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Alessia De Michelis
Leggi i suoi articoliAlle Gallerie d’Italia-Napoli prende forma una riflessione che attraversa i secoli e interroga la persistenza delle immagini nella cultura visiva occidentale.
Protagonista di questa indagine è Alexi Worth (New York, 1968), pittore e critico d’arte noto per una pratica che mette in tensione figurazione e astrazione. Le sue opere, essenziali e calibrate, restituiscono oggetti comuni (bicchieri, mani, porte) in visioni enigmatiche, in cui la precisione tecnica si accompagna a una dimensione contemplativa. Realizzate con aerografo e caratterizzate da una palette ridotta, dominata dal nero e da tonalità terracotta, le tele indagano il rapporto fra immagine e supporto, fra presenza e dissolvenza.
Questa ricerca trova un contrappunto nella ceramica antica: quattro crateri della Collezione Caputi, selezionati dallo storico dell’arte Richard Neer, evocano il tema del simposio greco, momento centrale della vita sociale e culturale. Nell’allestimento, i vasi occupano lo spazio centrale delle sale, mentre le nove tele di Worth, alla sua prima esposizione in Italia, si dispongono lungo le pareti come partecipanti silenziosi a un banchetto contemporaneo.
Il dialogo visivo si costruisce su affinità formali e simboliche: la limitazione cromatica, l’ambiguità tra figura e sfondo, la tensione tra narrazione e superficie. Worth rilegge il rituale del bere insieme attraverso un «simposio per due», concentrandosi su dettagli minimi come il gesto delle mani, la distanza fra volto e bicchiere, che si caricano di implicazioni psicologiche.
Intitolata «Vortici. Alexi Worth in dialogo con la ceramica antica» e curata da Silvia Gaspardo Moro con Richard Neer, la mostra, in programma dal 3 aprile al 5 luglio, invita a riflettere sulla continuità di un immaginario che, dall’VIII secolo a.C. a oggi, continua a interrogare la relazione tra rito, rappresentazione e esperienza condivisa.