Image

Verifica le date inserite: la data di inizio deve precedere quella di fine

Selma Selman, «Letters to Omer», 2023

Courtesy l’artista

Image

Selma Selman, «Letters to Omer», 2023

Courtesy l’artista

Alla GaMeC di Bergamo Selma Selman e la memoria che non si cancella

La mostra «1000 Tears» riunisce opere grafiche, dipinti su metallo, lettere e video in cui l’artista bosniaca di origine rom rielabora le memorie della guerra e le storie della propria famiglia

Ada Masoero

Giornalista e critico d’arte Leggi i suoi articoli

Prosegue, alla GAMeC di Bergamo, il programma annuale «Pedagogia della Speranza», ideato e guidato dal direttore, Lorenzo Giusti, dopo un processo di coprogettazione che ha coinvolto il Dipartimento Educativo della GAMeC, guidato da Sara Tonelli con Rachele Bellini, e il team curatoriale formato da Sara Fumagalli, Valentina Gervasoni e Irene Guandalini. Protagonista di questa nuova tappa è Selma Selman, artista di etnia rom nata nel 1991 a Bihać, in Bosnia-Erzegovina, e cresciuta dunque negli anni angosciosi della guerra (1992-95) che scoppiò dopo la dissoluzione della Jugoslavia: esperienze e ricordi intollerabili che hanno drammaticamente modellato il suo immaginario. Non a caso la scintilla della ricerca presentata in questa, che è la sua prima mostra istituzionale in Italia, è una fotografia di lei bambina con alcuni membri della sua famiglia: persone che lei ha poi interrogato, facendosi narrare come il tempo avesse modificato (o no) memorie e vissuti, relazioni e identità personali e collettive. 

Nucleo della sua ricerca sono infatti i sistemi di potere e le modalità attraverso cui essi plasmano valori, visibilità, memoria e senso di appartenenza. Da queste riflessioni Selman ha tratto le opere grafiche inedite che ora figurano in mostra, in cui più ancora che i volti emergono le mani, «alcune delle quali si stringono reciprocamente in segno di affetto o stringono i corpi, mentre altre coprono, proteggono, guidano e altre ancora impugnano un Kalashnikov». Insieme, al centro di questa mostra che s’intitola significativamente «Selma Selman, 1000 Tears» e che è visibile nello Spazio Zero della GAMeC dal primo ottobre al 24 gennaio 2027, c’è un nuovo estratto, presentato in loop, di «Crossing the Blue Bridge» (2024), un film in cui rievoca una vicenda drammatica vissuta nel 1994 dai lei bambina, mentre in un breve cessate il fuoco attraversava con la madre e la sorellina il ponte di Bihać, la sua città (il Blue Bridge del titolo): qui la madre, impersonata da lei a distanza di oltre trent’anni, cerca di proteggere lo sguardo della sorellina dall’orrore dei cadaveri che lo costellavano, mentre procede a fatica con le provviste appena acquistate e il vento le spinge i capelli sul volto, impedendole di vedere la strada: angoscia che si aggiunge all’angoscia. Il suo viso resta sempre nascosto ma nascosto non è lo smarrimento, mai più cancellato, vissuto dalla donna e dalle sue bambine. 

Vedere e occultare (una forma di rimozione, un’evidente difesa messa in atto dal suo inconscio per salvarla dai traumi intollerabili da lei subiti) sono i due poli del lavoro di Selma Selman, anche nei dipinti su metallo, un supporto con cui evoca la tradizionale attività della sua famiglia, impegnata nel recupero e commercio di rottami metallici. Rottami anch’essi segnati, proprio come gli umani, dai colpi della vita. In mostra sono anche le «Letters to Omer», interlocutore immaginario cui Selma Selman scrive dal 2021, confidandogli desideri, paure, pensieri sul futuro: 140 di esse, commentate nella postfazione dallo scrittore Aleksandar Hemon, sono ora raccolte nel libro d’artista «Dear Omer», edito da GAMeC e pubblicato da Cura in occasione della mostra «1000 Tears».      

Le storie di famiglia, per lo più al femminile, e le vicende storiche dei rom diventano nel suo lavoro lo strumento «per opporsi ai processi di cancellazione e produrre narrazioni alternative», negando gli stereotipi e le rappresentazioni mutile o distorte di cui la sua etnia è stata lungamente oggetto. Come opporvisi? Anche con l’impegno messo in atto sin dal 2017 dall’artista con il suo progetto «Get the Heck to School», destinato a favorire la scolarizzazione delle ragazze rom della sua città, per fornire loro gli strumenti per una vera emancipazione e autodeterminazione.

Uno still dal film «Crossing the Blue Bridge», 2024, di Selma Selman. Courtesy dell’artista

Ada Masoero, 30 settembre 2026 | © Riproduzione riservata

Ada Masoero

Giornalista e critico d’arte Leggi i suoi articoli

Alla GaMeC di Bergamo Selma Selman e la memoria che non si cancella | Ada Masoero

Alla GaMeC di Bergamo Selma Selman e la memoria che non si cancella | Ada Masoero