«Lapidazione di san Paolo» (1660-65 ca), di Luca Giordano, Pedrengo (Bg), Chiesa parrocchiale di Sant’Evasio Vescovo e Martire

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«Lapidazione di san Paolo» (1660-65 ca), di Luca Giordano, Pedrengo (Bg), Chiesa parrocchiale di Sant’Evasio Vescovo e Martire

Bergamo innamorata dei napoletani

Nacquero da Luca Giordano (con la mediazione dei veneziani) i singolari rapporti, poco noti ma fondamentali, tra la città orobica e il Viceregno di Napoli testimoniati dai capolavori del ’600 napoletano ora esposti

La direzione di Martina Bagnoli s’inaugura, all’Accademia Carrara, con la mostra «Napoli a Bergamo. Uno sguardo sul ’600 nella collezione De Vito e in città», curata da Elena Fumagalli, Università di Modena e Reggio Emilia, con Nadia Bastogi, Fondazione De Vito, che presenta, dal 23 aprile al primo settembre, una quarantina di esempi della pittura del ’600 napoletano. Inedito, poco noto e molto stimolante, anche sul versante della storia economica, il tema scelto: quello del rapporto intessuto, nel corso del ’600, da Bergamo con il Viceregno di Napoli (dove fioriva allora una scuola pittorica di prima grandezza) per il tramite di Venezia

La scintilla da cui scaturisce questo progetto fu innescata, nell’ultimo quarto del secolo, dalla potente Congregazione della Misericordia Maggiore-Mia di Bergamo, cui era affidata la basilica civica di Santa Maria Maggiore (uno scrigno di tesori), ed è per questa ragione che il nucleo della mostra riguarda proprio quello scorcio di secolo, quando i membri della Mia, attraverso l’intermediazione del mercante veneziano Simone Giogalli, ottennero da Luca Giordano (Napoli 1634-1705; pittore allora ricercatissimo a Venezia) il dipinto del «Passaggio del Mar Rosso», che giunse in città nel 1682, suscitando l’entusiasmo dei committenti: «Stando al racconto del biografo Bernardo De Dominici, spiega Elena Fumagalli, quando sbarcò a Venezia l’opera suscitò una tale impressione che i veneziani avrebbero voluto trattenerla. Quanto ai membri della Mia, che in precedenza, preoccupati per la fama di “Luca fa presto”, avevano inviato a più riprese nella bottega di Giordano un mercante bergamasco residente a Napoli per verificare che il maestro non affidasse l’opera agli aiuti e che la realizzasse con il dovuto impegno, dopo il “Passaggio del Mar Rosso” gli chiesero insistentemente altri dipinti per la loro chiesa. Il pittore prese tempo per una decina d’anni finché, nel 1692, fu chiamato alla corte del re di Spagna. Giogalli propose allora alla Mia un allievo di Luca, Nicola Malinconico (Napoli, 1663-1726), che giunse a Bergamo nel 1693 e in una decina di mesi realizzò 14 tele per il soffitto della navata centrale di Santa Maria Maggiore e altre due poste sotto agli organi. In seguito Nicola fu chiamato anche dai Canonici del Duomo, che gli commissionarono il “Martirio di sant’Alessandro”, grandioso dipinto tuttora al centro dell’abside maggiore. Di lui sono presenti opere inedite o poco note nell’ultima sala». 

La parte della mostra che riguarda la seconda metà del secolo è formata, infatti, da opere di Bergamo e del suo territorio. «La collaborazione con la Diocesi e con i parroci è stata straordinaria, commenta la curatrice. È possibile vedere insieme i quattro magnifici dipinti di Luca Giordano, già in collezione Contarini e oggi nella parrocchiale di sant’Evasio a Pedrengo, accanto a un’inedita opera giovanile della Carrara». Come recita il titolo della mostra, lo sguardo si allarga all’intero secolo, grazie al prestito di una ventina di tele della prima metà del ’600 da parte della Fondazione Giuseppe e Margaret De Vito (diretta da Nadia Bastogi), della cui collezione, dedicata al ’600 napoletano, si possono ammirare opere di Battistello Caracciolo (1578-1635), Massimo Stanzione (1585-1656), Jusepe de Ribera (1591-1652), Bernardo Cavallino (1616-56), Mattia Preti (1613-99) e altri. 

Il progetto ha stimolato nuove ricerche che, oltre a evidenziare il peso avuto dai mercanti bergamaschi e veneziani nell’intrecciare rapporti anche artistici con il Viceregno di Napoli, hanno portato alla luce numerosi documenti inediti riguardanti Giordano, Malinconico e il poco noto Pietro Mango (non presente in mostra). Nel catalogo (Skira) nutrite appendici documentarie accompagnano i saggi, offrendo uno sguardo aggiornato sul capitolo finora poco approfondito dei rapporti artistici tra Bergamo e Napoli.

Martina Bagnoli. Foto Mario Rota

Ada Masoero, 19 aprile 2024 | © Riproduzione riservata

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