Francesca Pasquali_«Origami» (2022) di Francesca Pasquali, Roma, Museo Macro

© Fpa Archive

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Francesca Pasquali_«Origami» (2022) di Francesca Pasquali, Roma, Museo Macro

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Da Cubo Unipol 30 opere di 10 artiste

Nelle due sedi dell’azienda, Porta Europa e Torre Unipol, una mostra tutta al femminile

Dieci artiste bolognesi, nate dalla metà del secolo scorso fino agli anni Ottanta, sono state scelte da Cubo Unipol per identificare un «punto di vista femminile» su un tema esteso come quello del mondo della natura. Caratteristiche «curiose», e forse anche un accenno di cultura woke implicito nel presupporre l’esistenza di uno sguardo femminile (o maschile) nella produzione artistica, in mostra presso le due sedi del settore espositivo della nota azienda, Porta Europa e Torre Unipol, sotto il titolo di «Eccentriche Nature» (dal 6 giugno al 5 ottobre). 

Il curatore Pasquale Fameli ha scelto Sergia Avveduti (1965), Pinuccia Bernardoni (1953), Mirta Carroli (1949), Valentina D’Accardi (1985), Giulia Dall’Olio (1983), Sabrina Mezzaqui (1964), Sabrina Muzi (1964), Francesca Pasquali (1980), Greta Schödl (1929) e Sissi (1977), dalle cui opere emerge uno sguardo d’insieme di notevole interesse vista appunto l’eterogeneità dei percorsi, permettendo numerosi confronti e interconnessioni da parte di chi osserva. Difficile, infatti, trovare un unico filo comune nella trentina di opere esposte, tra sculture, installazioni, fotografie, disegni, forse riassumibile in un’analisi dei confini tra la dimensione naturale del mondo e quella artificiale che l’essere umano continuamente propone a sovrapporre. Fameli anzitutto «bypassa» il neonaturalismo di metà ’900, perché a suo dire troppo legato a prospettive prettamente maschili, e si concentra sulla fase successiva con le artiste convocate in mostra, la cui produzione risulta essere in bilico tra formalismo e concettualismo

Se Bernardoni, Dall’Olio e Muzi, in un rapporto quasi transgenerazionale, attraverso tecniche antiche come il disegno a carboncino o penna realizzano veri e propri studi di morfologia vegetale, Carroli, Mezzaqui e Sissi da tali morfologie ricavano sintesi plastiche attraverso le modalità dell’intaglio e del modellato, dando vita a forme ancestrali oppure materializzando il tempo o incentrando la propria ricerca sulla scienza del corpo umano. Schödl invece utilizza pigmenti ricavati dalle piante per le sue «scritture», mentre Pasquali combina elementi industriali per le sue forme legate alla creazione di una natura artificiale. Avveduti e D’Accardi, infine, reinventano paesaggio e natura morta utilizzando rispettivamente il collage e il blow-up fotografico.

«Arbusti» (2020) di Sergia Avveduti

Stefano Luppi, 04 giugno 2024 | © Riproduzione riservata

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Da Cubo Unipol 30 opere di 10 artiste | Stefano Luppi

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