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La Casa Museo Jorn ospita le ceramiche dell’artista veronese, nate dall’esplorazione delle Grotte di Toirano e attivate attraverso banchetti performativi
- Alessia De Michelis
- 22 maggio 2026
- 00’minuti di lettura
Luca Trevisani
Ad Albissola Luca Trevisani mette in discussione l’idea stessa di scultura
La Casa Museo Jorn ospita le ceramiche dell’artista veronese, nate dall’esplorazione delle Grotte di Toirano e attivate attraverso banchetti performativi
- Alessia De Michelis
- 22 maggio 2026
- 00’minuti di lettura
Alessia De Michelis
Leggi i suoi articoliAlla Casa Museo Jorn, il pensiero di Asger Jorn torna a intrecciarsi con la materia viva della ceramica attraverso «Kotykeye», la mostra di Luca Trevisani (Verona, 1979) aperta dal 30 maggio al 25 agosto. Il progetto approda ad Albissola (Sv) dopo un percorso internazionale che ha toccato il Frac Corsica, l’Académie Internationale de la Céramique, il Museo Nazionale d’Arte Moderna e il Palazzo Ducale, prima dell’ingresso delle opere nella collezione del Museo Madre-Fondazione Donnaregina per le arti contemporanee.
Fulcro della mostra è una serie di sculture in grès nate dall’esplorazione delle Grotte di Toirano, in cui tracce umane e animali convivono da millenni. Trevisani ha interpretato quelle impronte come testimonianze di un’antica alleanza tra specie, traducendole in forme porose e tattili che incorporano residui organici e alimentari. Le opere evocano così processi di sedimentazione, ritualità e trasformazione reciproca tra umano e animale.
Il titolo dell’esposizione, invece, rimanda a un episodio della missione cristiana in Antartide: impossibilitati a evocare l’«Agnello di Dio» in un territorio privo di agnelli, alcuni missionari identificarono nello sguardo del cucciolo di foca un simbolo universale di innocenza. Da qui nasce una riflessione sullo sguardo animale come dispositivo spirituale e culturale capace di oltrepassare confini biologici e simbolici.
Le sculture, realizzate con il ceramista Danilo Trogu del laboratorio locale La Casa dell’Arte, sono state attivate attraverso banchetti performativi in cui il cibo, modellato e servito sulle superfici ceramiche, trasformava il gesto conviviale in esperienza sensoriale. In questo slittamento tra utensile e presenza, corpo e oggetto, Trevisani mette in discussione l’idea stessa di scultura, aprendo una riflessione sulla domesticazione come spazio ambiguo di affetto, controllo e reciprocità.
Curato e prodotto da Blu-Breeding and Learning Unit, il progetto è vincitore della tredicesima edizione dell’Italian Council promosso dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura.