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Mimmo Paladino, «Dormienti»

Foto Lorenzo Palmieri

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Mimmo Paladino, «Dormienti»

Foto Lorenzo Palmieri

A Milano le figure dormienti in terracotta di Mimmo Paladino che iniziarono il loro sonno nel 1998

I visitatori di Palazzo Citterio-Grande Brera, accompagnati dalla musica di Brian Eno, attraversando la Sala Stirling incontreranno le 32 sculture rannicchiate nella penombra e una decina di coccodrilli

Ada Masoero

Giornalista e critico d’arte Leggi i suoi articoli

«La Sala Stirling è un’architettura di una solennità misteriosa, notturna, arcaica», ci dice Mimmo Paladino parlando della sua mostra, curata da Lorenzo Madaro, che dal 16 maggio al 26 luglio abita quello spazio ipogeo di Palazzo Citterio-Grande Brera a Milano progettato negli anni Ottanta del ’900 da James Stirling, chiamato dall’allora presidente degli Amici di Brera Ennio Brion, appena scomparso: pareti di nudo cemento, un pilastro centrale e nient’altro, quel luogo lancia una sfida severa agli artisti che vi si cimentano ma al tempo stesso, a chi di loro ha la forza, e il talento, per raccogliere la sfida, regala grandi potenzialità espressive.

Paladino è uno di loro e ha voluto ripresentare qui una delle sue opere più famose, quei «Dormienti» in terracotta che iniziarono il loro sonno nel 1998 in un luogo incantato come la «Fonte della Fate» di Poggibonsi (una fonte pubblica del secondo Duecento) e che l’anno successivo migrarono a Londra, negli spazi labirintici della Roundhouse, teatro e sala concerto in cui sono passati tutti i miti della musica pop, oltre al Living Theatre e a molti altri. «Fu in quell’occasione, ci spiega, che con Brian Eno decidemmo di fare un lavoro a quattro mani. Allora non era così consueto che un’opera scultorea fosse accompagnata da una sonorità, ma lui seppe creare una traccia che è diventata parte inscindibile dell’installazione e che dunque torna anche a Milano». Con essi ci sono anche i coccodrilli, che a Londra convergevano da strette gallerie verso lo spazio centrale in cui giacevano i «Dormienti», e che qui si muovono tra le figure umane addormentate in una configurazione totalmente differente: «Nel presentare le mie installazioni tengo sempre in gran conto lo spazio, precisa l’artista, e dunque ogni volta che li espongo, i miei lavori diventano altro».

In questo grande invaso trovano posto 32 figure in terracotta rannicchiate nella penombra e illuminate da una luce teatrale e una decina di rettili. I visitatori sono invitati ad attraversare lo spazio in un percorso quasi iniziatico, accompagnati dalle note di Brian Eno. Ma non si faccia l’errore, ci mette in guardia Paladino, dall’accostare queste figure ai calchi dei morti di Pompei: «No, queste figure dormono, non sono morte, e mi sono state suggerite dai disegni di Henry Moore dei londinesi che durante la guerra si rifugiavano di notte nella metropolitana per sfuggire alle bombe». Persone che sognano, dunque, probabilmente la pace. E nulla potrebbe essere, oggi, più attuale.   

Alle sculture, in una saletta, si aggiungono 15 suoi grandi disegni inediti del 1973, incunaboli della ricerca che avviò nel pieno della stagione del Concettualismo più rigido, dando vita a quel suo mondo figurativo atemporale, fondato su archetipi arcaici e su simboli ermetici che, dopo un’opera-manifesto come il dipinto «Silenzioso mi ritiro a dipingere un quadro» (1977), Paladino ha sviluppato nel corso del tempo, fino a oggi. La mostra, così come il libro che l’accompagna (Metilene Edizioni), sono stati realizzati da La Grande Brera in stretto rapporto con l’artista e il suo Archivio, dando opportunamente spazio, nel libro, anche agli altri suoi interventi ambientali.

Mimmo Paladino, «Dormienti». Foto Lorenzo Palmieri

Ada Masoero, 13 maggio 2026 | © Riproduzione riservata

A Milano le figure dormienti in terracotta di Mimmo Paladino che iniziarono il loro sonno nel 1998 | Ada Masoero

A Milano le figure dormienti in terracotta di Mimmo Paladino che iniziarono il loro sonno nel 1998 | Ada Masoero