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Boyd Fortin, tredicenne scuoiatore di serpenti a sonagli, Sweetwater, Texas, 10 marzo 1979 (particolare)

Foto Richard Avedon. © The Richard Avedon Foundation

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Boyd Fortin, tredicenne scuoiatore di serpenti a sonagli, Sweetwater, Texas, 10 marzo 1979 (particolare)

Foto Richard Avedon. © The Richard Avedon Foundation

A Roma 110 fotografie di Richard Avedon ci trasportano nel West americano

Palazzo delle Esposizioni racconta come «per cinque anni, soprattutto nei mesi primaverili ed estivi, Avedon attraversò ventuno Stati, fermandosi nelle aree di sosta per camionisti, nei mercati del bestiame, nelle fiere, nei mattatoi, nei rodei, negli accampamenti minerari e nei giacimenti petroliferi»

Gianfranco Ferroni

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«Nonsolomoda»: il titolo della storica trasmissione di Mediaset, curata da Fabrizio Pasquero, riesce anche a spiegare la voglia di Richard Avedon (1923-2004) di ritrarre gli ultimi, e non solo le top model, i personaggi «glamour». Il Palazzo delle Esposizioni di Roma presenta, dal 9 ottobre e fino al 31 gennaio 2027, con «Richard Avedon. In the American West, 1979-1984», una mostra che si caratterizza come un manifesto politico, con una serie di scatti che consegnano all’immortalità anche coloro che nella vita di tutti i giorni sono dei perfetti sconosciuti. Una sorta di «livella», per citare una notissima poesia di Totò, che non aspetta la morte ma si compie durante la vita, grazie a un obiettivo d’autore: cinque anni di ritratti, attraversando il West degli Stati Uniti, che evidenziano la varietà della popolazione che è presente sul suolo americano. 

La mostra, a cura di Clément Chéroux, direttore della Fondation Henri Cartier-Bresson, porta in Italia per la prima volta l’intera serie di 110 fotografie nelle sale 9, 10, 11 e 12 del palazzo di via Nazionale. Le fotografie esposte sono le stampe utilizzate da Avedon per la pubblicazione di un libro edito da Harry N. Abrams nel 1985. Come viene sottolineato dagli organizzatori, «quando Avedon iniziò a lavorare a “In the American West”, alla fine degli anni Settanta, era già noto per le fotografie di moda realizzate per riviste come “Harper’s Bazaar” e “Vogue”, autore di celebri ritratti di artisti e personalità pubbliche e protagonista di importanti mostre nei principali musei americani, tra queste una retrospettiva allo Smithsonian Institution di Washington nel 1962 e una mostra personale al Metropolitan Museum of Art di New York nel 1978. La genesi del progetto risale al 1978, quando Avedon, durante un periodo di convalescenza in Montana, fotografò Wilbur Powell, caposquadra di un ranch. Il ritratto, pubblicato su “Newsweek”, attirò l’attenzione di Mitchell A. Wilder, direttore dell’Amon Carter Museum, che propose al fotografo di sviluppare una serie dedicata al West. Il lavoro sul campo iniziò nel marzo 1979 e si concluse nell’ottobre 1984: per cinque anni, soprattutto nei mesi primaverili ed estivi, Avedon attraversò ventuno Stati, fermandosi nelle aree di sosta per camionisti, nei mercati del bestiame, nelle fiere, nei mattatoi, nei rodei, negli accampamenti minerari e nei giacimenti petroliferi». E «nel corso dei suoi viaggi Avedon fotografò più di mille persone, donne e uomini: minatori, contadini, operai, camionisti, lavoratori, disoccupati, incontrati nei luoghi più diversi del West americano. Tutte persone lontane dai circuiti della celebrità e della rappresentazione pubblica, che il fotografo volle portare al centro dell’immagine e che descrisse come la forza nascosta del Paese. La serie prende forma in un momento di profonde trasformazioni negli Stati Uniti. Dopo la crisi petrolifera della fine degli anni Settanta, il Paese attraversava una fase di recessione e deindustrializzazione che colpiva in particolare il mondo del lavoro. In questo contesto Avedon rivolse lo sguardo verso una realtà distante dall’immagine di prosperità e successo che la cultura popolare americana proponeva in quegli stessi anni». Il «contesto» non esiste più, c’è solamente l’essere umano, il suo volto, il corpo, gli abiti, i gesti e le espressioni. «Un ritratto non è una riproduzione fedele, ha scritto Avedon, non esiste inesattezza: tutte le foto sono esatte, ma nessuna è la verità». Tra le fotografie più note della mostra figura il ritratto di Ronald Fischer, l’apicoltore con il volto e il corpo ricoperti da uno sciame di api. La mostra, presentata alla Fondation Henri Cartier-Bresson di Parigi (2025) e alla Fundación Mapfre di Madrid (2026), si inserisce nel programma di Azienda Speciale Palaexpo (che ha come presidente un fotografo, Marco Delogu) dedicato alla presentazione al pubblico italiano dei protagonisti della cultura visiva internazionale.

Ronald Fischer, apicoltore, Davis, California, 9 maggio 1981. Foto Richard Avedon. © The Richard Avedon Foundation

Gianfranco Ferroni, 08 ottobre 2026 | © Riproduzione riservata

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