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Tato (Guglielmo Sansoni), «Coppa Scheneider a Venezia», 1927

Foto © Museo dell’Aeronautica Gianni Caproni (Museo Storico del Trentino)

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Tato (Guglielmo Sansoni), «Coppa Scheneider a Venezia», 1927

Foto © Museo dell’Aeronautica Gianni Caproni (Museo Storico del Trentino)

Come i velivoli di Gianni Caproni hanno saputo incarnare la «bellezza della velocità» dell’aeropittura futurista

Alla Galleria Civica G. Segantini di Arco una mostra raggruppa le opere di coloro che hanno trasformato l’osservazione del mondo in una tensione spirituale verso una dimensione altra, dove biomorfismo, geometria e sensibilità «stracielo» dissolvevano ogni intento descrittivo

L’aeroplano non è soltanto una macchina: per i futuristi diventa uno strumento capace di trasformare radicalmente lo sguardo e di inaugurare una nuova idea di realtà. È questo il nucleo di «Aerovita. L’Aeropittura futurista e Gianni Caproni: macchina, estetica e mito», la mostra ospitata alla Galleria Civica G. Segantini di Arco (Tn) fino al 6 gennaio 2027, a cura di Tommaso Carletti, Niccolò D’Agati, Luca Gabrielli.

Il percorso segue l’evoluzione dell’aeropittura dalle vedute dall’alto, che sovvertono la prospettiva tradizionale, fino agli esiti più astratti e cosmici della ricerca futurista. Le celebri «visioni-ventaglio», la moltiplicazione dei punti di vista e la deformazione dinamica del paesaggio traducono sulla tela l’esperienza del volo, mentre artisti come Gerardo Dottori, Enrico Prampolini, Fillia (Luigi Colombo) e Benedetta Cappa Marinetti trasformano l’osservazione del mondo in una tensione spirituale verso una dimensione altra, dove biomorfismo, geometria e sensibilità «stracielo» dissolvono ogni intento descrittivo.

Accanto a questa ricerca si sviluppa il mito dell’aviatore. Trasvolate, record di quota, gare internazionali e acrobazie alimentano un immaginario in cui arte e impresa tecnologica coincidono. L’aeropittura celebra così la vertigine dello spazio e la velocità come esperienza plastica, facendo delle imprese dei piloti il simbolo di una modernità in continua ascesa.

Al centro di questa vicenda emerge la figura di Giovanni Battista Caproni (Arco, 1886-Roma, 1957), protagonista assoluto dell’aviazione italiana. Ingegnere, imprenditore e visionario, comprese precocemente il potenziale dell’aviazione civile, progettando velivoli destinati a ridefinire il futuro del trasporto aereo. Il dialogo con il Futurismo fu immediato: già dal 1915 gli aerei Caproni diventano soggetti privilegiati delle opere di Giacomo Balla, incarnando quella «bellezza della velocità» teorizzata da Marinetti. La mostra restituisce così il rapporto tra innovazione tecnologica e avanguardia artistica, raccontando come il mito del volo abbia contribuito a ridefinire, insieme, l’immaginario della modernità e il linguaggio dell’arte del Novecento.

Giacomo Balla, «Forze Aeroplano Caproni», 1915 ca. Collezione privata, courtesy Galleria Bottegantica, Milano

Alessia De Michelis, 13 luglio 2026 | © Riproduzione riservata

Alessia De Michelis

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