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Flavia Foradini
Leggi i suoi articoliPer la mostra primaverile 2026, dal 24 marzo al 6 settembre il Kunsthistoriches Museum di Vienna ha deciso di guardare all’Italia del Settecento e in particolare a Giovanni Antonio Canal e Bernardo Bellotto. Il curatore Mateusz Mayer ci spiega le motivazioni di questa scelta: «Innanzitutto l’ultima nostra mostra monografica su Bernardo Bellotto risale a vent’anni fa. Inoltre, benché Giovanni Antonio Canal e Bernardo Bellotto siano annoverati fra i massimi vedutisti del XVIII secolo, in area germanica vengono generalmente presentati separatamente ma entrambi con il nome semplificante di “Canaletto”, la qual cosa è spesso disorientante per il pubblico, perché si tratta di due diversi pittori, zio e nipote, che lavorarono sotto il medesimo nome. Nella nostra mostra noi distinguiamo chiaramente i due artisti».
«Canaletto & Bellotto», forte di 57 opere, di cui 32 dipinti, affiancate da disegni, stampe e strumenti scientifici, provenienti sia dal Khm sia da prestiti internazionali, muove le mosse da Venezia e illumina poi il soggiorno inglese di Canaletto e i luoghi di attività di Bellotto a Dresda e a Vienna. Perché questa scelta?
Il nostro intento non è una presentazione completa della produzione dei due pittori, bensì un’indagine sul genere delle vedute. Ciò che si tende spesso a fare è percepire le vedute, per esempio di città, come immagini quasi fotografiche della realtà, laddove si tratta invece di creazioni accuratamente costruite. Le opere che abbiamo selezionato le contestualizziamo nell’ambito del progresso scientifico del tempo, proponendole non come documenti oggettivi, bensì come volute, organizzate raffigurazioni di città, determinate da decisioni artistiche, da situazioni sociopolitiche e dalle aspettative del committente. E con questo approccio è la prima volta che Canaletto e Bellotto vengono presentati in Austria.
Che rilievo particolare ebbero Canaletto e Bellotto nel loro tempo?
Va detto che i due agirono in un’epoca che aveva sviluppato un forte interesse per le scienze ottiche. Del resto era l’epoca di Isaac Newton. Entrambi i pittori fecero uso di strumenti ottici come la camera oscura, che consentiva un’elevata precisione topografica. Tuttavia nessuno dei due intendeva il proprio lavoro come una riproduzione puramente meccanica. Usarono al contrario strumenti ottici come punto di partenza per intervenire volutamente nella prospettiva, nelle proporzioni e nella composizione. Canaletto si caratterizzò per un linguaggio visivo chiaro e luminoso e per il suo approccio scenografico, non dimentichiamo che suo padre era pittore di scenografie teatrali : anche se sia Venezia sia Londra presentavano problemi sociali, le sue vedute mettono in scena la città come spazio armonioso e chiaramente leggibile, caratterizzato da ordine, ritmo e nitore visivo. Bellotto imparò dallo zio ma sviluppò presto un proprio linguaggio visivo, più orientato ai contrasti, a toni più scuri e al rigore architettonico. Le sue vedute cittadine reagivano con maggiore sensibilità ad aspetti politici e sociali dello spazio urbano e orientano lo sguardo a potere, rappresentazione e strutture organizzative.
Qual è la loro rilevanza oggi?
Si tratta di due artisti le cui carriere rispecchiano un’Europa segnata dall’instabilità, dalla guerra e dall’incertezza. Le loro vedute mostrano come le città vengano interpretate, idealizzate e caricate di significato politico, fatti che se raffrontati agli attuali dibattiti sul ruolo dei mezzi visivi, sullo sviluppo urbano e sulla memoria culturale, sono particolarmente rilevanti. Le loro opere hanno inoltre influenzato la nostra idea delle città europee del Settecento, né va dimenticato che dopo le distruzioni della Seconda guerra mondiale, molte delle loro vedute vennero utilizzate come riferimento per la ricostruzione, per esempio a Dresda o Varsavia.
Quali sono le opere di maggior rilievo della mostra?
Certamente tre opere mai esposte in Austria prima d’ora: di Giovanni Antonio Canal «Venezia: il Bacino di san Marco da San Giorgio Maggiore» (1735-44), in prestito dalla Wallace Collection, «Londra: il Tamigi nel giorno del Lord Mayor» (1748 ca) dalla Collezione Lobkowicz e «L’Abbazia di Westminster con una processione dell’Ordine del Bagno» (1749), di proprietà del Dean and Chapter di Westminster. Anche i nostri dipinti di Canaletto sono stati restaurati per l’occasione e consentono sguardi sulla tematizzazione di Venezia e Londra. Nella nostra collezione abbiamo inoltre praticamente tutte le vedute di Vienna e dei castelli limitrofi realizzate da Bellotto, e le abbiamo integrate con dipinti dalle collezioni principesche del Liechtenstein.
«Vienna vista dal Belvedere», 1759-60, di Bernardo Bellotto