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Gianfranco Ferroni
Leggi i suoi articoliA Milano, alla Triennale, è attesa la mostra intitolata «E nel futuro…», che riunirà Giacomo Balla (Torino 1871-Roma 1958), Fernando Jacopozzi (Firenze 1877-Parigi 1932) e Alex Braga (Novara, 1976). Dal 6 al 22 febbraio nel capoluogo lombardo sarà possibile attraversare, partendo dalle date di nascita, cinquanta lustri di arte italiana, come anticipa a «Il Giornale dell’Arte» il curatore Gabriele Simongini: «Dopo aver curato la mostra “Il Tempo del Futurismo” tenutasi alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma dal 2 dicembre 2024 al 27 aprile 2025 e premiata da quasi 170mila visitatori, continua il mio lavoro che sviluppa le intuizioni del movimento marinettiano in senso contemporaneo». Si tratta di «una installazione a più voci che attualizza l’eredità futurista sotto il segno della Musa dell’Innovazione e della genialità italiana. Balla, Jacopozzi e Braga sono “maghi della luce”, intesa come mezzo fondamentale per relazionarsi col mondo e come soglia di trasformazione. Del resto, i futuristi e Balla in primis si definivano come i “Signori della Luce” mentre Alex Braga è idealmente il futurista di oggi che ci propone una dark room interattiva e immersiva e che ha reinventato, anche con l’ausilio dell’AI, una famosa scenografia di Balla e lo strepitoso percorso di Fernando Jacopozzi, decoratore e geniale inventore». La partenza, riferisce Simongini, vanterà «un grande schermo in cui Braga ha animato e completamente reinventato la rivoluzionaria scenografia di Balla per lo spettacolo “Feu d’artifice” (fuoco d’artificio), messo in scena al Teatro Costanzi di Roma il 30 aprile 1917, sulle note di Igor Stravinskij e con la regia di Sergej Djagilev. Nel secondo schermo, invece, viene rievocata creativamente l’incredibile avventura di Fernando Jacopozzi, definito da Marinetti un autentico futurista, l’italiano che trasformò Parigi nella Ville Lumière, illuminando per primo con migliaia di lampadine elettriche la Tour Eiffel, l’Opera, gli Champs-Elysées, l’Arco di Trionfo, oggi incredibilmente dimenticato nel nostro Paese».
Infine, l’installazione interattiva e immersiva di Braga «intitolata “Automatic Impermanence”: ognuno, muovendosi, sarà atomizzato in nuvole di punti luminosi e smaterializzato magicamente in suoni e luce vibrante, venendo trasportato in un viaggio metaforico dentro sé stesso, dentro la scintillazione che splende in ognuno di noi. Così il percorso verso la conoscenza di sé conduce ad un’illuminazione che è metaforica e reale ad un tempo». Simongini sottolinea una delle storie più affascinanti della genialità di Jacopozzi, che trovò durante la Prima guerra mondiale un committente eccezionale: «L’allora presidente del Consiglio francese, Georges Clemenceau, gli affidò un incarico delicatissimo, “ricostruire” con le sue lampadine la stazione ferroviaria della Gare de l’Est nella campagna fuori Parigi, tra le località di Villepinte e Seyran, per ingannare i tedeschi che, con i dirigibili Zeppelin e i plurimotori Gotha, di notte sganciavano le bombe sulle luci della città. Il progetto doveva simulare i binari ferroviari e il movimento dei treni, strade, fabbriche. I giornali dell’epoca descrissero la genialità dell’idea, ovvero una minuziosa riproduzione del quartiere parigino a circa 12 km dalla città, ma l’armistizio arrivò prima che fosse conclusa».