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Tracey Emin, «I never asked to Fall in Love-You made me Feel like this», 2018

© Tracey Emin

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Tracey Emin, «I never asked to Fall in Love-You made me Feel like this», 2018

© Tracey Emin

Alla Tate Modern la mostra più importante della carriera di Tracey Emin

Un’imponente retrospettiva dell’artista inglese, incentrata sul corpo, la malattia e la sessualità, andrà in scena a Londra con 90 opere tra lavori storici e nuovi

Elena Franzoia

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Quando, nel marzo 2025, Tracey Emin si presentò alla conferenza stampa fiorentina convocata a Palazzo Strozzi di Firenze in occasione della sua mostra «Sex and Solitude», due elementi sorpresero: l’apparente lontananza da qualsiasi divismo e la disarmante franchezza. Dame Tracey (che nel 2024 ha ricevuto per meriti artistici dalla Corona inglese questa onorificenza, non nobiliare) parla con sconcertante semplicità dei drammatici travagli che il suo corpo ha vissuto, in una difficile biografia che motiva temi e linguaggi della sua quarantennale carriera. Un percorso che trova ora un’ulteriore consacrazione, nel Regno Unito, con l’imponente retrospettiva «Tracey Emin: A Second Life», dal 27 febbraio al 31 agosto alla Tate Modern, curata dell’ex direttrice del museo Maria Balshaw e da Alvin Li. «La mia più grande emozione è sempre stata quella di lavorare a stretto contatto con gli artisti, ed è quindi giusto che la mostra di Tracey Emin sia il mio ultimo progetto alla Tate», ha dichiarato Balshaw nel comunicato stampa che annunciava la sua partenza. Le 90 opere esposte, scelte e allestite in collaborazione con l’artista, provengono, oltre che dalla Tate, dal British Museum e dalla National Portrait Gallery di Londra, dallo Yale Center for British Art (Connecticut), dalla National Gallery of Australia (Canberra) e dal SFMoMA. Dopo Londra, la mostra si trasferirà al Louisiana Museum of Modern Art di Humlebæk in Danimarca (7 ottobre ’26-28 febbraio ’27), all’Ho-am Museum of Art in Corea e alla National Gallery of Victoria in Australia. Ne abbiamo parlato con Alvin Li.

In che cosa è consistito esattamente il contributo dell’artista?
Tracey Emin è stata profondamente coinvolta nella strutturazione della mostra. È stata lei a concepire il titolo «A Second Life», conferendo con naturalezza una struttura narrativa a una mostra che vede come punto di svolta cruciale la diagnosi di cancro, i trattamenti di chirurgia e cura e la successiva guarigione. La mostra si basa in gran parte su «Emin che parla di Emin», vista dalla prospettiva attuale.

Perché l’artista la considera la mostra più importante della sua carriera?
Perché si tiene alla Tate Modern, a Londra, la città che l’ha vista diventare l’artista che è oggi. Sono passati 15 anni dalla sua ultima mostra personale istituzionale in città. Dopo la malattia, Emin ritiene di vivere quella che lei stessa definisce la sua «seconda vita» e di trovarsi nel luogo migliore in cui sia mai stata. Questo potrebbe anche spiegare perché tiene così tanto a questa mostra, che le offre un’occasione straordinaria per riflettere sul suo incredibile percorso di vita.

Com’è strutturato il progetto espositivo e quali sono le opere più significative?
La mostra abbraccia l’intera carriera dell’artista, con opere che vanno dalla fine degli anni ’80 a lavori nuovi. Esteso su parecchie sale, il progetto dedica ampio spazio al lavoro di Emin incentrato sul corpo, la malattia e la sessualità. La mostra è strutturata attorno al percorso di vita di Tracey espresso attraverso la creazione artistica e presenta una struttura vagamente cronologica, pur adottando un approccio tematico nella distribuzione delle opere. Tra i punti salienti figurano una sala incentrata sul rapporto di Tracey con la sua città natale, Margate, e la sua storia familiare (tra cui le finora poco indagate origini turco-cipriote del padre), alcune opere chiave della fine degli anni ’90 e dei primi anni 2000 sull’aborto e soprattutto il celebre «My Bed», in dialogo inedito con lavori più recenti. In mostra anche nuove opere come la scultura in bronzo «I Will Not Be Alone» e la serie fotografica «Stoma Photographs». 

Acclamata dalla critica, come viene percepita Tracey Emin dal pubblico del Regno Unito?
Come artista, Tracey Emin è ampiamente ammirata dal pubblico britannico. È palpabile anche un crescente interesse verso il suo ruolo pionieristico nel condurre l’attenzione su problemi comuni a molte donne, come gli abusi sessuali e l’aborto. Tracey attinge alle sue esperienze personali, esplorando sentimenti forti e temi delicati che creano emozioni e reazioni potenti nei visitatori. Il suo approccio privo di pregiudizi su temi come l’aborto, la violenza e la salute sessuale non è mai stato così importante come oggi. Abbiamo perciò riservato uno spazio tranquillo alla fine della mostra a coloro che desiderano fermarsi a riflettere.

Tracey Emin, «I followed you to the end», 2024. © Tracey Emin

Elena Franzoia, 19 febbraio 2026 | © Riproduzione riservata

Alla Tate Modern la mostra più importante della carriera di Tracey Emin | Elena Franzoia

Alla Tate Modern la mostra più importante della carriera di Tracey Emin | Elena Franzoia