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Il ministro Giuli ammira l’Ecce homo di Antonello da Messina

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Il ministro Giuli ammira l’Ecce homo di Antonello da Messina

All’Aquila sono in esposizione tre grandi maestri del rinascimento italiano

Raffaello, Pontormo e Antonello da Messina vengono riuniti al Museo Nazionale dell’Abruzzo per una mostra che esplora la storia e gli artisti autoctoni in relazione alle produzioni più famose del periodo

Jenny Dogliani

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Misura circa 20x15 cm, poco più di una cartolina, eppure, dentro quella piccola superficie, Antonello da Messina concentra un’intera rivoluzione dello sguardo. Nessuna folla intorno, nessun paesaggio, nessuna distanza: Cristo è portato davanti allo spettatore con la stessa presenza psicologica dei ritratti che resero celebre il pittore siciliano. La luce scivola sulla pelle, costruisce i volumi, registra ogni minima variazione dell’incarnato. L’Ecce Homo, acquisito dallo Stato italiano per 14,9 milioni di dollari all’asta da Sotheby’s a New York lo scorso febbraio, è arrivato nelle collezioni del MuNDA Museo Nazionale d’Abruzzo, scortato dal Ministro Alessandro Giuli. Il suo ingresso, oltre a rappresentare l’acquisizione di un nome fondamentale del Rinascimento italiano, apre un confronto tra la storia artistica dell’Abruzzo e quella rete di artisti, corti e committenze che nel Quattrocento attraversava la penisola. 

Dopo l’acquisizione, le indagini dell’Istituto Centrale per il Restauro hanno studiato materiali, tecnica pittorica e vicende conservative dell’opera,accompagnandone l’ingresso definitivo nelle sale del museo. L’Ecce Homo giunto all’Aquila è una tavola dipinta su entrambi ilati: sul verso compare un San Girolamo penitente, immerso in un paesaggio roccioso, assorto nel silenzio della preghiera e della meditazione. Da una parte, dunque, l’intensità del volto e delcorpo sofferente, dall’altra il rapporto tra la figura umana e lo spazio naturale. Il racconto del Rinascimento al MuNDA prosegue, fino al 27 settembre, con «La Visitazione all’Aquila. Raffaello e Pontormo», la mostra curata da Tom Henry e Federica Zalabra che porta nelle sale del Castello cinquecentescoil confronto tra due opere nate a pochi anni di distanza ma appartenenti a due momenti diversi della storia dell’arte italiana, grazie alla collaborazione con Museo del Prado, Ambasciata di Spagna e Diocesi di Pistoia. Al centro c’è uno degli incontri più intimi del racconto evangelico: la visita di Maria, che porta ingrembo Cristo, alla cugina Elisabetta, futura madre di Giovanni Battista. L’abbraccio tra le due donne simboleggia il momento del riconoscimento, dell’attesa e del destino che le lega. E tra le mani di Raffaello e Pontormo, diventa il terreno per misurare due diverse idee di pittura. Nella Visitazione di Raffaello il racconto evangelico trova l’equilibrio della piena stagione rinascimentale: le figure occupano lo spazio con naturalezza, i gesti sono misurati, l’emozione passa attraverso armonia e controllo. Pochi anni più tardi, nel Pontormo i colori diventano irreali, i corpi sembrano sospesi, gli sguardi e i movimenti cercano ordine ma anche intensità emotiva. Il Manierismo incrina gli equilibri della grande stagione rinascimentale, liberando emozioni,instabilità e nuove inquietudini interiori.

Le collezioni del MuNDA attraversano la lunga storia culturale dell’Abruzzo, raccontando un territorio modellato da natura,vie di comunicazione, centri religiosi e committenze artistiche. Dallo scheletro monumentale dell’Elephas meridionalis,rinvenuto nel 1954 nella conca aquilana, eco di un ambiente preistorico popolato da grandi mammiferi estinti, il percorso arriva alle testimonianze delle popolazioni italiche e della romanizzazione, fino al grande patrimonio medievale e rinascimentale. Madonne lignee, croci dipinte, affreschi e oreficeriera ccontano opere nate per chiese e monasteri dell’Appennino, dove arte e vita collettiva erano strettamente legate. Trai capolavori spicca il Trittico di Beffi, vertice del gotico intenazionale in Italia centrale, mentre il Rinascimento aquilano prende forma con artisti come Saturnino Gatti e Francesco da Montereale, capaci di introdurre nuove ricerche su spazio, figura e monumentalità. Il Seicento apre invece il dialogo con Napoli e il Barocco meridionale attraverso opere di Ribera, Mattia Preti, Cavallino, Vaccaro e Stanzione, completando ilracconto di un territorio che nei secoli ha accolto e trasformato linguaggi artistici diversi.

Jenny Dogliani, 26 luglio 2026 | © Riproduzione riservata

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