«Clown Fish» (2024) di Eddie Martinez

Cortesia dell’artista

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«Clown Fish» (2024) di Eddie Martinez

Cortesia dell’artista

BIENNALE ARTE 2024 | Padiglioni nazionali in città

Nomadismo e senso di appartenenza: da San Marino all’Uganda

Proseguendo il tour cittadino per esposizioni che rappresentano artisticamente i Paesi privi di uno spazio fisso ai Giardini e all’Arsenale, a Castello, il più esteso tra i sestieri di Venezia, ci si imbatte in un fabbricato dal sapore postindustriale, oggi chiamato La Fucina del Futuro. Qui ha preso casa il Padiglione della Repubblica di San Marino che in occasione della Biennale ospita la personale «Nomader» di Eddie Martinez. L’artista newyorkese (1977) noto soprattutto per i suoi dipinti su larga scala dalle tonalità squillanti, ricchi di forme grafiche e linee, presenta 9 composizioni pittoriche che esprimono appieno il suo stile «combinato», felice mix tra pittura e disegno.

Guardare i grandi quadri allestiti tra i due luminosi spazi è un piacere per gli occhi e per chi vuole cogliere, tra le tracce di colore e i ricchi strati materici, elementi figurativi mutuati dell’esperienza personale dell’artista. L’infanzia itinerante ha segnato la sua memoria di immagini che ciclicamente tornano ad affacciarsi nelle sue opere. Martinez, infatti, si è spostato con la famiglia da una regione all’altra degli States e ha raccolto, registrato, come fosse una pellicola sensibile, paesaggi, esperienze, storie.

«Borderlord» (2024) di Eddie Martinez. Cortesia dell’artista

Disegnare è stato per lui un modo per appuntare e allo stesso modo legarsi a una pratica che gli ha dato conforto. Come scrive Alison M. Gingeras, curatrice della mostra, «l’artista ha permesso al suo lavoro di migrare formalmente e concettualmente dall’eredità del disegno automatico e dall’astrazione praticata dal gruppo CoBrA alla sua peculiare interpretazione della figurazione fumettistica post-Philip Guston, nonché alla sua insolita rivisitazione di vari generi classici dell’arte come le nature morte e la ritrattistica». Una linea fluida e delicata segna innumerevoli carte in mostra su un grande tavolo da lavoro nella prima sala, efficace messinscena atta a riprodurre lo studio dell’artista. Sul grande piano d’appoggio spiccano anche piccole plastiche, frutto di una ricerca di materiali di recupero a cui Martinez ha restituito una seconda vita grazie a originali accostamenti e ricche mani di colore.

Dal nomadismo di Martinez si passa all’assoluto senso di appartenenza e attaccamento al proprio Paese degli artisti presentati nel Padiglione dell’Uganda. Il percorso collettivo, «Wan Acel | Tuli Bamu | Turibamwe | We Are One», nel medesimo sestiere, Castello, presso Bragora Gallery è un’immersione nel migliore artigianato locale. Artisan Weavers’ Collective, Sana Gateja, Taga Nuwagaba, Xenson Ssenkaba e Jose Hendo, Odur Ronald hanno il merito di aver portato le loro creazioni realizzate con corteccia d’albero, carta e colori naturali all’attenzione di un pubblico internazionale.

Un arazzo realizzato da Sanaa Gateja in mostra nel Padiglione dell’Uganda

Gli arazzi di carta realizzati da Sanaa Gateja sfidano i lavori dei più rinomati artisti che oggi si esprimono attraverso questa antica forma di arte tessile. Ogni piccolo brandello di giornale arrotolato tra le dita ha acquistato una sua identità elementare e che diventa parte di una intricata composizione dall’iconografia visibilmente tradizionale. Intrecciati tra loro e poi dipinti, i piccoli grovigli cartacei formano grandi composizioni corpose, materiche e dall’inedito vitalismo.

Le vesti realizzate da Jose Hendo sono sculture affascinati che ammiccano a una certa moda d’avanguardia. L’artista sfidando l’obsolescenza della moda e la cultura dell’«usa e getta», realizza abiti, pezzi unici, con tessuti ecologici. Forte senso identitario e consapevolezza delle proprie radici condiscono un percorso che è una boccata d’aria fresca, sincera dimostrazione di «diversità» all’interno di un sistema artistico sempre più omologato e «globalizzato».

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Un abito realizzato da Jose Hendo in mostra nel Padiglione dell’Uganda

Monica Trigona, 19 aprile 2024 | © Riproduzione riservata

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