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Anastasia Samoylova, «Cranes, Lisbon, Portugal», 2026

© Anastasia Samoylova

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Anastasia Samoylova, «Cranes, Lisbon, Portugal», 2026

© Anastasia Samoylova

A Torino Anastasia Samoylova racconta i porti d’Europa come paesaggi di trasformazione

Genova, Venezia, Rotterdam, Marsiglia, Lisbona, Atene e Istanbul sono le città scelte dall’artista per portare alle Gallerie d’Italia un’indagine sui luoghi dove si intrecciano dinamiche economiche, migrazioni, cambiamenti climatici e stratificazioni storiche

Alessia De Michelis

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Sette città portuali, sospese tra memoria e contemporaneità, diventano il fulcro di un’indagine fotografica sulle contraddizioni del presente. Dal 22 ottobre al 7 febbraio 2027, le Gallerie d’Italia-Torino ospitano «Anastasia Samoylova. Harbor», mostra a cura di Emanuela Mazzonis di Pralafera che segna il debutto espositivo dell’artista russo-americana in Italia, attraverso un progetto realizzato su committenza originale di Intesa Sanpaolo.

Nata a Mosca nel 1984 e residente negli Stati Uniti dal 2008, Anastasia Samoylova ha fatto del paesaggio contemporaneo il campo di una ricerca che attraversa trasformazioni urbane, crisi climatica e proliferazione delle immagini. Da «FloodZone», dedicato alla vulnerabilità ambientale della Florida, a «Floridas» e «Image Cities», comprime lo spazio nell’inquadratura, sovrapponendo primi piani e sfondi, riflessi e velature, zone nitide e fuori fuoco, forme intere e altre tagliate dai bordi. Lo sguardo è così costretto a ricostruire le relazioni tra i diversi livelli dell’immagine, perdendo una profondità immediatamente riconoscibile.

Per il progetto «Harbor» le città di Genova, Venezia, Rotterdam, Marsiglia, Lisbona, Atene e Istanbul sono state scelte come luoghi per esplorare il porto come spazio di transito e trasformazione, dove si intrecciano dinamiche economiche, migrazioni, cambiamenti climatici e stratificazioni storiche. «La fotografia è un medium che comprime tempo e spazio in un’unica cornice», afferma Samoylova, sintetizzando il principio alla base di una ricerca che osserva questi territori come organismi complessi, attraversati da tensioni e contrasti.

Il progetto dialoga con l’eredità di Germaine Krull (1897-1985), pioniera di una fotografia moderna e anticonvenzionale, e di Luigi Ghirri (1943-92), innovatore del linguaggio fotografico. Nel solco della tradizione documentaria, Samoylova costruisce immagini rigorose sul piano concettuale e insieme poetiche, capaci di sottrarsi alla fruizione rapida per sollecitare uno sguardo più lento e consapevole. Le sue fotografie restituiscono così la complessità di microcosmi in cui ricchezza e povertà, inclusione ed esclusione, passato e futuro convivono in un equilibrio instabile.

Ad accompagnare la mostra sarà un catalogo bilingue, italiano e inglese, edito da Allemandi, insieme a un programma di incontri e approfondimenti nell’ambito di #INSIDE, in calendario il mercoledì. Il primo appuntamento è il 21 ottobre alle ore 19: l’artista dialogherà con la curatrice per raccontare la genesi e lo sviluppo di «Harbor». Le sue immagini si rivelano come spazi complessi, in cui dettagli, livelli visivi e connessioni inattese costruiscono narrazioni aperte, invitando lo spettatore a esplorarle con uno sguardo lento e attento. A seguire, è previsto un firmacopie del libro fotografico della mostra.

Anastasia Samoylova, «Paint Stripping, Zwijndrecht, Netherlands», 2025. © Anastasia Samoylova

Anastasia Samoylova, «Loading Dock, Haydarpaşa Port, Istanbul, Turkey», 2026. © Anastasia Samoylova

Alessia De Michelis, 21 ottobre 2026 | © Riproduzione riservata

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