«Fiasco di vino, ortaggi e volatili morti» (XVIII secolo) di Giovanni Rivalta

Cortesia Collezione Bper Banca, Modena

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«Fiasco di vino, ortaggi e volatili morti» (XVIII secolo) di Giovanni Rivalta

Cortesia Collezione Bper Banca, Modena

Alla Galleria Bper un Seicento e Settecento da gourmet

Ventisei nature morte perpetuano piaceri senza tempo nella sede modenese della collezione bancaria

Oggetti di ferma, così erano chiamate le prime nature morte rappresentate dai pittori fiamminghi del XVI secolo per accompagnare le raffigurazioni degli interni domestici. Fu solo nel secolo successivo che, sempre a quelle latitudini, la natura morta iniziò ad affermarsi come genere autonomo, grazie anche alla crescente committenza della nuova classe borghese composta in larga misura da mercanti e imprenditori. Fu proprio la diffusione delle scene di mercato a dare il via anche nel nostro Paese alla rappresentazione delle merci, in particolare tra i pittori lombardi e bolognesi. Se già nei mosaici e negli affreschi antichi, cibi e banchetti potevano essere utilizzati come elementi di sfondo e decorativi, la prima natura morta in Italia è identificata dagli studiosi con la «Canestra di frutta» (1597-1600) del Caravaggio, oggi conservato nella Pinacoteca Ambrosiana di Milano. 

A ripercorrere la storia e l’evoluzione di questo genere nell’area dell’Emilia-Romagna tra XVII e XVIII secolo è la mostra «L’incanto del vero. Frammenti di quotidiano nella natura morta tra Sei e Settecento», curata da Lucia Peruzzi per La Galleria Bper Banca a Modena, dove sarà visibile (gratuitamente) fino al 30 giugno. Quindici dipinti della collezione più undici provenienti da collezioni pubbliche e private corredati da ricette, menù e libri delle case padane dell’epoca, oggi conservati nell’Archivio di Stato di Modena e nell’Archivio privato Rangoni Machiavelli. Fiori, cibo, vasellame e ceramiche, mense frugali e prelibatezze aristocratiche restituiscono sia il valore estetico di un genere che conoscerà nei secoli successivi larga diffusione e grande successo (anche economico), sia le abitudini alimentari delle tavole d’altri tempi. «Opere e documenti archivistici sono combinati in un dialogo innovativo che li completa e aggiunge valore alla volontà di La Galleria Bper di stimolare una riflessione critica sul nostro rapporto con gli alimenti, e in senso più ampio con la natura, sulla nostra responsabilità nei confronti dell’ambiente e delle risorse naturali, promuovendo un dialogo intertemporale che possa connettersi alle molte sfide attuali legate all’alimentazione e al contrasto dello spreco alimentare», spiega Sabrina Bianchi, responsabile del Patrimonio Culturale di Bper Banca. Aprono il percorso «La Madonna della rosa» di Michele Desubleo (1650 ca), dove la rosa è il simbolo della purezza della Vergine e la passiflora quello della passione di Cristo, e «La Terra dona a Nettuno i bulbi di tulipano» di Giovanni Andrea Sirani (1635), una scena a sfondo mitologico per suggellare il trionfale successo della floricoltura, con un particolare omaggio al tulipano, originario della Turchia, importato dall’Olanda. 

Un vero tripudio di fiori è raffigurato poi nella «Ghirlanda di fiori con ritratto di fanciulla» (metà XVII secolo) di Johannes Hermans, dove la rigogliosa e piena fioritura, nelle tonalità del rosa, del rosso e del bianco, fa da eco e cornice al delicato, fresco e transitorio stato della fanciullezza, una vera e propria moda raffigurativa dell’epoca. Altrove invece troviamo tavole riccamente imbandite con animali esotici e specialità costosissime, gli oggetti più svariati scanditi in sofisticate composizioni prospetticamente complesse dove gli oggetti diventano attori di articolate messe in scena simboliche e allegoriche che ricordano, in alcuni casi, la fugacità della vita. Tra gli esempi in mostra la «Natura morta con spartito, violino, brocca di peltro, alzata con bicchieri, piatto con anguria e dolci, ciotola di porcellana cinese e uva» (XVII-XVIII secolo) di Cristoforo Munari. Da segnalare la presenza della «Natura morta con figure» (prima metà del XVII secolo) di Adriaen van Utrecht, ricca e opulenta composizione barocca che ricorda le origini della natura morta e la ricchezza di Anversa. Non mancano le rappresentazioni afferenti al mondo rustico, come il «Contadino che suona il liuto (Allegoria dei cinque sensi)» (XVI secolo) di Bartolomeo Passerotti, dove la resa realistica di un volto segnato da smorfie e da solchi, la povertà della tavola e i possenti muscoli delle braccia ricordano, infine, la durezza e la semplicità della vita nei campi. 

Jenny Dogliani, 21 giugno 2024 | © Riproduzione riservata

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