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Anna Kamyshan, «Nabatele. A Synagogue Over Venice», 2026.

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Anna Kamyshan, «Nabatele. A Synagogue Over Venice», 2026.

Biennale Arte 2026: una geografia diffusa tra città, memoria e contemporaneità

La 61esima edizione si configura come una rete espositiva policentrica con 31 Eventi Collaterali che trasformano Venezia in un organismo culturale diffuso tra pratiche artistiche, ricerca e sperimentazione interdisciplinare

Nicoletta Biglietti

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La Biennale Arte 2026 conferma la sua natura di piattaforma internazionale diffusa, in cui la città diventa un organismo culturale attivo. Accanto alla mostra internazionale «In Minor Keys», curata da Koyo Kouoh, la sezione degli Eventi Collaterali costruisce una rete estesa di progetti diffusi in città, trasformandola in un sistema espositivo policentrico e stratificato. Sono 31 quelli ufficiali, promossi da istituzioni, fondazioni, musei e centri d’arte contemporanea internazionali. Ogni progetto ha una sua autonomia curatoriale, ma nel loro insieme contribuiscono a delineare una geografia dell’arte contemporanea, fatta di pratiche artistiche, ricerca critica e sperimentazione interdisciplinare.

Tra gli eventi si segnala «As Above, So Below» di One Ocean Foundation, che affronta il rapporto tra ambiente, sostenibilità e immaginari oceanici, ospitato tra la Fabbrica H3 e l’Ex Chiesa dei Santi Cosma e Damiano alla Giudecca. A questo si affiancano progetti che indagano identità culturali e narrazioni contemporanee come «BAILE, BOTELLA Y BARAJA. José Ruiz entre la Botella y el Lienzo y su Narración Naïf de Puerto Rico» di Josè Ruìz, e «Catalonia in Venice: Claudia Pagès Rabal. Paper Tears», che esplora il linguaggio visivo come forma di scrittura e memoria. «Cymru yn Fenis / Wales in Venice presents Sownd: Manon Awst and Dylan Huw» e «Fermata: Hong Kong in Venice» ampliano ulteriormente la dimensione geopolitica della rassegna, riflettendo su territorio, trasformazione e ascolto del presente.

Una parte significativa del programma è dedicata a pratiche installative e ambientali che ridefiniscono lo spazio espositivo. «Hybrids. Leandro Erlich al Negozio Olivetti» interviene in uno dei luoghi simbolici dell’architettura moderna veneziana, mentre «If All Time Is Eternally Present: Kandis Williams, Meriem Bennani & Orian Barki, Tai Shani» alla Pier Luigi Nervi Foundation riunisce artisti internazionali in una riflessione sulla temporalità e sulla percezione. «Kan Yasuda – Isole del Silenzio» lavora invece su una dimensione scultorea e meditativa del paesaggio.

Il programma include inoltre importanti presenze istituzionali come «Lee Ufan» allo SMAC San Marco Art Centre, che riafferma il dialogo tra minimalismo e spazio, e il progetto della Fondazione Bvlgari alla Biblioteca Nazionale Marciana, con interventi di Lara Favaretto («Momentary Monument – The Library») e Monia Ben Hamouda («Fragments of Fire Worship»), che mette in relazione archivio, memoria e linguaggi contemporanei. Altri progetti sviluppano riflessioni su corpo, identità e trasformazione sociale. «Nalini Malani – Of Woman Born» affronta la costruzione della soggettività femminile, mentre «Su Xiaobai’s Alchemical Universe» esplora materia e processi di trasformazione pittorica. «TURANDOT: To the Daughters of the East» propone invece una rilettura critica di immaginari orientali, e «Screen Melancholy: Li Yi-Fan» indaga la relazione tra immagine digitale e percezione contemporanea.

Non mancano progetti legati a contesti geopolitici e urgenze del presente. «Still Joy – from Ukraine into the World» riflette sulle conseguenze dei conflitti contemporanei attraverso la produzione artistica ucraina, mentre «Gaza - No Words - See the Exhibit» porta a Venezia una riflessione diretta sulla rappresentazione della crisi e sul ruolo dell’arte di fronte alla violenza e alla memoria. Accanto a questi, interventi come «Shifting Waters ERES Foundation», «The Spirits of Maritime Crossing 2026» e «Ronald Ventura: Luna» ampliano il campo verso ecologia, migrazione e trasformazioni ambientali, mentre progetti come «Radio GAMeC – Pedagogy of Hope» e «Official. Unofficial. Belarus.» mettono in discussione i modelli educativi e politici della contemporaneità artistica. Chiude il programma una serie di ricerche ibride come «Song E Yoon: Songs Across Time» e «Aghrab Idrāk: Thresholds of Perception» che enfatizzano il carattere sperimentale e interdisciplinare della Biennale.

Nicoletta Biglietti, 05 maggio 2026 | © Riproduzione riservata

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