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Luana De Micco
Leggi i suoi articoli«Charles Gaines. Ciphering African Acacias and Supreme Court Decisions» (dal 10 giugno al 26 settembre) è la prima personale dell’artista statunitense, figura rilevante dell’arte concettuale, organizzata nella sede parigina della galleria Hauser & Wirth. Il progetto espositivo si articola attorno a due principali nuclei di opere: la storica serie «Numbers and Trees», iniziata nel 1986 e sempre in divenire, e il più recente ciclo «Manifestos», elaborato nel 2025 durante la residenza artistica presso la sede nel Somerset della mega galleria.
L’elemento comune alle due produzioni è la volontà di Gaines di «smontare» la soggettività del processo creativo dell’artista utilizzando sistemi aritmetici o digitali complessi e rigorosi per interrogare la relazione tra percezione e significato. Nel caso di «Numbers and Trees», di cui nei locali della rue François I presenta i nuovi lavori su plexiglas, l’autore parte da fotografie di alberi, delle acacie, scattate durante un viaggio in Tanzania, nel 2023. Ogni pianta viene fotografata nelle stesse condizioni di luce e distanza. Ad ognuna, inoltre, viene assegnato un colore e un nome ispirato alle tribù del nord del paese. Le immagini vengono scomposte in singole celle di una griglia e sovrapposte progressivamente una sull’ultra, ottenendo alla fine un’immagine stratificata singolare, risultato del processo seriale. È presente anche «Manifestos 7» (2026), ultima opera dell’omonima serie, un’installazione di disegni, musica e video attraversata da una forte tensione politica. Il lavoro prende infatti come punto di partenza due decisioni storiche della Corte Suprema degli Stati Uniti: la sentenza «Plessy contro Ferguson», del 1896, che legittimò la segregazione razziale, e la sentenza «Brown contro l’ufficio scolastico», del 1954, che invece dichiarò illegale la segregazione razziale nelle scuole pubbliche. Gaines traduce i testi giuridici in musica, dove le lettere dalla A alla G, sulla base della notazione alfabetica anglosassone, diventano note, mentre le altre lettere sono «riscritte» come pause. I cinque disegni esposti riproducono le partiture musicali. Qui «unisce le strutture razionali, matematiche e liriche della musica con l’irrazionalità della violenza, delle tensioni razziali e dell’ingiustizia sociale», riferisce la galleria. Nato nel 1944 a Charleston, Carolina del Sud, l’artista, che vive e lavora a Los Angeles, è stato nel 1967 il primo afroamericano a conseguire il Master of Fine Arts (MFA) della School of Art and Design at the Rochester Institute of Technology. Per tanti anni, fino alla pensione, nel 2022, ha insegnato al California Institute of the Arts. Vicino ad artisti concettuali statunitensi come John Cage e Sol LeWitt, ha partecipato inoltre alla Biennale di Venezia nel 2007 e nel 2015. «Adottando un approccio generativo per creare serie di opere attraverso l’uso di supporti diversi, Charles Gaines, scrive Hauser & Wirth in una nota, ha costruito un ponte tra i primi artisti concettuali degli anni ‘60 e ‘70 e le generazioni successive di artisti che oggi spingono sempre più lontano i limiti del concettualismo».
Charles Gaines, «Numbers and Trees: Tanzania Series 3, Acacia, Tree #6, Burungi», 2026. © Charles Gaines. Courtesy l’artista e Hauser & Wirth. Foto Fredrik Nilsen