«Struttura 794» (1965) di Enzo Mari

Cortesia della Galleria Lia Rumma, Milano | Napoli

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«Struttura 794» (1965) di Enzo Mari

Cortesia della Galleria Lia Rumma, Milano | Napoli

Da Lia Rumma arte razionale

Il percorso comprende le opere di nove autori di generazioni diverse riuniti idealmente attorno alla figura di Tomás Maldonado

È raro che la galleria Lia Rumma presenti mostre collettive. Lo fa ora, dal 29 maggio al 13 luglio, con «Sistemi semplici», un progetto ideato dalla stessa Lia Rumma con il gallerista e curatore Gigiotto Del Vecchio, che riunisce nove artisti di generazioni diverse intorno al filosofo, artista, designer e teorico argentino Tomás Maldonado. Con lui, Enrico Castellani, Piero Dorazio, Donald Judd, Enzo Mari, Bruno Munari e i più giovani Heimo Zobernig, Angela Bulloch, Daniel Pflumm. A unirli, la comune «volontà di svincolare l’arte da una dimensione psicologica o realistica, con un’attenzione particolare al segno e alla forma che diventano elemento unico di espressione». La scintilla da cui è scaturita la mostra è stata innescata dalle riflessioni di Maldonado (Buenos Aires 1922–Milano 2018) sulla concezione razionale della forma, del colore e delle loro derivazioni percettive. Riflessioni che, spiegano i curatori, hanno orientato arte e design verso un «pensiero sistemico, al fine di raggiungere un equilibrio tra scienza e progetto, tra teoria e pratica, incorporando metodi di pianificazione e i principi della percezione e della semiotica». Ecco allora Bruno Munari (Milano 1907-1998), figura tanto geniale e multiforme (da designer meritò cinque Compassi d’Oro) da essere difficilmente inquadrabile, autore, tra molto altro, di dipinti abitati da forme nette e colori rigorosamente calibrati, oltreché di lavori generati dall’uso della luce e dell’ombra.

«Gaza strip» (1967) di Piero Dorazio. Cortesia della Galleria Lia Rumma, Milano | Napoli

Suo allievo ideale, Enzo Mari (Novara 1932-Milano 2020), artista vicino all’arte cinetica e designer pluridecorato anch’egli con il Compasso d’Oro. Restando in Italia, c’è Piero Dorazio (Roma 1927-Perugia 2005), cofondatore nel 1947 del gruppo «Forma 1», la cui pittura è fondata sull’interrelazione tra colore, spazio e forma, e il grande Enrico Castellani (Castelmassa 1930-Cellano 2017) che persegue, ma nella monocromia, le stesse ricerche sulla percezione. E poi Donald Judd (Missouri 1928-New York, 1994), fra i massimi artisti del dopoguerra, maestro e teorico del minimalismo (sebbene lui non amasse tale definizione), e la generazione più giovane: Angela Bullock (Ontario, Canada, 1966, vive e lavora a Berlino), il cui lavoro, multimediale, è fondato sull’interesse per i sistemi, i modelli, le regole, oltre che sulla storia delle forme e dell'interazione umana; Heimo Zobernig (Austria, 1958, vive a Vienna) con la sua astrazione «televisiva» che guarda ai pixel dei primi videogames, e Daniel Pflumm (Ginevra 1968, vive a Berlino), figura centrale della Berlino underground degli anni ’90, che crea lightbox volutamente «afasici» e lavora con i nuovi media alzando una critica radicale al capitalismo.

 

 

 

Ada Masoero, 27 maggio 2024 | © Riproduzione riservata

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