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Daisuke Fukunaga, «01 -Untitled», 2026.

Courtesy l'artista, Tomio Koyama Gallery and Crèvecœur, Parigi.

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Daisuke Fukunaga, «01 -Untitled», 2026.

Courtesy l'artista, Tomio Koyama Gallery and Crèvecœur, Parigi.

A Parigi si muovono i silenzi della vita quotidiana di Daisuke Fukunaga

Alla sua prima personale presso Crèvecœur, l’artista giapponese trasforma pause, attese e gesti ordinari in dipinti che riflettono sul rapporto tra lavoro, percezione e vita quotidiana

Pasquale Ruocco

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Un'attesa alla fermata, una pausa durante il lavoro, un gesto ripetuto senza attenzione. Sono momenti delle giornate che scompaiono senza lasciare traccia. Quegli spazi marginali, ai quali spesso non diamo attenzione, diventano fulcro della ricerca di Daisuke Fukunaga, artista giapponese nato a Tokyo nel 1981, protagonista della sua prima mostra personale presso la galleria Crèvecœur di Parigi. Dal 17 ottobre al 28 novembre 2026, l'esposizione presenta un nuovo ciclo di dipinti dedicati alle temporalità silenziose della vita quotidiana. Fukunaga osserva quei momenti in cui l'azione rallenta e la percezione torna ad aprirsi verso ciò che normalmente rimane inosservato: un corpo fermo, una figura in attesa, un paesaggio attraversato distrattamente, il breve intervallo che separa due attività. La sua ricerca nasce da una domanda essenziale: che cosa accade allo sguardo quando il tempo viene continuamente frammentato? Le sue opere suggeriscono una risposta attraverso immagini costruite a partire dalla memoria e dagli schizzi raccolti dall'artista. La pittura diventa il luogo in cui esperienze ordinarie, trattenute nella percezione, acquistano una nuova durata.

È proprio questo spazio intermedio a interessare Fukunaga. Le sue tele raccontano situazioni quotidiane in cui il ritmo abituale sembra interrompersi: lavoratori durante una pausa, persone immerse nell'attesa, figure colte in un momento di sospensione. Il soggetto delle opere nasce spesso dal mondo del lavoro contemporaneo, osservato attraverso quei brevi intervalli in cui il gesto produttivo lascia spazio al riposo, alla riflessione o semplicemente alla presenza. In alcune delle nuove opere presentate in mostra compaiono lavoratori addormentati con ancora accese le lampade dei caschi, fasci di luce che attraversano l'oscurità e illuminano corpi momentaneamente sottratti all'attività. Sono immagini che concentrano l'attenzione sul rapporto tra il tempo della produzione e quello individuale, tra il ritmo imposto dalle necessità quotidiane e quei momenti in cui l'esperienza torna ad assumere una dimensione più intima.

A questa ricerca si collega il riferimento a Roland Barthes e al suo corso «Comment vivre ensemble», in cui il filosofo francese riflette sulla possibilità di preservare un proprio ritmo all'interno delle cadenze collettive. La pittura di Fukunaga si colloca proprio in questo margine: quello spazio in cui lo sguardo può rallentare e tornare a osservare ciò che la velocità della vita tende a lasciare sullo sfondo. Il suo lavoro richiama anche il pensiero di Martin Heidegger sul rapporto tra pensiero calcolante e pensiero meditativo. Nel testo «Discourse on Thinking», il filosofo tedesco descrive la necessità di una forma di attenzione capace di soffermarsi sulle cose. Nelle opere di Fukunaga questa riflessione trova una dimensione visiva: la pittura chiede tempo, invita a rimanere davanti all'immagine e a riconoscere valore a quei momenti apparentemente privi di evento.

La mostra da Crèvecœur conferma così una ricerca in cui la pittura diventa uno strumento per restituire profondità all'esperienza quotidiana. Attraverso scene semplici e familiari, Fukunaga costruisce immagini capaci di trattenere ciò che normalmente passa inosservato, trasformando una pausa, un'attesa o un gesto ordinario in un luogo di osservazione privilegiato.

Pasquale Ruocco, 05 agosto 2026 | © Riproduzione riservata

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