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La mostra valdostana ripercorrerà oltre settant’anni di ricerca del fotografo bolognese, dagli esordi degli anni Cinquanta fino alle sperimentazioni più recenti
- Gaspare Melchiorri
- 12 agosto 2026
- 00’minuti di lettura
Nino Migliori, «Il tuffatore», 1951
© Fondazione Nino Migliori ETS
Al Centro Saint-Benin i 100 anni di Nino Migliori in 160 scatti
La mostra valdostana ripercorrerà oltre settant’anni di ricerca del fotografo bolognese, dagli esordi degli anni Cinquanta fino alle sperimentazioni più recenti
- Gaspare Melchiorri
- 12 agosto 2026
- 00’minuti di lettura
Gaspare Melchiorri
Leggi i suoi articoliIn occasione del centesimo compleanno di Nino Migliori (nato a Bologna il 29 settembre 1926), il Centro Saint-Bénin di Aosta ospiterà, dal 10 ottobre al 7 marzo, «La dialettica del reale», una mostra dedicata a uno dei protagonisti più originali della fotografia italiana del Novecento. Curata da Mauro Zanchi e organizzata dall’Assessorato Istruzione, Cultura e Politiche identitarie della Regione autonoma Valle d’Aosta, l’esposizione riunirà 160 immagini e ripercorrerà oltre settant’anni di ricerca, dagli esordi degli anni Cinquanta fino alle sperimentazioni più recenti.
Il nucleo centrale della mostra illustra la stagione neorealista, tra il 1950 e il 1959, quando Migliori attraversa un’Italia segnata dalla povertà, ma anche dalla ricostruzione e dalle profonde trasformazioni sociali. Le sue fotografie raccontano persone, luoghi e situazioni quotidiane, senza fermarsi alla semplice documentazione. Nelle serie «Gente dell’Emilia», «Gente del Sud», «Gente del Nord» e «Gente del Delta», il reportage diventa uno strumento per interrogarsi sulla condizione umana, sulla memoria e sul cambiamento.
Si tratta di uno degli aspetti più interessanti della ricerca di Migliori: la capacità di partire dalla realtà per andare oltre a ciò che l’immagine mostra. Una prospettiva che permette di rileggere anche il Neorealismo, non più soltanto come testimonianza di un’epoca, ma come terreno di sperimentazione.
Migliori comincia a fotografare nel 1948. Fin dagli inizi alterna attenzione per la realtà e ricerca sui materiali e sui processi, sviluppando cicli come «Ossidazioni», «Pirogrammi», «Cellogrammi», «Lucigrammi» e «Idrogrammi». Nel corso dei decenni continua a mettere in discussione i confini della fotografia, fino alle elaborazioni digitali di «Trasfigurazioni», al «Caleidoscopio per ritratti» e alla serie «Lumen», realizzata a lume di candela.
Nel 1982 fonda Abrecal-Gruppo di Ricerca Percezione Globale, mentre nel 2018 la Maison Européenne de la Photographie di Parigi gli dedica un’importante personale. «La dialettica del reale» conferma così la straordinaria attualità di un autore capace, nell’arco di un secolo, di osservare il mondo e nello stesso tempo di reinventare il modo di fotografarlo.