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Attraverso riferimenti ai fenomeni naturali l’artista americana costruisce un universo in continua metamorfosi, proponendo una lettura critica della memoria collettiva, degli stereotipi e dei meccanismi di cancellazione che attraversano la storia recente
- Alessia De Michelis
- 10 febbraio 2026
- 00’minuti di lettura
Lorna Simpson, «Woman On Snowball»
A Punta della Dogana Lorna Simposon mette in crisi l’idea stessa di rappresentazione
Attraverso riferimenti ai fenomeni naturali l’artista americana costruisce un universo in continua metamorfosi, proponendo una lettura critica della memoria collettiva, degli stereotipi e dei meccanismi di cancellazione che attraversano la storia recente
- Alessia De Michelis
- 10 febbraio 2026
- 00’minuti di lettura
Alessia De Michelis
Leggi i suoi articoliA Punta della Dogana, dal 29 marzo al 22 novembre Lorna Simpson costruisce un territorio visivo attraversato da memorie instabili, apparizioni e slittamenti di senso. «Third Person» si sviluppa come una narrazione frammentata, in cui pittura, collage e installazione aprono zone d’incertezza ai margini del visibile, mettendo in crisi l’idea stessa di rappresentazione.
Il percorso espositivo, concepito dalla direttrice generale della Pinault Collection Emma Lavigne in stretto dialogo con l’artista, è pensato specificamente per gli spazi veneziani di Tadao Ando e articola la mostra in tre nuclei principali. Si apre con composizioni abitate da figure enigmatiche e tensioni politiche che evocano sollevamenti, repressioni e ambienti inospitali, percorsi da forze diffuse. Segue una serie di paesaggi artici, ricostruiti a partire da archivi di spedizioni, immersi in gamme di blu notturni e grigi ghiacciati, dove lo spazio sembra sospeso e poroso agli elementi. Infine, nel Cube, una galleria di ritratti e figure femminili monumentali interroga la complessità delle identità e l’ambiguità dello sguardo che le definisce.
La mostra, realizzata in collaborazione con il Metropolitan Museum of Art di New York, offre per la prima volta in Europa, attraverso una cinquantina di opere, un’ampia rassegna dedicata a oltre un decennio della pratica pittorica dell’artista, affiancata da collage, sculture, installazioni e un film. Rivelatasi negli anni Ottanta per il suo contributo alla fotografia concettuale, Lorna Simpson (Stati Uniti, 1960) ha trovato nella pittura, a partire dalla metà degli anni 2010, un campo di sperimentazione capace di approfondire temi centrali della sua ricerca: l’erosione e la ricomparsa della memoria, le falle della rappresentazione e l’instabilità dei racconti. Un ruolo chiave è svolto dal collage, presente in mostra con un’installazione di quaranta lavori che funzionano come «source notes», appunti visivi tratti da un vasto archivio di immagini.
Attraverso riferimenti ai fenomeni naturali (acqua, ghiaccio, fuoco, polvere, nuvole) Simpson costruisce un universo in continua metamorfosi, proponendo una lettura critica della memoria collettiva, degli stereotipi e dei meccanismi di cancellazione che attraversano la storia recente. «Third Person» si afferma così come un’indagine potente sulla fragilità delle immagini e sulla complessità del vedere.