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Emanuele Becheri, «Solitudine», 2024

Courtesy l’artista e Museo Ettore Fico

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Emanuele Becheri, «Solitudine», 2024

Courtesy l’artista e Museo Ettore Fico

Al Mef Becheri e Rossi tra gesto e visione

Il museo torinese dedica due personali parallele, intessendo un dialogo ideale tra la scultura e la pittura, tra il movimento e il silenzio, tra il corpo e la luce

Jenny Dogliani

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Due artisti lontani per generazione, formazione e linguaggio, accomunati da una tensione comune: quella verso l’opera come luogo del pensiero e traccia di un processo, più che come forma compiuta. Fino al 21 dicembre, il Mef-Museo Ettore Fico dedica due personali parallele a Emanuele Becheri e Rosanna Rossi, intessendo un dialogo ideale tra la scultura e la pittura, tra il gesto e il silenzio, tra il corpo e la luce. 

Nel percorso «Sculture», Emanuele Becheri (Prato, 1973) presenta una selezione di opere recenti in terracotta e materiali misti, esito di una ricerca che attraversa musica, fotografia, video e disegno per approdare a una plasticità istintiva e sensuale. Le sue figure (cavalli, corpi doppi, frammenti) sembrano emergere da uno stato di metamorfosi: superfici dipinte e «impolverate» da pigmenti terrosi, forme che oscillano tra l’arcaico e il barocco, tra l’abbozzo e il non finito. L’artista mette lo spettatore davanti al paradosso della forma che si disfa, invitando a interrogarsi sulla soglia tra creazione e rovina. Come nei suoi autoritratti su carta, il segno si fa corpo e il corpo segno, in una sospensione che unisce archeologia e immaginario, intimità e memoria. 

Parallelamente, la mostra «L’opera pittorica» di Rosanna Rossi (Cagliari, 1937) riattraversa oltre sessant’anni di ricerca pittorica dell’artista. Figura appartata ma centrale nell’arte italiana del secondo dopoguerra, Rossi ha attraversato la figurazione espressionista, l’astrazione lirica e la pittura analitica, fino alle sperimentazioni materiche e installative degli ultimi decenni. Il focus è concentrato sugli ultimi quarant’anni, privilegiando le grandi tele astratte in cui segno, colore e ritmo diventano struttura mentale e pulsazione emotiva. In opere come «Senza titolo» (1972) realizzata con pennarello su tela e appartenete alla collezione Mef, la trama del segno si dilata in una vibrazione luminosa dove il colore, ridotto all’essenziale, diventa struttura. Il gesto è misurato, ma non freddo: ogni linea nasce dall’equilibrio tra controllo e spontaneità. 

Accostate, le due ricerche delineano una mappa della sensibilità contemporanea: Becheri esplora la materia come memoria viva del corpo, Rossi la superficie come spazio interiore della visione. Due ricerche distanti ma complementari, che riportano l’arte al suo nucleo essenziale: la relazione continua tra il gesto che costruisce e lo sguardo che comprende.

Mef-Museo Ettore Fico, via Francesco Cigna, To, gio-ven 14.30-19, sab-dom 11-19, tel. 011/852510, museofico.it, «Emanuele Becheri. Sculture» e «Rosanna Rossi. L’opera pittorica» fino al 21 dicembre

Jenny Dogliani, 28 ottobre 2025 | © Riproduzione riservata

Al Mef Becheri e Rossi tra gesto e visione | Jenny Dogliani

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