IL NUMERO DI FEBBRAIO 2026 in edicola
In allegato:
Il Giornale dell'Arte
IL NUMERO DI FEBBRAIO 2026 in edicola
In allegato:
Il Giornale dell'Economia
IL NUMERO DI FEBBRAIO 2026 in edicola
In allegato:
Il Giornale delle Mostre
IL NUMERO DI FEBBRAIO 2026 in edicola
In allegato:
Rapporto Annuale Case d'Asta
IL NUMERO DI FEBBRAIO 2026 in edicola
In allegato:
Vedere a Bologna
IL NUMERO DI FEBBRAIO 2026 in edicola
In allegato:
Il Giornale dell'Arte
IL NUMERO DI FEBBRAIO 2026 in edicola
In allegato:
Il Giornale dell'Economia
IL NUMERO DI FEBBRAIO 2026 in edicola
In allegato:
Il Giornale delle Mostre
IL NUMERO DI FEBBRAIO 2026 in edicola
In allegato:
Rapporto Annuale Case d'Asta
IL NUMERO DI FEBBRAIO 2026 in edicola
In allegato:
Vedere a BolognaVerifica le date inserite: la data di inizio deve precedere quella di fine
La Pinault Collection dedica all’artista keniota-britannico una mostra con oltre 150 opere che affrontano temi urgenti del presente
- Alessia De Michelis
- 09 febbraio 2026
- 00’minuti di lettura
Michael Armitage, «Dandora (Xala, Musicians)», 2022, Pinault Collection
© Michael Armitage. Foto: © White Cube (David Westwood)
A Palazzo Grassi Michael Armitage invita lo spettatore a sostare nell’ambiguità
La Pinault Collection dedica all’artista keniota-britannico una mostra con oltre 150 opere che affrontano temi urgenti del presente
- Alessia De Michelis
- 09 febbraio 2026
- 00’minuti di lettura
Alessia De Michelis
Leggi i suoi articoliA Palazzo Grassi, le immagini di Michael Armitage sembreranno emergere da uno spazio instabile, sospeso tra storia e visione. «The Promise of Change» (dal 29 marzo al 10 gennaio 2027), curata da Jean-Marie Gallais in collaborazione con Hans-Ulrich Obrist, Caroline Bourgeois e Michelle Mlati, si svilupperà come un attraversamento di paesaggi abitati, talvolta riconoscibili, talvolta allucinati, in cui l’occhio è costantemente messo alla prova, dove le scene si addensano, si offuscano, lasciano convivere più racconti e più orizzonti, invitando lo spettatore a sostare nell’ambiguità.
La mostra veneziana esplora progressivamente, in oltre 150 opere, questo territorio fluttuante in cui realtà e immaginazione si intrecciano. Le composizioni di Armitage, trattate con una pittura al tempo stesso violenta e delicata, affrontano temi urgenti del presente, dalle conseguenze delle guerre alla crisi migratoria, dagli abusi di potere all’instabilità politica, senza mai rinunciare a una dimensione lirica. L’artista rivendica una pittura che non elude la realtà, ma la assorbe, la trasforma e la restituisce come esperienza sensibile.
Nato in Kenya nel 1984 e attivo tra Africa orientale e Indonesia, Armitage attinge a una molteplicità di fonti: cronaca e letteratura, cinema e rituali locali, architetture coloniali e moderne, fino alla storia globale dell’arte. Personaggi della mitologia greca convivono con figure tratte dalla letteratura africana contemporanea o con individui anonimi, come nella serie dedicata alla migrazione, che racconta il viaggio, la traversata e la disillusione. Le influenze, dal regista senegalese Sembène Ousmane (1923-2007) allo scrittore keniota Ngũgĩ wa Thiong’o (1938-2025), da Francisco Goya (1746-1828) e Diego Velázquez (1599-1660) agli artisti modernisti africani, vengono condensate in un vocabolario pittorico personale e profondamente contemporaneo.
Elemento centrale della sua pratica è l’uso di un supporto non convenzionale: un tessuto ricavato dalla corteccia d’albero secondo tradizioni ugandesi e indonesiane. Le sue irregolarità incidono direttamente sulla composizione, mentre una pittura stratificata, applicata e raschiata più volte, genera superfici vibranti e sensuali. Una sezione dedicata al disegno rivela infine l’attenzione dell’artista per il dettaglio e la costruzione dell’immagine.