri e propri «slogan visivi», di comprensione immediata, per diffondere idee politiche e valori condivisi, o per mostrare la propria distinzione sociale. Il potere di Roma veniva legittimato nella figura della «Victoria Augusti», la Vittoria imperiale, che comparendo nei rilievi, sulle monete, sugli oggetti d’uso quotidiano, contribuiva a costruire l’immaginario dell’Impero. L’ultima sezione invece, entra nel laboratorio degli artisti e degli artigiani romani.

Frammento di affresco: Calliope, musa della poesia epica. © GrandPalaisRmn (musée du Louvre) / Hervé Lewandowski

Luana De Micco, 11 giugno 2026 | © Riproduzione riservata

Dal Louvre a Nîmes, l’arte romana come teatro delle identità | Luana De Micco

Dal Louvre a Nîmes, l’arte romana come teatro delle identità | Luana De Micco