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Nello Spazio Morgagni un dialogo tra fotografia, grafica, film e libri dell’artista provenienti dalla Galleria Gió Marconi
- Alessia De Michelis
- 14 aprile 2026
- 00’minuti di lettura
Veduta di Spazio Morgagni a Milano
Courtesy William Purita e Spazio Morgagni, Milano
A Milano un percorso attraverso la pratica artistica di Man Ray
Nello Spazio Morgagni un dialogo tra fotografia, grafica, film e libri dell’artista provenienti dalla Galleria Gió Marconi
- Alessia De Michelis
- 14 aprile 2026
- 00’minuti di lettura
Alessia De Michelis
Leggi i suoi articoliNel cuore della Milan Design Week, Milano si conferma terreno di intersezione tra discipline, accogliendo anche progetti espositivi che rileggono le avanguardie storiche. È il caso di «Cœur à barbe», mostra dedicata a Man Ray e ospitata da Spazio Morgagni dal 20 al 30 aprile, a cura di Giorgia Aprosio.
L’esposizione si sviluppa come un attraversamento della pratica dell’artista, mettendo in dialogo fotografia, grafica, film e libri d’artista provenienti dalla Galleria Gió Marconi. Il percorso si apre già a partire dalla vetrina dello spazio (ex barbiere che conserva l’impianto originario anni Sessanta) in cui tre le opere agiscono come dichiarazione d’intenti: «Autoportrait avec moitié barbe», immagine ambigua e identitaria; «Cadeau», iconico ferro da stiro chiodato; e una selezione di litografie che anticipano la tensione tra ironia dadaista e immaginario surrealista.
All’interno, il cortometraggio «Le Retour à la raison» (1923), realizzato senza cinepresa attraverso la rayografia su invito di Tristan Tzara, introduce una riflessione sul gesto sperimentale come rottura del linguaggio. A questo nucleo si affianca una selezione dedicata alla figura femminile, tra cui immagini della serie «Mode au Congo» e materiali editoriali consultabili, che ampliano la lettura dell’opera in chiave iconografica e culturale.
Il titolo della mostra rimanda all’omonima rivista (1923), nata nello scenario conflittuale delle avanguardie parigine e culminata nella storica serata del Théâtre Michel, momento cruciale della frattura tra Dada e il gruppo surrealista guidato da André Breton. In questa sede, tale ambivalenza diventa chiave interpretativa: Man Ray emerge come figura liminale, capace di attraversare movimenti senza mai aderirvi completamente, mantenendo una posizione autonoma e fluida.