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Una veduta della mostra «La mode du 18e siècle» al Palais Galliera di Parigi

@PalaisGalliera-ParisMusées, Nicolas Borel

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Una veduta della mostra «La mode du 18e siècle» al Palais Galliera di Parigi

@PalaisGalliera-ParisMusées, Nicolas Borel

Al Palais Galliera la moda del Settecento, un secolo «rifugio» fino all’estetica queer

Il Musée de la Mode de Paris esplora il confine tra il ’700 reale e quello immaginato, inclusa la riappropriazione nostalgica della moda del XVIII, che le maison continuano a rinnovare

Luana De Micco

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È un corsetto minuto, quasi infantile nelle proporzioni, disarmante nella sua fragilità: l’indumento, esposto in una vetrina del Palais Galliera-Musée de la Mode de Paris, sarebbe appartenuto a una giovane Maria Antonietta, secondo la documentazione conservata insieme ai registri della mercante di moda Madame Eloffe, che ebbe la futura regina come cliente. Poco lontano, in un’altra teca, un altro oggetto richiama l’attenzione: una scarpa di pelle marrone, una sola scarpa, modello detto alla Saint-Huberty, minuta anch’essa e anch’essa attribuita alla regina, quella che la leggenda vuole perduta nel cammino verso il patibolo. Che sia vero o appartenga a un mito, poco importa. La mostra «La mode du XVIIIe siècle. Un héritage fantasmé» (fino al 12 luglio) esplora proprio questo confine: tra il Settecento reale e il Settecento immaginato, tra la storia e il desiderio di reinventarla. «Il Settecento è un secolo che ci è diventato estremamente familiare. La sua mediatizzazione, attraverso il cinema, la tv, la moda, la stampa, ha contribuito a fissare immagini entrate stabilmente nella cultura popolare. I “codici” del Settecento, tra cui i fiori, e in particolare la rosa, il merletto, i fiocchi e i nastri, i toni pastello, le acconciature stravaganti, alimentano un linguaggio visivo diventato immediatamente riconoscibile», spiega la curatrice, Pascale Gorguet Ballesteros, responsabile delle collezioni di abiti del Settecento e Ottocento del museo parigino della moda. 

Non è probabilmente un caso se proprio in queste settimane Parigi sembra attraversata da un improvviso salto nel passato, con tre mostre quasi simultanee dedicate proprio a questa epoca: «Une journée au XVIIIe siècle, chronique d’un hôtel particulier» al Musée des Arts Décoratifs (fino al 5 luglio) e «Révéler le féminin. Mode et apparences au XVIIIe siècle» al Musée Cognacq-Jay (dal 25 marzo al 20 settembre), oltre naturalmente a quella del Galliera. Secondo Pascale Gorguet Ballesteros, «rivendicando la sua frivolezza, la sua leggerezza di vivere, il Settecento svolge un ruolo catartico: è per questo che spesso ritorna nei momenti storici più inquieti». Un secolo «rifugio», insomma, quando il presente si fa incerto. Nel percorso espositivo del Palais Galliera, le prime sale mostrano come nel secolo dei Lumi, prima degli sconvolgimenti della Rivoluzione, l’abito femminile abbia vissuto una profonda rivoluzione estetica: dalle forme strutturali più rigide «a triangolo» dei primi decenni si passa progressivamente a una silhouette più naturale, con busti stretti ma linee meno geometriche. I tessuti si alleggeriscono, i colori si attenuano, mentre il lusso si concentra sempre di più nei dettagli. Il Galliera espone alcuni abiti «à la française» della sua collezione, con gli ampi panier laterali, la gonna aperta sul davanti a scoprire il sottogonna e i ricchi motivi floreali, messi a confronto con abiti «à l’anglaise», «à la piemontaise» o ancora «alla polonaise». 

Qui è il dettaglio a segnare davvero la differenza, e uno più degli altri: il «pannello» di tessuto posteriore che dalle spalle scendeva fino a terra che la storia della moda ha poi battezzato «pieghe Watteau», in onore di Antoine Watteau (1684-1721), pittore delle fêtes galantes. Questo elemento è stato più volte reinterpretato, fino a scomparire nei modelli «à l’anglaise». Da qui prende avvio quella che la mostra definisce una sorta di «riappropriazione nostalgica» della moda del Settecento: un processo che le maison rinnovano ancora e ancora, fino ad oggi. L’Ottocento si nutre generosamente dell’universo visivo del secolo precedente: «Il Secolo delle Macchine reinterpreta la propria visione della moda del XVIII secolo, condensandola in un’eleganza e una seduzione tipicamente femminili, indissolubilmente legate a forme morbide, tonalità delicate e fiori alla Pompadour». Nel ’900, le «robes de style» degli anni Venti, con le loro gonne volutamente sproporzionate, sono quasi un omaggio ai panier indossati delle aristocratiche. Più tardi Christian Dior recupera il Settecento nella teatralità del volume, Givenchy lo alleggerisce in abiti dalla raffinata eleganza, mentre Vivienne Westwood lo riutilizza come gesto apertamente ribelle. Quando il Settecento si emancipa definitivamente dalla storia, diventa puro repertorio di libertà e i corsetti si trasformano in armature esibite. «Le case di moda danno vita a un’eleganza quasi utopica, in cui il ricordo della moda del secolo dei Lumi alimenta e legittima l’audacia creativa». Al termine del percorso il visitatore entra nell’appariscente estetica del queer. Le forme aristocratiche diventano terreno di performance e metamorfosi. Una «sintesi» dei codici settecenteschi appare nel ritratto di Paloma (vero nome Hugo Bardin), vincitrice nel 2022 del reality tv «Drag Race France», con un look ispirato a Tamara de Lempicka e Otto Dix. Ma è soprattutto il volto di Ethan Mundt, alias Utica Queen, nello scatto del 2021 tutto cipria e rosa shocking scelto del fotografo statunitense Eric Magnussen, a incarnare il senso della mostra: la rosa di Utica è un «riferimento esplicito alle rose che Maria Antonietta tiene nel suo ritratti. Un’immagine semplificata e spettacolare che, osserva il Galliera, trasforma così la moda dei Lumi in utopia».

Una veduta della mostra «La mode du 18e siècle» al Palais Galliera di Parigi. @PalaisGalliera-ParisMusées, Nicolas Borel

Una veduta della mostra «La mode du 18e siècle» al Palais Galliera di Parigi. @PalaisGalliera-ParisMusées, Nicolas Borel

Luana De Micco, 21 marzo 2026 | © Riproduzione riservata

Al Palais Galliera la moda del Settecento, un secolo «rifugio» fino all’estetica queer | Luana De Micco

Al Palais Galliera la moda del Settecento, un secolo «rifugio» fino all’estetica queer | Luana De Micco