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Michael Ajerman, «Grip», 2019

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Michael Ajerman, «Grip», 2019

Da Monica De Cardenas otto artisti scavano nell’interiorità per esplorare emozioni e sentimenti

Le opere di Guy Yanai, Erin Lawlor, Michael Ajerman, Christopher Orr, Ivan Seal, Gideon Rubin, Alessandro Pessoli ed Emilio Gola portano negli spazi milanesi della galleria un’indagine sugli stati d’animo, finendo per muoversi in un territorio sfuggente e ambiguo in cui nulla si appalesa mai completamente ma dove permangono sempre zone d’ombra, quando non di oscurità

Ada Masoero

Giornalista e critico d’arte Leggi i suoi articoli

Otto artisti diversi per età (31 anni dividono Alessandro Pessoli, nato nel 1963, da Emilio Gola, lui del 1994), per nazionalità e formazione, sono riuniti (dal 14 maggio al 30 luglio) da Monica De Cardenas nella sua galleria milanese, sotto il segno della comune pratica della pittura ma, più ancora, sotto il segno di una pittura che per tutti è inquieta, scava nell’interiorità, esplora emozioni e sentimenti, indaga stati d’animo, finendo per muoversi in un territorio sfuggente e ambiguo in cui nulla si appalesa mai completamente ma dove permangono sempre zone d’ombra, quando non di oscurità. Non a caso il titolo della mostra, «The Human Stain» (la macchia umana), cita quello del famoso e pluripremiato romanzo di Philip Roth (1933-2018), uscito negli Stati Uniti nel 2000 (2001 in Italia), la cui vicenda ruota intorno alla figura di un docente universitario su cui cadono accuse (infondate, si scoprirà) di razzismo che, sommate a suoi antichi fantasmi, gli devastano la vita.

È in questa zona buia (seppure non sempre così drammatica), dove la «macchia» è letterale, cioè pittorica, e al tempo stesso è metaforica, per via della dimensione sfuggente dell’immagine e delle sue implicazioni emotive, che si muove la ricerca profondamente introspettiva degli otto artisti convocati. Con due sole (apparenti) eccezioni: sono Guy Yanai (Haifa 1977, vive a Marsiglia), i cui dipinti mostrano un’essenzialità che sembra contraddire l’assunto della mostra, ma che, a ben vedere, proprio per quella loro estrema riduzione formale si situano in un territorio straniante, non meno inquieto (e inquietante) di quello in cui operano gli altri, ed Erin Lawlor (Londra, 1969, vive a Londra), che si muove sul versante dell’astrazione, ma di un’astrazione che non ha reciso il rapporto con alcuni elementi della realtà, come l’acqua o il vento di cui, con le sue pennellate, lei restituisce la fluida mutevolezza.

L’indagine delle emozioni è al centro del lavoro di Michael Ajerman (New York, 1977, vive a Londra), che la traduce in immagini di intimità corporea attraverso una pittura materica e sfuggente al tempo stesso, mentre Christopher Orr (Helensburgh, 1967, vive a Londra) dissolve le sue composizioni in un’atmosfera velata di vapori, che guarda a Turner, trasportandole in uno spazio altro. Diverso l’approccio di Ivan Seal (Stockport, Uk, 1973; vive a Berlino), cui si deve l’immagine-guida della mostra («filipemarlo (child version)», 2019), che pone le sue misteriose figure materiche e quasi minerali su sfondi indistinti e trascoloranti, simili ai cieli surrealisti.

Quanto a Gideon Rubin (Tel Aviv, 1973, vive a Londra), cresciuto in mezzo all’arte, lavora in modo elusivo sui temi della famiglia e della memoria cancellando i volti e dando vita a figure volutamente anonime, da investire con le proprie proiezioni, così come, seppure con diverse modalità, accade in Alessandro Pessoli (Cervia, 1963, vive a Los Angeles), che con una stratificazione di tecniche, in cui s’intrecciano pittura, spray e collage, e una pluralità di stimoli della natura più diversa (storia, arte, cinema, teatro, cultura popolare...) dà vita a uno spazio in cui ognuno può mettere in gioco le proprie proiezioni. Mentre Emilio Gola (Milano, 1994, vive a Milano), di tutti il più giovane, si fa poetico portavoce dei vissuti della propria generazione, di cui indaga incertezze e consolatorie tenerezze, ansie e inquietudini.

Christopher Orr, «Far Away and Empty of Light», 2022

Ada Masoero, 13 maggio 2026 | © Riproduzione riservata

Da Monica De Cardenas otto artisti scavano nell’interiorità per esplorare emozioni e sentimenti | Ada Masoero

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